Una visita che profuma di fraternità globale. Il 14 novembre, in occasione della Giornata mondiale dei poveri, la Caritas diocesana ha accolto don Carmelo Tito Caluag, direttore di Caritas Filippine, una delle realtà caritative più vaste del mondo. Una tappa faentina inserita in un viaggio più ampio che il sacerdote sta compiendo in diverse città dell’Emilia-Romagna per preparare un gemellaggio ufficiale tra le Caritas italiane e quella filippina: un percorso avviato lo scorso anno, quando una delegazione della nostra regione si era recata nel Sud-est asiatico per conoscere da vicino realtà locali segnate da grandi sfide sociali e ambientali. Accolto dal vescovo monsignor Mario Toso, dal direttore della Caritas diocesana don Emanuele Casadio, da Donatella Di Fiore della Fondazione Pro Solidarietate e da operatori e volontari, don Caluag ha visitato i principali servizi della Caritas faentina: il Centro d’ascolto, il centro diurno Tenda, i progetti per i giovani di Educazione alla mondialità.

Un gemellaggio che nasce dalla vulnerabilità ai cambiamenti climatici

La scintilla del gemellaggio nasce da una consapevolezza comune: la vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Nelle Filippine, racconta don Caluag, «ogni anno siamo colpiti da tifoni sempre più forti, che distruggono case, campi, comunità. Le persone più povere sono quelle che soffrono di più». Una situazione che, seppure in forma diversa, fa eco anche all’esperienza della Romagna, segnata dalle alluvioni. «Il cambiamento climatico è un collegamento tra noi – afferma il direttore filippino –. Papa Francesco ci ha insegnato, con la Laudato si’, che la cura del creato è parte della nostra fede. Nelle Filippine attorno all’enciclica è nato un vero movimento, sostenuto anche dalla Conferenza episcopale. Lavorare insieme, in stile sinodale, ci permetterà di affrontare meglio queste sfide globali». Per don Casadio, la visita è parte di un cammino già avviato. «Il nostro rapporto con Caritas Filippine sta crescendo. Don Carmelo è venuto a vedere da vicino ciò che facciamo nelle Caritas regionali: è stato a Bologna, Imola, Cesena, Forlì e Ravenna. Come noi, che eravamo stati da loro, ora loro ricambiano: si osservano i nostri servizi, si ascoltano i bisogni, si immaginano progetti comuni». Ma cosa significa concretamente “gemellaggio”? «Significa – spiega Casadio – individuare temi condivisi, come la Laudato si’, e costruire un progetto comune su quei contenuti. Potrebbe nascere un percorso educativo sull’ecologia e sull’economia circolare, rivolto ai giovani. E chissà, un giorno potremmo perfino attivare forme di servizio civile internazionale nelle Filippine. È un sogno, per ora. Ma sognare insieme è già un passo importante». Don Caluag ha mostrato grande interesse per la capacità organizzativa dei servizi faentini: «Il Centro d’ascolto mi ha molto colpito – spiega – perché permette di conoscere davvero la vita delle persone, capire i loro bisogni e rispondere con dignità». E aggiunge una definizione semplice e potente della missione Caritas. «Per me Caritas è compassione, è amore. Come dice papa Leone, la carità può cambiare la realtà». Le Filippine sono uno dei Paesi del mondo dove più forte è la fragilità economica. «La maggior parte della popolazione è povera – afferma don Carmelo – e abbiamo scarso accesso alle risorse. I tifoni ci colpiscono ogni anno. Chi paga il prezzo più alto? Ancora una volta, i più deboli». Il confronto con Faenza è inevitabile. «La situazione non è la stessa – riconosce –, ma anche voi avete vissuto eventi drammatici. Questo crea un terreno comune: sappiamo cosa significhi perdere la casa, la sicurezza, la serenità». Il problema, aggiunge, sono le big corporation locali e la corruzione diffusa. La speranza è che nella primavera 2026 una delegazione filippina torni a Faenza con giovani volontari, per dare avvio a un vero programma di collaborazione.

Samuele Marchi