Nel quartiere di San Rocco è stata di recente aperta una nuova sala slot a breve distanza dall’Istituto “Martiri di Cefalonia”.
L’area circostante comprende una scuola elementare, due nidi, una scuola media e un campo da calcio costantemente frequentato da bambini e adolescenti. L’attività della sala slot risulta formalmente autorizzata, dato che l’ingresso al locale è stato spostato dal fronte al retro per rispettare la normativa regionale che impone la distanza di almeno 500 metri dai luoghi sensibili. Di questa vicenda avevamo scritto anche su precedenti numeri de Il Piccolo. La vicinanza a un’area così viva e piena di giovani ha suscitato, da tempo, molte preoccupazioni nella comunità: genitori, parrocchia di San Marco e residenti avvertono il rischio di un aumento del degrado e dalla normalizzazione del gioco d’azzardo in un quartiere già segnato da un’area come il Parco Mita, nel quale spaccio ed episodi di cronaca avvengono alla luce del sole.

La nuova raccolta firme

«Di fronte a questa situazione, ho deciso di mettermi in gioco e impegnarmi per avviare una nuova raccolta firme, con l’obiettivo di chiedere al Comune misure di tutela che proteggano i ragazzi e garantiscano un esercizio responsabile dell’attività». A parlare è Mattia, un giovane residente della parrocchia di San Marco. La finalità della raccolta firme è chiara: non chiedere la chiusura della sala, in quanto di fatto impossibile, essendo rispettate tutte le condizioni legali, ma assicurare che la sua presenza avvenga nel pieno rispetto del bene comune e della sensibilità di un quartiere abitato da moltissime famiglie. «La mia iniziativa nasce dal confronto con genitori e parrocchiani, ed è animata da un principio molto semplice: quando è in gioco la crescita dei giovani, la comunità deve agire», commenta Mattia.
Nei mesi scorsi era già stata organizzata una raccolta firme da parte del Comitato dei Genitori, che aveva ottenuto quasi 500 adesioni. Un segnale forte, che però non è riuscito a modificare l’iter amministrativo, dal momento che la sala risultava formalmente in regola e non c’era modo di bloccarne l’apertura. La nuova raccolta firme guarda oltre al fatto avvenuto, per non far restare la comunità inerme. Propone ora la limitazione degli orari nelle fasce di ingresso/uscita scolastica, campagne di prevenzione nelle scuole finanziate dal gestore, un tavolo permanente Comune–Scuola–Asl per il monitoraggio costante degli effetti sociali nel quartiere. «Queste misure sono già in vigore in molte città italiane e non penalizzano il lavoro di nessuno – commenta Mattia -: rendono semplicemente l’ambiente sicuro per i giovani». Da qui una riflessione a più ampio raggio. «La dottrina sociale della Chiesa è chiara – conclude Mattia -: le attività economiche sono legittime, ma devono rispettare il bene comune, i più deboli e la dignità delle persone. In questo caso i più deboli sono i ragazzi, che ogni giorno passano davanti alla sala per andare a scuola, per allenarsi e per incontrarsi».