Evangelizzazione, catechesi e pastorale sociale. Tre parole che, prese insieme, restituiscono il cuore della missione cristiana e il messaggio al centro del libro Gioia e speranza (Ed. Delle Grazie) del vescovo monsignor Mario Toso. Il volume è stato presentato il 28 ottobre scorso nella rinnovata sala di comunità di Tredozio, in un incontro denso di riflessioni e partecipazione. A dialogare con l’autore – che ha introdotto l’evento – sono stati Riccardo Drei, Filippo Ranzi e Carlo Versari, moderati da Samuele Marchi, direttore de Il Piccolo. Una serata di confronto che ha messo in luce come la vita della Chiesa non possa ridursi a dimensione spirituale, ma debba incarnarsi nella storia e nei rapporti umani, economici e sociali. Ognuno dei tre relatori si è concentrato su uno dei temi evidenziati nel sottotitolo al libro: evangelizzazione, catechesi e insegnamento sociale. Non tre strade che vanno verso direzioni differenti, ma tre piste che si sostengono e alimentano a vicenda, l’una necessaria all’altra per una fede integrale capace di testimoniare Cristo nella storia.

Evangelizzazione, “Prendersi cura dell’umanità”

Ad aprire l’incontro è stato Riccardo Drei, direttore dalla Scuola di formazione teologica, che ha introdotto il tema dell’evangelizzazione come cura concreta dell’uomo. «Il libro del nostro vescovo – ha spiegato – ci aiuta a capire come possiamo prenderci realmente cura dell’umanità, degli uomini e delle donne del nostro tempo. E lo fa attraverso uno strumento prezioso: la Dottrina sociale della Chiesa». Il punto di partenza, ha ricordato Drei, è la consapevolezza che «siamo stati salvati». Un’esperienza che ogni cristiano vive nella propria carne: quella di scoprire che da soli non ci si salva, che la salvezza nasce da un incontro e da un amore che precede. Non si tratta però di una salvezza puramente interiore. «Nella visione cristiana – ha aggiunto – la salvezza riguarda tutto l’uomo: mente, cuore e corpo. È l’amore di Dio ricevuto che spinge all’azione, che rende la persona pienamente viva e la Chiesa presente nella storia anche attraverso la sua azione sociale».

Fede e catechesi che parlano al mondo

Filippo Ranzi, catechista a Brisighella e Fognano, ha portato la sua esperienza di educatore e testimone della fede tra i più giovani. «Mi sentivo con le spalle coperte – ha raccontato – finché mi sono accorto che catechesi e Dottrina sociale non devono procedere su binari paralleli. Il libro del vescovo ci aiuta a vedere il legame profondo tra insegnamento della Chiesa e azione educativa».
Secondo Ranzi, questo legame nasce dall’Incarnazione stessa: «Dio si è fatto uomo, con un corpo. Quando incontriamo i ragazzi, incontriamo persone. Per questo la nostra fede non può restare chiusa nell’interiorità: deve aprirsi all’esterno, diventare attenzione agli altri». La catechesi, ha osservato, può e deve educare a questo sguardo. «Spesso pensiamo che riflettere sulle encicliche sociali o sui grandi temi del mondo sia cosa da adulti o da studiosi, mentre l’attività con i bambini e i ragazzi è un’altra cosa. Invece no: si tratta dello stesso Vangelo. La fede, se è autentica, non può essere separata dalla vita». Ranzi ha portato anche esempi concreti, raccontando le difficoltà che i più giovani incontrano oggi nel gestire la comunicazione e i social network: «Educare al Vangelo significa anche aiutare i ragazzi a usare con responsabilità questi strumenti, a riscoprire il valore delle relazioni vere».

Una pastorale sociale “nuova” e incarnata

A chiudere gli interventi è stato Carlo Versari, che ha sottolineato come «non possa esistere pastorale sociale senza evangelizzazione e catechesi, così come non possono esistere evangelizzazione e catechesi senza pastorale sociale». I tre ambiti – ha spiegato – vivono l’uno per l’altro, come in una comunione trinitaria: distinti ma inseparabili, perché solo insieme rendono piena la missione della Chiesa.
La pastorale sociale, in questa visione, diventa «la traduzione concreta nella vita di ciò che l’evangelizzazione annuncia e la catechesi insegna». È l’azione con cui la Chiesa porta il Vangelo dentro la vita quotidiana degli uomini, nelle relazioni economiche, politiche, culturali e ambientali. La pastorale sociale è la testimonianza che Dio esiste e agisce nella storia». Perché questa pastorale sia davvero efficace, ha ricordato ancora Versari, serve un rinnovamento: «Come scrive il vescovo, serve una nuova evangelizzazione del sociale, e quindi una nuova pastorale sociale. Non nuova nei principi, ma nel modo di metterli in pratica, dialogando con i temi del presente: il lavoro, l’economia, la politica, l’ecologia integrale, perfino l’intelligenza artificiale». Una pastorale che sappia leggere i segni dei tempi e aiutare ciascuno a discernere cosa, nelle dinamiche sociali e culturali, è conforme o contrario al disegno di Dio. È il modo con cui il Vangelo continua ad abitare la storia.

Il ruolo dei laici, in questa prospettiva, è centrale. «Devono tornare protagonisti della pastorale sociale – ha sottolineato – perché il Vangelo possa continuare ad abitare la storia e a generare comunità nuove».

“Gioia e speranza”: un titolo programmatico

10 Gioia e speranza COVER EBOOK scaled 1 768x1024 1

Il titolo scelto dal vescovo Toso, Gioia e speranza, riecheggia volutamente le prime parole della Gaudium et Spes, la grande costituzione pastorale del Concilio Vaticano II. Ed è proprio questo lo spirito che ha animato l’incontro di Tredozio: restituire alla Chiesa il suo volto più umano e missionario, quello di una comunità che evangelizza, educa e serve, con gioia e speranza, dentro la storia concreta delle donne e degli uomini del nostro tempo.