Assume dimensioni sempre più ampie l’emergenza abitativa in Italia, come testimoniano i due sfratti a Bologna, che hanno suscitato un certo clamore politico e mediatico. Due famiglie, con cinque figli a carico, di cui uno con disabilità, sono state sfrattate con la forza per volontà della proprietà, che vuole destinare gli alloggi ad affitti brevi. Persino la Regione ha ammesso che «è stato superato il confine tra il diritto all’abitare e la logica della speculazione ad ogni costo». Nel nostro Paese le famiglie che sono in condizione di disagio abitativo, secondo i più recenti dati di Oxfam, sono un milione e mezzo, con i canoni di affitto che a luglio 2025 hanno fatto registrare un’ulteriore impennata del 5,5%. In questo quadro, l’Italia investe appena lo 0,06% delle risorse dedicate al welfare per le politiche abitative, mentre i principali paesi europei impegnano risorse che superano l’1-2%. Anche a Faenza il tema casa è centrale, soprattutto dopo l’alluvione del 2023, che ha colpito vaste zone della città. «Siamo un comune ad alta tensione abitativa – ammette l’assessore al Welfare Davide Agresti – con un mercato immobiliare privato che non riesce a dare risposte a tutti». Proprio per trovare soluzioni all’emergenza abitativa e far incontrare famiglie in difficoltà e proprietari di alloggi sfitti è nata, ad aprile 2024, Casaviva, agenzia per la casa della Romagna Faentina.
Con l’assessore tracciamo un bilancio di questo primo anno e mezzo di attività dell’agenzia, che rappresenta una novità a livello regionale.
Intervista a Davide Agresti, assessore al Welfare

Assessore Agresti, quante famiglie ha aiutato Casaviva, in questi primi diciotto mesi?
Sono venti i nuclei familiari che sono riusciti a trovare una casa grazie all’agenzia, con il coinvolgimento di quindici proprietari di immobili.
Può sembrare un numero piccolo, ma in realtà per noi è motivo di grande soddisfazione perché dietro ogni richiesta che riusciamo ad accogliere c’è un lavoro complesso, svolto da due operatori della Fondazione Abitare, ente di Forlì che svolge questo servizio tramite una convenzione. Non bisogna poi dimenticare che Casaviva nasce per rivolgersi a specifiche categorie di persone.
Ecco, qual è il target dell’agenzia?
Cerchiamo di intercettare e aiutare persone che appartengono alla cosiddetta “fascia grigia” ovvero che non hanno i requisiti per poter essere presi in carico dai servizi sociali e avere accesso all’edilizia residenziale pubblica, ma, allo stesso tempo, sono in condizioni di fragilità e non riescono a trovare una soluzione nel mercato privato. Tra coloro a cui siamo riusciti a dare una risposta, ci sono famiglie numerose o monoreddito oppure che non possono contare su reti parentali forti. Per questo, il numero di persone a cui siamo riusciti a trovare una sistemazione adeguata non è banale.
Siete riusciti a dare una risposta anche a chi è stato colpito dall’alluvione?
Sì, ci sono tre famiglie che sono riuscite a trovare una sistemazione alternativa, dopo gli eventi alluvionali, proprio nei primi mesi successivi all’apertura di Casaviva. Ci sono però anche persone che cercavano una soluzione da tempo, a riprova del fatto che la crisi abitativa è stata sì acuita dall’alluvione. ma è nata molto prima. Infatti la decisione di mettere in campo questa misura di housing sociale è nata nel 2022, poi ci sono voluti un paio di anni per reperire le risorse necessarie. Ad alluvione avvenuta abbiamo deciso di accelerare perché non era più possibile aspettare, dovevamo dare delle risposte concrete.
Quali sono gli strumenti a supporto degli inquilini?
Dopo aver trovato la sistemazione più adatta alle loro esigenze, potranno contare su un fondo di sostegno per pagare il canone d’affitto, che consentirà di risparmiare fino a 2mila euro annui.
Quali invece le garanzie per i proprietari?
Per superare il timore dei proprietari di affittare i loro spazi a famiglie che si trovano in condizioni di fragilità mettiamo a disposizione risorse pubbliche, innanzitutto, per coprire eventuali morosità. Inoltre i proprietari possono accedere a un fondo per piccoli interventi di manutenzione (fino a 6mila euro) e pagano una tassazione Imu agevolata. Ciò che Casaviva propone ai proprietari è di fatto un patto: a fronte dell’impiego di risorse pubbliche a loro tutela si chiede a chi possiede un immobile un’assunzione di responsabilità ovvero decidere di non lasciare un alloggio sfitto, facendo la propria parte per avere una città più abitata e sicura. In questo modo cerchiamo anche di favorire la rigenerazione urbana.
Come avviene l’incontro tra proprietari e potenziali inquilini?
Non ci sono graduatorie, la trattativa è a tutti gli effetti tra privati. Sia i proprietari che chi è alla ricerca di una soluzione abitativa possono rivolgersi allo sportello di Casaviva, in via Portisano 51. Non è però l’unico canale disponibile. Siamo riusciti a coinvolgere otto agenzie immobiliari del territorio, riuscendo a superare il loro timore iniziale di subire dall’agenzia una concorrenza sleale. Quindi ora possono essere anche le agenzie private a mettere in comunicazione proprietari di unità immobiliari con persone alla ricerca di un’abitazione, appartenenti a quella fascia intermedia, con un reddito che va dai 9 ai 35mila euro.
Quali sono le prospettive future per Casaviva?
Puntiamo a far crescere questo servizio nella speranza però che non sia sempre necessario passare da uno sportello fisico. L’auspicio è che Casaviva sia sempre più un protocollo, attivabile anche dalle agenzie o dai proprietari stessi, nell’ottica di un partenariato pubblico-privato sempre più forte e diffuso, per favorire l’inclusione abitativa. Per l’amministrazione infatti affrontare l’emergenza abitativa è una sfida centrale. La casa è un presidio sociale e garantire il diritto all’abitare consente di avere una città viva, vivace e anche più sicura, senza sacche di marginalità. La volontà di investire ulteriormente c’è, ma si scontra con il bilancio limitato dell’ente comunale e lo stesso progetto Casaviva è stato messo in campo grazie al supporto della Regione. Ciò che consentirebbe di ribaltare lo scenario esistente e aumentare i margini di manovra sarebbe un Piano Casa nazionale, varato dal Governo.
Samuele Bondi














