Si è svolto presso il Centro Sociale La Stalla di Imola il dodicesimo incontro pubblico promosso dal Comitato NoViadotto e dal Coordinamento dei Comitati contro il quadruplicamento ferroviario su viadotto nella tratta Bologna–Castel Bolognese. L’appuntamento ha visto una grande partecipazione di cittadini, tecnici e rappresentanti del territorio, in un confronto ricco di dati e proposte alternative.

Un’ampia partecipazione di cittadini ed esperti

La sala gremita ha accolto agricoltori, cittadini, associazioni di categoria, Legambiente, amministratori locali, imprenditori della logistica ferroviaria e numerosi professionisti del settore. Particolare interesse ha suscitato la presenza di autorevoli ingegneri indipendenti, chiamati a fornire analisi e contributi tecnici.

Sono intervenuti Paola Lanzon, portavoce del Coordinamento, e Armando Martignani, presidente del Coordinamento dei Comitati e del Comitato Imolese NoViadotto, insieme agli ingegneri Luigi Francesco Montanari, Giuseppe Alfonso Cassino, Davide Mazzoni ed Eugenio Milizia, professionisti di comprovata esperienza nel settore ferroviario.

Un progetto superato, privo di utilità e dall’elevato impatto ambientale

Nel corso dell’incontro è emerso in modo documentato che il progetto di quadruplicamento in viadotto, così come concepito, richiederebbe tempi di realizzazione di almeno 25 anni, risultando però superato e privo di reale utilità. Secondo i tecnici, l’opera comporterebbe un elevato indebitamento pubblico e un significativo consumo di suolo, senza apportare benefici tangibili in termini di capacità dei treni o riduzione dei tempi di percorrenza, a causa del persistente “collo di bottiglia” del nodo di Bologna.

Le nuove tecnologie già finanziate dal PNRR

L’inutilità dell’intervento sarebbe inoltre confermata dal fatto che il progetto risale a un periodo precedente al 2021, quindi prima della pianificazione europea e nazionale che ha introdotto le tecnologie ERTMS/ETCS (European Rail Traffic Management System/European Train Control System).

Queste tecnologie, finanziate dal PNRR nel 2023 e già in fase di implementazione da parte di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), consentono un incremento significativo della capacità ferroviaria senza opere civili invasive. Secondo i programmi ufficiali, l’ERTMS sarà operativo sulla tratta Bologna–Rimini entro il 2031, con investimenti inferiori e senza consumo di suolo.

Le simulazioni e le alternative proposte

La linea Bologna–Rimini, lunga 110 chilometri, è attualmente percorsa da circa 150 treni al giorno. L’introduzione dell’ERTMS, soprattutto nella configurazione HD/L3, permetterebbe di raddoppiare la capacità della linea e superare le criticità del nodo bolognese, evitando di attendere il 2050 e scongiurando impatti ambientali irreversibili.

Particolarmente significativa la simulazione presentata dall’ingegnere Giuseppe Alfonso Cassino, che ha mostrato come l’applicazione dell’ERTMS possa portare a un +35% di capacità, eliminando le fasce orarie soggette a saturazione, oggi presenti.

Un appello a un confronto tecnico trasparente

I comitati ritengono maturi i tempi per un confronto in sede di commissione regionale tra i tecnici istituzionali e quelli indicati dal Coordinamento, per presentare ufficialmente uno scenario alternativo che prevede:

  • l’applicazione della tecnologia ERTMS/ETCS sulla linea esistente Bologna–Castel Bolognese, con la realizzazione di tre nuovi posti di movimento fra Bivio San Vitale e Imola;
  • la deviazione del traffico merci su Faenza verso la direttrice Lugo–Lavezzola–Ferrara–Poggio Rusco, potenziando il collegamento con il porto di Ravenna e alleggerendo il nodo ferroviario di Bologna.

Martignani: «Investire sull’intera rete regionale»

«Non comprendiamo l’ostinazione delle istituzioni a tutti i livelli nel difendere un finanziamento di 3,6 miliardi destinato a un’opera obsoleta – ha dichiarato Armando Martignani – quando sarebbe più utile investirlo sull’intera rete regionale: adeguare ed elettrificare le infrastrutture dove necessario, e realizzare lo sfiocco sul Lamone a Faenza per consentire ai treni provenienti da sud e diretti a Ravenna di evitare l’inversione di marcia a Bologna».

L’incontro ha dunque rafforzato la richiesta di una revisione del progetto e di una valutazione trasparente delle alternative tecnologiche, già pienamente operative in Europa e in Italia.