Continua il calo di nascite che ha fatto parlare gli economisti di “inverno demografico”. A livello nazionale si è raggiunto il minino dall’unità d’Italia con 369.944 nati nel 2024, un dato che continua nei primi sei mesi del 2025 con un meno 6,3 per cento.
È l’Istat a rendere noti i dati. Anche l’indice di fecondità raggiunge il minimo storico: 1,18 nel 2024, in calo rispetto all’1,20 del 2023.

I dati provinciali

Scorporando i dati per Ravenna la situazione è allineata al resto d’Italia con un costante calo dalle 3692 nel 2008 ai 2210 nati del 2024, che significa un meno 40 per cento. Se guardiamo i numeri relativi al 2025, da gennaio a luglio sono 468 i bambini nati in provincia, a fronte di 1121 morti, che porta a un saldo negativo di meno 653. La stima provvisoria relativa ai primi sette mesi del 2025 a Ravenna evidenzia una fecondità pari a 1,13. Un numero che non compensa nemmeno lontanamente il numero di morti. Stesso discorso per il tasso di fecondità che passa dal 1,54 del 2008 all’attuale 1,17 del 2024.

Il calo nel territorio dell’Unione

Non fa eccezione il territorio dei sei comuni dell’Unione della Romagna Faentina, dove nel 2024 si sono registrate complessivamente 528 nascite di cui 41 a Brisighella, 17 a Casola Valsenio, 52 a Castel Bolognese, 356 a Faenza, 33 a Riolo Terme e 29 a Solarolo. Un’analisi relativa all’ultimo triennio però evidenzia il progressivo aumento delle nascite nei comuni più piccoli come nel caso di Brisighella che nel 2022 registrava 30 nuovi nati, Casola Valsenio che ne registrava 6, e Solarolo dove i nuovi nati nel 2022 furono 22. Un modesto balzo in avanti verso i numeri che si registravano nel 2019 quando complessivamente le nascite, pur in calo rispetto agli anni precedenti, si assestavano a 635. Il calo delle nascite dipende in parte dalla bassa propensione ad avere figli, ma è anche causato dalla riduzione nel numero dei potenziali genitori. Le sempre più esigue generazioni nate a partire dalla metà degli anni Settanta, quando la fecondità comincia a diminuire, hanno portato da oltre due figli in media per donna al valore di 1,19 del 1995. Una situazione che riguarda tutto il territorio italiano. Infatti l’andamento decrescente delle nascite prosegue senza soste dal 2008, anno nel quale si è registrato il numero massimo di nati vivi degli anni Duemila, oltre 576mila. Da allora la perdita complessiva è stata di quasi 207mila nascite, con un calo del 35,8 per cento. «Persistono, quindi – commenta l’Istat – le difficoltà tanto ad avere il primo figlio quanto a passare dal primo al secondo.