Tornano a sorridere i vignaioli romagnoli dopo un’annata 2024 difficilissima. «Ogni vendemmia è figlia della sua annata, ma quella del 2025 ci ha restituito una Romagna vitivinicola in piena salute, con uve equilibrate e profumate», racconta Roberto Monti, presidente del Consorzio Vini di Romagna dal 2023. L’organizzazione riunisce otto cantine cooperative, oltre un centinaio di produttori vinificatori e 5200 aziende vitivinicole iscritte agli albi Doc e Docg. Monti non si sbilancia, ma c’è chi sussurra che potrebbe trattarsi di un’annata eccezionale.
Intervista a Roberto Monti, presidente del Consorzio Vini di Romagna

Presidente Monti, una buona vendemmia quella di quest’anno.
Senza dubbio. E’ iniziata il 10 agosto, con la raccolta delle varietà più precoci, poi abbiamo proseguito con le Albana, e a seguire Sangiovese e Trebbiano. Non abbondante sul fronte della quantità, in linea con quella del 2024, ma sicuramente di alta qualità. Al momento i dati ufficiali non sono ancora disponibili, ma le sensazioni che emergono dal confronto con i produttori sono molto positive.
Possiamo parlare di un’annata eccezionale?
(Sorride) Aspettiamo di assaggiare il vino per dirlo, ma le premesse sono buone. Dopo alcune annate siccitose, abbiamo avuto un’estate più regolare, meno torrida e più equilibrata, con precipitazioni distribuite in modo uniforme e buone escursioni termiche tra giorno e notte. Tutti fattori che hanno favorito un’ottima maturazione delle uve.
Anche in collina è andata bene.
Sì, in collina sono state buone anche le quantità: i vigneti hanno beneficiato di una migliore disponibilità idrica. In pianura, invece, il clima di giugno, nel momento della fioritura e legagione non ha favorito la formazione di grappoli importanti e pesanti che fanno la differenza in una vendemmia.
Quali varietà hanno risposto meglio all’andamento stagionale?
In collina domina sempre il Sangiovese, ma quest’anno anche l’Albana e alcune varietà precoci hanno dato risultati straordinari. In pianura, il Trebbiano, vitigno simbolo dell’area faentina, si è espresso molto bene, con una ricchezza aromatica che raramente avevamo osservato negli ultimi anni. In generale, il 2025 sarà ricordato come l’anno dei vini freschi, equilibrati e profumati.
Quali impressioni arrivano dalle cantine?
Le vinificazioni sono in fase avanzata. I vini bianchi si presentano da subito molto buoni: profumi intensi, grande pulizia aromatica e acidità bilanciata. I rossi sono promettenti, ma servirà attendere ancora qualche mese per coglierne appieno il potenziale.
Il cambiamento climatico come influenza le vendemmie?
Quando ero bambino, ricordo che a casa mia si raccoglieva ai primi di ottobre, con l’inizio della scuola. Oggi si parte a fine agosto. È un segno tangibile di come la maturazione delle uve sia sempre più anticipata.
E’ solo una questione di programmazione e tempi di raccolta?
No, raccogliere prima non basta. Oggi è necessario intervenire in vigna, con pratiche agronomiche mirate, per rallentare la maturazione e consentire all’uva di sviluppare una maturità fenolica completa, evitando concentrazioni zuccherine eccessive. La gestione della chioma è diventata una vera e propria arte. Serve a proteggere i grappoli dall’eccesso di sole, favorendo una maturazione graduale e omogenea. E poi ci sono le sfide meteorologiche: grandinate improvvise, eventi violenti in periodi dell’anno un tempo tranquilli, che richiedono rapidità di intervento e competenze tecniche sempre più avanzate.
Com’è cambiato il mercato del vino?
Oggi si beve più bianco che rosso e la Romagna, pur restando la terra del Sangiovese, sta crescendo molto anche su altre varietà. L’Albana Docg, soprattutto nella versione secca, sta vivendo una seconda giovinezza, mentre il Trebbiano sta raggiungendo livelli qualitativi che pochi anni fa sembravano impensabili. I consumatori chiedono vini più freschi, leggeri e versatili, adatti a momenti di consumo diversi, spesso anche fuori pasto.
Vale la pena produrre anche vini dealcolati?
In Italia non è ancora possibile, perché la normativa non è stata completata. Alcune aziende li fanno elaborare all’estero e li imbottigliano qui. Credo che tutte le opportunità di mercato vadano esplorate, nel rispetto della qualità e della tradizione. Il panorama dei consumi è cambiato: ci sono persone che non possono o non vogliono bere alcolici, e per loro il vino dealcolato può essere una risposta.
Barbara Fichera














