Nonostante a settembre l’inflazione abbia registrato una lieve frenata (-0,2%), il potere d’acquisto degli italiani è in costante calo e, secondo gli ultimi dati Eurostat, risulta inferiore rispetto alla media europea. Nel 2025 le spese obbligate, ovvero quelle legate a servizi di cui è impossibile fare a meno come casa, trasporti, sanità e bollette, hanno raggiunto il 42,2% rispetto alle risorse che ha a disposizione un nucleo familiare. Questo comporta una certa prudenza nei consumi e ha un impatto anche su tante piccole-medie imprese, che si trovano a fronteggiare i rincari relativi a materie prime e costi energetici. «I prezzi al consumo sono rimasti stabili a settembre così come l’inflazione che, rispetto a mesi fa, è tornata a livelli accettabili. La dinamica non è così negativa – spiega Chiara Venturi, direttrice di Confesercenti Faenza – ma le famiglie continuano a essere penalizzate, soprattutto dai costi dei prodotti alimentari e da un’emergenza energetica che non è ancora rientrata».

Il costo dell’energia penalizza le imprese


L’energia infatti costa attualmente il 40% in più rispetto al 2021, prima dello scoppio della guerra in Ucraina. «Questo ha un impatto anche su tante imprese del nostro territorio, soprattutto quelle energivore come pubblici esercizi, bar, ristoranti, forni, pasticcerie e strutture ricettive». Il costo dell’energia dunque e un’inflazione stabile, ma non omogenea, e più alta nel comparto alimentare, erodono gli aumenti retributivi, sanciti dagli ultimi rinnovi dei contratti collettivi nazionali e si riflettono sui consumi, che sono stagnanti, soprattutto per beni e servizi non di prima necessità. «Siamo inoltre entrati nella stagione autunnale – prosegue Venturi, – già storicamente contraddistinta da una certa cautela, dopo le spese affrontate nel periodo estivo e la riapertura delle scuole, altra voce di costo notevole e non comprimibile». Per uscire dall’impasse si guarda con grande attenzione alla prossima legge di bilancio, nella speranza che possa contenere «un ulteriore taglio del cuneo fiscale e la detassazione delle tredicesime. Sarebbero provvedimenti in grado di ridurre la pressione tributaria sulla classe media e stimolare i consumi, in vista delle festività natalizie».

Samuele Bondi