Da una semplice saletta condominiale possono nascere segnali di inclusione e di vera comunità.

Un gruppo di giovani ha rimesso a nuovo uno spazio comune in un condominio popolare

È quello che sta accadendo in via Riccione, nel quartiere Borgo di Faenza, dove un gruppo di giovani, perlopiù ragazzi stranieri da poco maggiorenni, ha deciso di rimettere a nuovo uno spazio comune del condominio popolare: hanno imbiancato, pulito, sistemato, con l’aiuto degli operatori sociali del progetto Atuss della Romagna faentina e di Acer Ravenna. Quella stanza, che fino a pochi mesi fa fungeva quasi da anonimo sgombrarobe, diventerà a breve un luogo di incontro per il condominio e per tutto il quartiere ospitando attività anche di varie realtà associative. Qui avrà sede anche uno sportello sociale gestito inizialmente in collaborazione con Villaggio Globale, partner assieme ad Asp e Fondazione abitare del progetto. Un gesto semplice, ma dal valore profondo: restituire uno spazio alla comunità, trasformare un edificio in un luogo di relazioni.

“La casa non è solo un tetto ma un ambiente di vita”

È questo su cui da tempo spinge Acer, l’Azienda casa Emilia-Romagna, che a Faenza gestisce 843 alloggi di edilizia pubblica e sociale. «La casa non è solo un tetto – spiega la presidente Lina Taddei – ma un ambiente di vita, dove è necessario creare legami e responsabilità condivise. La mediazione sociale è parte fondamentale del nostro impegno». Dietro ogni alloggio popolare ci sono persone, storie, fragilità e risorse. A Faenza, al 31 dicembre ’24, gli appartamenti Erp erano occupati da 782 nuclei familiari, di cui 267 dati a persone con più di 65 anni e 341 monocomponenti. Acer non si limita alla gestione amministrativa: accanto ai servizi comunali, lavora su progetti di mediazione sociale per contrastare la morosità e favorire l’autonomia «Da due anni abbiamo introdotto i patti di collaborazione individuali – racconta Taddei –: piccoli accordi con famiglie o persone che, invece di restare passive, si attivano per curare gli spazi comuni, dal giardino alle scale, o per partecipare alla vita del condominio. Sono attività semplici, ma simboliche. Servono a evitare che l’assistenzialismo diventi fine a se stesso e a restituire dignità e partecipazione». Attualmente nell’Unione della Romagna Faentina sono nove i patti attivi, ma altri sono in cantiere. Dietro ogni numero, sottolinea Taddei, «c’è un lavoro di ascolto, fiducia, costruzione di relazione. Non basta gestire edifici: bisogna conoscere le persone che ci vivono». Gli effetti del caro-vita si fanno sentire anche tra gli assegnatari degli alloggi popolari. «Molte famiglie – spiega la presidente – faticano a pagare le utenze e gli affitti, ma non abbiamo registrato aumenti gravi della morosità negli ultimi anni. Questo grazie ai 115 piani di rientro attivi a Faenza, e a una collaborazione stretta con i servizi sociali comunali. Cerchiamo di prevenire le situazioni difficili, aiutando chi vuole mettersi in gioco. Il furbetto c’è sempre, ma i controlli incrociati e l’attenzione costante ci aiutano a tenere sotto controllo la situazione». Taddei ricorda anche l’importanza delle politiche di sostegno: «Purtroppo il Fondo nazionale per la morosità incolpevole è stato eliminato, ma la Regione Emilia-Romagna ha stanziato risorse per i contributi affitto. Noi continuiamo a lavorare in rete con Comune, Asp e Terzo settore, perché solo così si possono costruire risposte concrete».

Il post alluvione

Acer1 1

Acer è stata in prima linea anche nella gestione dei danni post-alluvione. Le zone più colpite a Faenza sono state via Ponte Romano e via Cimatti: «I lavori di ripristino sono in corso – spiega Taddei – e dovrebbero concludersi entro l’anno, salvo le sostituzioni degli ascensori, che richiedono tempi più lunghi. Abbiamo spostato anche alcune centraline elettriche interrate, per evitare che in futuro si ripetano gli stessi danni». L’esperienza dell’alluvione ha insegnato quanto sia fragile il patrimonio edilizio pubblico. «Le nostre case – aggiunge – hanno bisogno di continue manutenzioni e riqualificazioni. Dopo tre eventi alluvionali in pochi anni, è una sfida che dobbiamo affrontare insieme, cercando tutti i finanziamenti possibili». Tra le sfide del futuro c’è anche quella di riqualificare e ampliare il patrimonio abitativo. «Gestiamo oltre 4mila alloggi in tutta la provincia di Ravenna – spiega Taddei – ma il patrimonio è in gran parte vetusto. Servono finanziamenti, ma anche nuove forme di collaborazione con associazioni e volontariato. Il nostro obiettivo è portare avanti progetti che non siano solo edilizi, ma anche sociali. L’abitare è un fatto collettivo». Da qui nasce anche il focus sul quartiere Borgo di Faenza, dove Acer sta lavorando insieme a Comune, parrocchie e centri sociali: «Il nostro lavoro non è sostitutivo, ma complementare. Cerchiamo di valorizzare le reti esistenti, costruendo quella che chiamiamo comunità educante: persone che si prendono cura dei luoghi e, insieme, si prendono cura gli uni degli altri». Dalla nuova saletta di via Riccione si capisce che l’abitare sociale non è solo una questione di mattoni. È una palestra di convivenza, dove ogni piccolo gesto – un muro imbiancato, una porta riaperta, un evento – diventa occasione per ritessere comunità. «Il nostro compito non è solo dare case – conclude -, ma fare in modo che chi le abita si senta parte di un progetto comune».

Samuele Marchi