Contributi fino a un massimo di 2.350 euro al metro quadro, comprese Iva e spese notarili, che andranno a chi ha avuto danni dalle alluvioni del 2023 e del 2024.

Destinatari proprietari di case sgomberate e non ricostruite nello stesso luogo

Sono alcuni dei contenuti dell’ordinanza commissariale 53 sulle delocalizzazioni firmata dal commissario Fabrizio Curcio, d’intesa con la Regione e dopo il via libera della Corte dei Conti. Destinatari sono i proprietari di case che sono state sgomberate e non potranno più essere ricostruite nello stesso luogo. Il Settore Ricostruzione dell’Urf sta organizzando un servizio di assistenza e fisserà degli appuntamenti nelle prossime settimane. Il contributo, che i beneficiari possono richiedere su base volontaria, è ottenuto moltiplicando la superficie totale dell’immobile (attestata dalla perizia del professionista incaricato) per il costo parametrico, articolato per classi di superficie, oltre l’Iva. Il costo parametrico per il 2025 è di 2.200 euro al metro quadro fino a 200 metri quadri di superficie complessiva; 1.900 euro al metro quadro per la parte eccedente da 200,01 metri quadri a 350 metri quadri di superficie complessiva; 1700 euro al metro quadro oltre i 350,01 metri quadri di superficie complessiva. Ai valori parametrici indicati è aggiunto l’importo forfetario di 150 euro al metro quadro per spese notarili e per la ricostruzione in un altro sito.

Due i percorsi

Come sottolineato dal Commissario, sono previsti due percorsi distinti: uno dedicato a chi richiede il contributo per l’acquisto di una nuova area e le attività correlate, e un altro per chi sceglie l’acquisto di un immobile già pronto e a uso residenziale.
È previsto un passaggio preliminare con una commissione tecnica straordinaria che esaminerà i requisiti e valuterà l’impossibilità a mantenere l’immobile nel sito in cui si trova. La commissione esprimerà un parere che diventerà vincolante per la successiva domanda di contributo. Si possono richiedere fondi fino al 100% delle spese sostenute e comunque fino al raggiungimento del tetto massimo dell’importo stabilito dall’ordinanza, nei limiti delle risorse disponibili. La stessa ordinanza stabilisce anche contributi per i danni ai beni mobili presenti all’interno dell’immobile, fino a un importo massimo complessivo di 6mila euro per abitazione. Il contributo per la delocalizzazione può essere riconosciuto anche per interventi di ristrutturazione di un immobile esistente già nella disponibilità di chi fa richiesta. Le strutture tecniche dell’Unione della Romagna Faentina si stanno organizzando per incontrare i privati coinvolti nel processo di delocalizzazione. I proprietari degli immobili dei sei Comuni dell’Unione gravati dalle ordinanze saranno contattati nelle prossime settimane dalle nostre strutture. Per ogni delucidazione resta a disposizione il Servizio Emergenza in via XX Settembre 3, tel 0546/691313.

Coldiretti: «Non diciamo di no a prescindere»

Coldiretti Ravenna ha avviato una serie di assemblee sul territorio per aggiornare gli associati sulle procedure relative ai risarcimenti post alluvione e per affrontare i temi più urgenti che riguardano il futuro delle aziende agricole. Al centro degli incontri, oltre all’ordinanza 52 e alle scadenze per la presentazione delle richieste, anche la delicata questione delle delocalizzazioni. «Abbiamo aggiornato i soci sulle due ordinanze che sono state pubblicate negli ultimi mesi – spiega Nicola Dalmonte, presidente Coldiretti Ravenna –. Ricordo che la manifestazione di interesse va fatta entro il 31 ottobre per chi ha avuto danni nel 2023 e 2024 e non ha presentato nessuna domanda. Chi oggi è intenzionato, contatti i nostri uffici: è importante sapere chi deve presentare le domande in modo da poter dare supporto». Il tema centrale resta però quello delle delocalizzazioni, soprattutto nelle zone collinari che hanno subito tre alluvioni consecutive. «Per alcune aree che hanno avuto l’alluvione anche nel 2025 – prosegue Dalmonte – , non sarà possibile fare altri investimenti produttivi. Lì la delocalizzazione è necessaria. Su altre, chiediamo di ragionarci insieme alla Regione. Ci sono zone che hanno maggiori problemi. Ad esempio, esistono aree con investimenti produttivi molto forti: in quel caso va valutato se delocalizzare o se possano essere trovate altre soluzioni». Il presidente di Coldiretti Ravenna sottolinea che la manutenzione del territorio rimane prioritaria, ma che gli strumenti da adottare devono essere scelti con equilibrio. «Preferiamo interventi come le casse di espansione piuttosto che le servitù di allagamento, che impediscono di fare investimenti produttivi. Se da un lato alcune delocalizzazioni sono necessarie, dall’altro va aperta una discussione seria sugli indennizzi. Chi è espropriato per pubblica utilità va indennizzato, anche con accordi bonari: valori non di favore, ma che permettano di accelerare le tempistiche». Dalmonte ha ribadito la volontà di Coldiretti di non alzare barricate ma di essere parte attiva del processo decisionale. «Impattiamo sul territorio e non solo sulle aziende. È importante continuare questa condivisione e non allungare troppo i tempi per l’individuazione delle aree. La priorità resta anche per noi la salvaguardia della popolazione. Non mettiamo nessun tipo di veto: vogliamo continuare a essere coinvolti, così come è successo fino ad ora. L’approccio è quello di parlarne, incontrarci e trovare soluzioni di minore impatto sull’attività agricola che vadano a favore di tutti».