Non solo banchi, libri e verifiche: oggi le aule del Liceo Scientifico di Faenza sono diventate spazio di protesta e di partecipazione. Con striscioni e assemblee, gli studenti hanno scelto di trasformare la scuola in un luogo politico, collegando le vicende lontane di Gaza al desiderio di far sentire la propria voce qui, nella loro città. È iniziata l’occupazione del liceo Scientifico di Faenza da parte degli studenti del Torricelli-Ballardini. Alle 13 circa di oggi, il plesso dello Scientifico è stato occupato e sono apparsi i primi striscioni a sostegno di Gaza sulle pareti dell’istituto. “Questa occupazione fa parte della più ampia mobilitazione nazionale legata, in ultimo, alle vicende della Flottila – racconta uno dei portavoce degli studenti – che ha visto questa notte l’arresto degli attivisti. Noi studenti stiamo semplicemente dando seguito a quanto avevamo promesso in precedenza: se bloccano la Flottilla noi blocchiamo tutto il paese”.
Già nei giorni scorsi c’erano state manifestazioni e scioperi per Gaza, che avevano coinvolto anche gli studenti faentini, come la marcia da piazza del Popolo alla stazione. Ora un gesto ancora più significativo, che da anni non avveniva in città. “Prima di occupare la scuola – specifica – abbiamo avuto un dialogo con la preside e i docenti. In generale erano tutti tranquilli in merito alla situazione, anche se ci hanno avvisato delle responsabilità che avevamo nell’occupare la scuola. Non c’è stata tensione”.
L’occupazione è partita ma non si sa quando finirà. Nel mentre, allo Scientifico gli studenti organizzeranno incontri e dibattiti sullo scenario internazionale, oltre alla visione del documentario su Gaza dei portuali di Genova. “Terremo duro fino a quando si riesce, l’ideale sarebbe riuscire ad arrivare almeno fino sabato” commenta il portavoce degli studenti. Era difficile riuscire a occupare contemporaneamente tutti i plessi del liceo, per cui gli studenti si sono concentrati sullo Scientifico, ma tutti i liceali faentini sono coinvolti nell’occupazione.
L’occupazione, iniziata nel segno della protesta, diventa così anche un banco di prova per la comunità studentesca faentina: un’occasione per interrogarsi non solo sui conflitti che scuotono il mondo, ma anche sul senso della partecipazione e della responsabilità civile – anche e soprattutto nella gestione e cura di questo tempo e degli spazi del liceo. La scuola può ancora essere un luogo vivo, capace di accendere domande e di dare spazio a un impegno che guarda oltre i confini delle aule. Così come l’accettare pensieri diversi anche degli altri studenti, quelli per esempio contrari all’occupazione come modalità per far sentire la propria voce. “Faenza ha un tessuto politico più attivo di quello che si possa pensare – ricorda il portavoce degli studenti-. Nel momento in cui abbiamo annunciato l’occupazione gli studenti erano molto positivi a riguardo, c’è stato molto entusiasmo per questa iniziativa. Noi dell’organizzazione di Alternativa studentesca abbiamo lavorato molto sul tema della partecipazione politica in questi mesi e abbiamo cercato di distruggere il muro della passività studentesca, che era uno dei problemi della scuola degli ultimi anni”.














