Due riconoscimenti nello stesso giorno: la Chiocciola Slow Food 2026 e le Tre Bottiglie del Gambero Rosso. È un autunno da incorniciare per La Baita di Faenza, osteria-enoteca storica di via Naviglio, punto di riferimento dal 1975 per chi ama la cucina romagnola autentica, fatta di materie prime selezionate , stagionalità e passione familiare. Nella 36ª edizione della guida Osterie d’Italia, la Baita si conferma unico locale in provincia di Ravenna tra le 24 “Chiocciole” dell’Emilia-Romagna, mentre il Gambero Rosso, la inserisce tra le migliori enoteche con cucina d’Italia assegnandole le Tre Bottiglie nella guida Ristoranti d’Italia 2026.
Nata nel 1975 come gastronomia grazie a Rosanna e Roberto Olmeti

«È una conferma del lavoro che facciamo ogni giorno – racconta Fabio Olmeti, titolare – Siamo contenti perché questi premi riconoscono la costanza e l’impegno di un lavoro che parte dal rispetto per il cliente e dalla ricerca del prodotto giusto». Una lunga storia d’amore con la tavola. Nata nel 1975 come gastronomia di prodotti specializzati, grazie a Rosanna e Roberto Olmeti, ha saputo evolversi senza tradire le proprie radici. «Negli anni ’70 già trattavamo prodotti di nicchia. Con la nascita dei grandi supermercati abbiamo scelto la via della specializzazione totale: offrire solo prodotti introvabili sui banconi dei supermercati», spiega Fabio. Negli anni ’90, con il trasferimento nella sede di via Naviglio, arrivano le prime degustazioni di salumi e formaggi, le zuppe e infine la vera cucina di osteria. Oggi la Baita è un’enoteca con cucina e bottega, un luogo dove si mangia, si acquista e si respira la cultura gastronomica romagnola. Alla base c’è la stagionalità: il menù cambia ogni tre settimane. «Partiamo dai prodotti freschi, dalle verdure del momento, e poi costruiamo il menù. Cerchiamo i piatti della tradizione, quelli che a casa non si ha più il tempo di preparare» racconta Fabio. In questo periodo trionfano la trippa di vitello con sedano e carote, i ravioli ai marroni di Marradi e ricotta stagionata, i primi cappelletti in brodo, zuppa di funghi porcini, gallette e trombette e gli arrosti. «È anche una cucina del recupero – spiega –: con la carne da brodo prepariamo l’insalata di lesso con pollo, manzo e lingua, servita con la giardiniera. È un piatto della memoria, che profuma di casa».
Salumi, formaggi e vini: il cuore della Baita
Da buona osteria-enoteca, La Baita resta fedele alla sua anima originaria. «Abbiamo un centinaio di salumi e 120 formaggi: prodotti romagnoli, eccellenze italiane e una bella batteria di formaggi francesi. Poi sottoli, piatti freddi, salmone affumicato, acciughe del Cantabrico, foie gras, tartufi…», elenca Fabio con orgoglio. L’enoteca è un piccolo universo in continuo movimento: «Circa 800 etichette di vino, dal territorio alla Francia e alla Germania. Non teniamo una lista fissa: partecipiamo a degustazioni e manifestazioni per proporre sempre qualcosa di nuovo». Di vino dealcolato manco a parlarne. «Non ne tengo e non ho intenzione di proporlo: piuttosto un bicchiere in meno, ma buono». La Baita, a pochi passi dal Museo Internazionale delle Ceramiche, è una tappa obbligata per appassionati e viaggiatori del gusto. «Il periodo economico non è dei migliori, ma fortunatamente non è il mio caso – conclude Fabio – A mangiar bene non si rinuncia. La nostra forza è la relazione con chi entra qui: non un cliente, ma un ospite di casa».
Barbara Fichera














