Sabato 18 alla Biblioteca Classense di Ravenna si è tenuta la Tornata d’autunno dell’Accademia degli Incamminati di Modigliana, dedicata a Lord Byron e intitolata “Byron in Romagna e Toscana”. Al rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari, la consegna del Vincastro d’argento.
Vincastro al Magnifico Rettore Molari
La Tornata d’autunno dell’Accademia degli Incamminati di Modigliana è stata dedicata a Lord Byron e intitolata “Byron in Romagna e Toscana”. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Ravenna e organizzata in collaborazione con la Biblioteca Classense, ha visto i saluti istituzionali e la consegna del “Vincastro d’Argento – Premio a una vita” al Magnifico Rettore dell’Università di Bologna, Giovanni Molari.
«I Musei Byron e del Risorgimento hanno una importante similitudine con l’Università di Bologna: cercano e riescono ad essere attrattivi nel mondo. A Baku il Presidente Mattarella ricordava che noi italiani siamo i primi esportatori di cultura e questo nostro mettere in connessione il mondo ci accomuna molto con i Musei inaugurati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna».
Lo ha detto il Rettore Giovanni Molari, ricevendo il ‘Vincastro d’Argento Premio a una vita’, l’onorificenza dell’Accademia degli Incamminati di Modigliana.
Un impegno costante per l’insediamento dell’università in Romagna
«La cosa più importante che l’Accademia degli Incamminati vuole riconoscere al professor Giovanni Molari conferendogli il Vincastro d’Argento è il suo impegno costante, preciso, direi entusiastico per l’insediamento dell’Università in Romagna. Avere l’università vuol dire avere vita, futuro: lo studio è libertà’ ha spiegato il presidente dell’Accademia Venerino Poletti, aprendo i lavori della Tornata dedicata a “Byron in Romagna ed in Toscana”».
«Questa Accademia ha molti punti in comune con l’Alma Mater – ha continuato Molari -: il primo è la valorizzazione della cultura. Il secondo è che questa è una delle istituzioni culturali più antiche così come l’Alma Mater è una delle Università più antiche. Per l’Università è importante avere degli spazi che non siano in affitto, per dare futuro: lo stiamo facendo ovunque, ed a Ravenna stiamo lavorando per rendere sempre più stabili i nostri insediamenti, come dimostrano i lavori fatti in tutte le nostre sedi».
«Questa è una giornata doppiamente importante – ha detto la presidente della Fondazione Casas di Risparmio Mirella Falconi Mazzotti -perché il premio che viene conferito al Magnifico Rettore Giovanni Molari sottolinea il suo continuo impegno per il radicamento e lo sviluppo dell’Università in Romagna ed a Ravenna in particolare.
Inoltre, la visita dell’Accademia ai Musei Byron e del Risorgimento rappresenta la conferma di come i Musei ideati da Antonio Patuelli e realizzati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna sono sempre più una meta ambita per le massime istituzioni culturali italiane».
Patuelli approfondisce la figura di Byron
«Sono qui accompagnato dallo spirito di un nostro grande predecessore, Natale Graziani, che è stato a lungo Presidente dell’Accademia e che scrisse un bel volume ‘Byron e Teresa, l’amore italiano’ – ha esordito Antonio Patuelli – Ma chi era Byron? Era l’erede di una famiglia di grandi feudatari inglesi. Byron dovette scappare dall’Inghilterra per lo spirito bacchettone dell’epoca, per lo spirito libertario e per le polemiche che le sue abitudini libertine suscitavano.
Byron dovette quindi cambiare aria e non fu l’unico intellettuale del momento: la loro meta era soprattutto Firenze, perché la Toscana è sempre stata una luce di libertà nell’Italia oscurantista del Settecento e restaurata dopo il Congresso di Vienna, Firenze abolì la pena di morte già nel Settecento, prima in Europa e tra i primi nel mondo».


Byron e il Grand tour
Il Grand Tour era un momento fondamentale della formazione dell’epoca: «Byron – continua Patuelli – iniziò il suo in Italia poco prima di quello di Goethe, che ne trasse una fotografia fantastica dell’Italia dell’epoca, ma anche dei costumi, della cultura profonda e delle varietà presenti». Patuelli ricostruisce così la figura di Byron: «il viaggio di Byron, memore di Dante, si svolse su un percorso più lungo, passando da Bologna, si fermò qualche giorno ed arrivò a Ravenna.
Tra le prime cose che fece, arrivato a Ravenna, fu inginocchiarsi davanti alla tomba di Dante e scrivere la Profezia di Dante ispirata proprio da Teresa, in cui attribuì a Dante tutti i suoi desideri di libertà, di separazione tra Stato e Chiesa, che diventò il primo libro di libertà che i patrioti romagnoli ebbero come fonte di ispirazione». A Ravenna Byron incontrò i Carbonari, il cui punto d’incontro era la tuttora Farmacia Chigi tra via Cavour e via Carlo Cattaneo, ed il poeta, che era molto facoltoso, comprò dei fucili che nascose dove oggi c’è la Taverna Byron.
Nel 1821 a Cadice venne concesso uno Statuto Costituzionale: fu un momento fortissimo per i primi moti risorgimentali, la Costituzione di Cadice venne adottata anche a Torino da Carlo Alberto, ci fu un tentativo di insurrezione di tante città e le notizie a Ravenna arrivarono tardi e si sfaldò subito il primo tentativo di insurrezione, così che la famiglia Gamba dovette partire dalla sera alla mattina in direzione Firenze. Byron, che aveva passaporto inglese e che era benvoluto dalla popolazione, rimase ancora un po’ ma un bel giorno gli fecero capire che era meglio che partisse. Andò subito dalla Contessa».
Alla Tornata sono intervenuti anche il vice Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Franco Gabici, il presidente dell’Italian Byron Society Ernesto Giuseppe Alfieri e la presidente dell’Istituzione Biblioteca Classense Patrizia Ravagli. Nel pomeriggio i soci dell’Accademia hanno visitato i Musei Byron e del Risorgimento accompagnati dalla direttrice Alberta Fabbri.














