Anche quest’anno il Gruppo Mese, percorso di formazione alla missionarietà per giovani dai 18-35 anni, tenuto dal centro missionario diocesano di Faenza, ha organizzato alcune partenze per l’estero. Tra queste l’Ami Associazione missionaria internazionale, da sempre attenta alla missionarietà fra i giovani, ha proposto la Tanzania dove quattro ragazze, insieme alle due accompagnatrici Filla e Antonietta, si sono recate per un’esperienza missionaria e di vita dal 7 al 29 agosto. Partite per raggiungere Mwanza, al nord della Tanzania, le ragazze hanno fatto esperienza dei due progetti principali che l’Ami porta avanti: quello dello Studentato di Tumaini Letu dove le ragazze si sono confrontate con le studentesse universitarie loro coetanee e dell’ospedale di Bukumbi per i malati di Aids dove hanno riverniciato i giochi per i bambini malati. Ecco le loro testimonianze.

Elena Borchi

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I lavori per il ripristino dei giochi

Torno dal viaggio in Tanzania con un arricchimento importante a livello di consapevolezza e di apertura mentale. Devo questo a tutte le esperienze vissute, che mi hanno spinta a mettermi in gioco stimolando in me domande e riflessioni, ma soprattutto lo devo alle testimonianze delle persone che abbiamo incontrato e conosciuto e a tutti i momenti dedicati all’introspezione e alla condivisione reciproca. Ho imparato a non dare per scontato, a mettermi in servizio dell’altro, ad adattarmi allo strano scorrere del tempo, alla lentezza del “pole pole”, ma soprattutto ho imparato l’arte di meravigliarsi e apprezzare le piccole cose e i gesti semplici che nascondono in realtà una grande forza. Porto a casa quindi più di quanto io abbia lasciato là. Asante sana a tutti, compagni di viaggio e persone incontrate.

Maria Elena Calvini

Sono partita con la voglia di tornare cambiata e con molte risposte. Ora è settembre, sono tornata e forse ho ancora più domande. Quindi la Tanzania non mi ha dato niente? Eccome se mi ha dato, e tutte le nuove domande sono solo sinonimo di continua crescita! Ci sarebbero tante cose da scrivere, mi limito a parlare della cosa che più mi porto a casa: la consapevolezza. Di foto, racconti e articoli sulla quotidianità di persone meno fortunate di me ne avevo già letti prima di partire per la Tanzania, ma è quando mi sono trovata io in prima persona immersa nella realtà che si vede solo in foto, che ho ottenuto la vera consapevolezza. Ascoltare le storie di vita di persone in carne e ossa e avere la possibilità di chiacchierare con loro e conoscere una realtà diversa dalla mia, è il regalo più grande che questa esperienza mi potesse dare.

Lucia Reali

Mi sento grata per aver vissuto l’esperienza in Tanzania. È stato bello doversi adattare ai diversi bisogni delle persone come ad esempio, è successo a Tunaweza che è un centro per persone diversamente abili, in cui ci hanno chiesto di dipingere il muro che delimitava la struttura e non di aiutare gli ospiti nelle loro difficoltà e, anche se spesso mi sono sentita incapace o di intralcio, le persone ci hanno sempre ringraziato con sincera gratitudine, facendomi sperare che, in qualche modo, il nostro contributo sia stato utile. Ho conosciuto e visto con i miei occhi un’altra faccia del mondo che molti non conoscono e per questo mi sento fortunata. Ringrazio chi mi ha accompagnata in questa esperienza.

Anna Serafini

Quando le persone mi chiedono che cosa mi sono portata a casa dall’Africa rispondo: una grande energia. Sono partita perché sentivo il bisogno di conoscere, provare, sperimentare cose nuove. A Mwanza mi sono sentita a casa. Là, lontana dalla routine frenetica di tutti i giorni, mi sono resa conto ancora una volta della vita fortunata e privilegiata che conduco e di quante poche siano le cose davvero essenziali: l’amore, l’acqua, la salute. Ho vissuto un periodo in una dimensione e in un tempo diversi all’insegna della semplicità e dell’attenzione all’altro. In Tanzania mi sono sentita viva: ho riso, ho pianto, ho provato una leggerezza e una gioia nuove, ho avuto momenti di sconforto e provato la fatica di stare in situazioni complesse. Sento ancora il calore degli abbracci e le grida dei bimbi che ci corrono incontro. Asante sana Tanzania, a presto.