La prima marcia si svolse il 24 settembre 1961 su iniziativa di Aldo Capitini e voleva essere un corteo nonviolento che testimoniasse a favore della pace e della solidarietà dei popoli. Oggi come ieri l’urgenza verso questi temi come Comunità Apg23 ci ha portato a lavorare non solo internamente, ma anche motivando i giovani delle diocesi che compongono la Zona Romagna: Faenza/Modigliana, Ravenna/Cervia, Forlì e Cesena/Sarsina, fra questi i figli e figlie delle nostre famiglie e Case Famiglia, le persone con disabilità, i volontari in servizio civile, alcuni dei quali a giorni in partenza per la Bolivia come Casco Bianco e i giovani scout del gruppo Faenza 1. In tutto eravamo 94 persone, si è trattato di un’esperienza davvero arricchente, strepitosa. Ritrovarsi lì ci ha permesso di provare un senso di unione e solidarietà con altre migliaia di persone accomunate dalla ricerca di un futuro più giusto; un’esperienza che permette di ritrovare quel senso di comunità, dove si creano nuovi legami e si rafforzano le convinzioni su temi come i diritti umani, la democrazia e la fraternità, sentendoci parte di un movimento collettivo.
Un cammino fisico e simbolico
Un’esperienza intensa, commovente e faticosa. Un cammino fisico e simbolico che porta a una trasformazione personale e alla consapevolezza che questa marcia continua anche nella nostra vita quotidiana. Per coinvolgere i giovani aderenti, abbiamo preparato momenti di incontri e formazione utilizzando anche alcune tecniche del teatro immagine e attivando il pensiero creativo e corporeo su una riflessione critica sulle tematiche legate ai conflitti e ai conflitti armati, i quali hanno una vasta differenza. Inoltre è stata anche un’occasione per creare reti e legami con le realtà dei territori di competenza che si spendono per la pace. «È stata la prima marcia della pace a cui abbiamo partecipato insieme come Clan – spiega la capo scout Lucia Patuelli -, ed è stata un’esperienza intensa e significativa. Abbiamo deciso di partecipare perché quest’anno più che mai abbiamo a cuore il tema della pace, e ritrovarsi insieme a un mare di persone con lo stesso desiderio è stato molto impattante. È stato emozionante manifestare per la pace facendo strada insieme, una delle modalità scout principali per vivere la comunità».
Silvia Ferreira














