Un branco di lupi ha sterminato il gregge di un allevatore a Modigliana. L’episodio riaccende la preoccupazione in tutta la regione e porta al centro del dibattito la gestione di questi animali e le nuove normative europee sugli abbattimenti.
L’attacco al podere Pigrona
Sabato 20 settembre un branco di lupi ha attaccato il podere Pigrona, in via Ibola 15 a Modigliana, dove Emilio Melandri, 64 anni, allevava un gregge.
«In due notti mi hanno sbranato sei capretti, le tre capre mamme e il caprone – racconta l’allevatore –. Ho trovato sparse nel bosco le carcasse di tre capre. Vista la vicinanza del podere, che dista dal paese solo 1 km, ritengo opportuno segnalare il problema, dato che dopo la denuncia ai carabinieri fatta il lunedì successivo non è possibile avere alcun risarcimento».
Melandri precisa che si tratta del terzo attacco in due anni, anche se nei precedenti casi era caduto solo un capo alla volta. «I lupi – spiega – sono in zona anche di giorno. Ne sono stati avvistati addirittura cinque nei pressi del lago di Arzano, a circa 2 km dal paese, lungo una strada molto frequentata da camminatori e ciclisti».
L’allevatore aggiunge: «Hanno ucciso un intero gregge, e ora temo anche per i miei cavalli e asini. Una fattrice deve partorire e ho il terrore che possano attaccare il piccolo. Sono costretto a tenere tutto chiuso nella stalla, aumentando il lavoro e rinunciando ai pascoli. Il mio sogno era quello di organizzare una fattoria didattica, ma mi è passata la voglia».
Allevatori denunciano attacchi in tutta l’Emilia-Romagna
Il problema non riguarda solo Modigliana ma tutta l’Emilia-Romagna. Gli allevatori denunciano diversi attacchi, con oltre una decina di casi nel solo 2025. Un episodio particolarmente eclatante è avvenuto a Rimini a Ferragosto, quando un lupo, a pochi metri dall’ingresso di un’abitazione, ha sbranato in pochi secondi una cagnolina di famiglia.
Secondo i dati della Regione, oggi sono presenti tra i 40 e i 48 branchi, con una media di 5-6 individui ciascuno, ma resta difficile una stima precisa.
Le nuove normative europee e il piano regionale
L’Unione Europea ha recentemente declassato il livello di protezione del lupo, rendendone più semplice l’abbattimento. Gli Stati membri avranno ora maggiore flessibilità nella gestione della specie.
«Non si può pensare di lasciare solo alle Regioni il compito di adottare misure che rischiano di essere disomogenee – ha dichiarato l’assessore regionale all’agricoltura Alessio Mammi –. Il lupo è diffuso su tutto il territorio nazionale e non si ferma davanti ai confini regionali».
Secondo Mammi, serve un piano nazionale aggiornato: «Il governo dovrebbe stanziare risorse e strumenti di gestione per il contenimento degli animali aggressivi che rappresentano un pericolo per la comunità. È necessario un cambio di passo che preveda una strategia nazionale efficace, rivedendo l’attuale Piano lupo in raccordo con le Regioni».
La legge sulla montagna e le risorse disponibili
Una prima risposta è arrivata dal Parlamento con l’approvazione della legge sulla montagna, che mette a disposizione circa 200 milioni di euro in tre anni.
Il provvedimento, approvato a maggio dal Parlamento europeo e recepito anche a livello nazionale, stabilisce un tetto massimo di esemplari da abbattere annualmente. Si tratta di una norma che dà attuazione al nuovo status del lupo in Europa, cercando un equilibrio tra la tutela della biodiversità e la protezione delle attività agricole.














