Evangelizzare con la musica. Sono in arrivo ad Alfonsine i preti cantanti, sei sacerdoti provenienti dall’Ecuador che da quattordici anni richiamano frotte di fedeli grazie a concerti in giro per il paese. In Ecuador sono già delle star. I Los Padrecitos — così li ha soprannominati il popolo di Guayaquil — si esibiranno domenica 19 ottobre alle 17 in piazza Santa Maria (corso Repubblica 30), in occasione della Giornata Mondiale Missionaria. Alle 16 il concerto sarà preceduto da testimonianze dei giovani volontari in Perù e da stand gastronomici. In caso di maltempo l’evento si terrà al Teatro Monti. L’iniziativa nasce grazie a don Stanislaw Rafalko, vicario parrocchiale di Santa Maria in Alfonsine. «Due anni fa ho fatto visita alla missione salesiana in Ecuador – racconta – e attraverso un mio compagno di università, don Jorge Avilés, ho conosciuto questo gruppo straordinario. Mi ha colpito la loro gioia contagiosa e il modo di comunicare il Vangelo con la musica. Ho sognato di portarli qui e ora, in occasione del Giubileo, il sogno si realizza. Sarà una testimonianza di fede viva, giovane e piena di entusiasmo». Un’esperienza fuori dagli schemi per chi immagina i sacerdoti relegati alla sacrestia. Per conoscere più da vicino i Los Padrecitos, abbiamo intervistato padre Jorge Avilés, 42 anni, sacerdote dell’arcidiocesi di Guayaquil, formatore del Seminario Maggiore e direttore degli studi, nonché uno dei fondatori del gruppo.

Intervista a padre Jorge Avilés

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Padre Jorge, come nasce il progetto dei Los Padrecitos?

Il gruppo è nato nel 2011 e la nostra produzione musicale risale ad 2012, che era l’Anno della Fede indetto da papa Benedetto XVI. Tutto è nato per caso, semplicemente dall’amicizia. All’inizio eravamo in due: io e padre José Manuel Delgado, affiancati dal musicista e compositore Jorge Luis Bohórquez. Poi si sono uniti altri fratelli sacerdoti — Francisco Sojos, Jorge Montalvo, Carlos Mena e Carlos Mendoza — fino a diventare sei, che è la formazione attuale. Il nome Los Padrecitos è nato dal popolo: la gente ci chiamava così, i padrecitos cantanti, e lo abbiamo conservato con affetto.

Qual era l’obiettivo iniziale?

Volevamo animare le feste parrocchiali. Abbiamo iniziato con poche canzoni, poi pian piano abbiamo cominciato a scrivere brani originali, ispirati alle feste e ai momenti forti della vita parrocchiale. Oggi abbiamo composto circa 15 canzoni, di cui sei registrate professionalmente. Tre anni fa, Jorge Luis Bohórquez, che è anche produttore musicale qui a Guayaquil, ha deciso di aiutarci a produrre il nostro primo album.

Che musica fate?

La definirei pop religiosa, tutta in lingua spagnola. Parla di fede, speranza, amore per Dio e la Madonna. Una delle prime canzoni, Firme en la fe, fu scritta per l’Anno della Fede, poi A todo pulmón è dedicata alla Vergine Maria: “Cantare alla Madonna con tutta la forza”, come diciamo noi. Ogni canto è una preghiera, un segno di speranza che ci apre a Dio.

Siete tutti musicisti?

Siamo sacerdoti che si divertono a suonare. Io suono l’ukulele, padre Francisco il bongo, Jorge Luis la tastiera, gli altri la chitarra. Nei concerti però cantiamo solo, vogliamo trasmettere la gioia della vocazione sacerdotale.

Com’è la situazione delle vocazioni in Ecuador?

Da noi la fede è ancora molto viva, anche se cominciano ad apparire i primi segni di crisi. Nella nostra diocesi di Guayaquil abbiamo 23 seminaristi. È una grazia grande, ma anche una responsabilità: formare sacerdoti che siano uomini di Dio e di popolo.

Cosa rappresenta per voi la tappa di Alfonsine?

È l’unico concerto in Italia del nostro pellegrinaggio giubilare. Visiteremo Milano, Torino, Roma e Medjugorje, ma questo incontro con la comunità di Alfonsine sarà speciale. Siamo felici di condividere la nostra fede con fratelli italiani che ci accolgono con tanto calore. Speriamo che la nostra musica faccia sentire la gioia di credere e di essere preti felici.

Scorrendo i video su youtube siete sempre sorridenti: da cosa nasce questa gioia?

Dalla fede. Siamo sacerdoti e con i concerti comunichiamo quello che siamo: preti felici di servire il Signore e la sua Chiesa.

Barbara Fichera