Una settimana di condivisione, fede e scoperta per quarantacinque giovani ucraini provenienti dalle zone di guerra: un’iniziativa dell’Ac nazionale e della Pastorale giovanile ucraina che unisce accoglienza e speranza nelle diocesi dell’Emilia-Romagna.
Quarantacinque giovani provenienti da Donetsk e Kiev in visita in Romagna
“Gli abbracci guariscono”. Di sicuro è un bell’auspicio, il titolo della settimana di accoglienza dei giovani ucraini provenienti dalle zone di guerra.
Se sarà anche vero, potranno dirlo con certezza solo alla fine di questa settimana che trascorreranno in Italia, lontano dalle bombe russe che cadono sulle loro città, Donetsk e Kiev, i 45 giovani ucraini tra i 18 e i 25 anni (soprattutto ragazze, perché i ragazzi di quell’età sono arruolabili).
I giovani faranno tappa a Faenza e Ravenna. Il progetto, promosso dalla pastorale giovanile dell’Ucraina in collaborazione con l’Azione Cattolica italiana, coinvolge le diocesi di Bologna, Imola, Faenza e Ravenna
Sono arrivati domenica a Imola e nei prossimi giorni visiteranno anche Bologna, dove oggi incontreranno il cardinal Matteo Zuppi, Faenza e soprattutto Ravenna. Sarà una settimana di incontri, preghiera e scoperte.
Il progetto, promosso dalla pastorale giovanile dell’Ucraina in collaborazione con l’Azione Cattolica italiana, coinvolge le diocesi di Bologna, Imola, Faenza e Ravenna, dove in questi giorni si stanno alternando momenti di accoglienza e attività comuni.
Una settimana lontani da sirene e bombardamenti
Durante la settimana i giovani visiteranno monumenti e luoghi significativi, parteciperanno a laboratori artistici e vivranno momenti di spiritualità. «Padre Roman Demush, il sacerdote che li accompagna, ci raccontava quanto per loro sia preziosa anche solo una settimana di tregua, lontani dalle sirene e dai bombardamenti», ricorda Berardi, Pietro Berardi, responsabile per la diocesi di Ravenna-Cervia dell’Azione Cattolica giovani
Domenica il pellegrinaggio per la pace a Imola
L’iniziativa si concluderà domenica a Imola con un pellegrinaggio di preghiera per la pace. «È un modo concreto per far sentire vicinanza a questi giovani, per condividere la fede e il desiderio di pace», sottolinea Berardi. «Per noi dell’Azione Cattolica è stato un impegno notevole, ma anche un dono grande: un’occasione per toccare con mano realtà lontane e drammatiche, e per costruire legami autentici. Sono certo che sarà una settimana che lascerà un segno».














