L’anno scolastico è iniziato da un mese con diverse novità. Il liceo Torricelli-Ballardini è la prima scuola in città ad adottare, per l’anno 2025/26, il sistema del periodo unico, con una sola valutazione ufficiale a fine anno. Una scelta innovativa, che cambia il modo di intendere la valutazione e che punta a favorire un apprendimento più disteso e consapevole. «È stata una decisione presa a maggioranza dopo un anno e mezzo di lavoro e discussione nel collegio docenti» spiega la dirigente scolastica Paola Falconi. Con il nuovo sistema non esisteranno più trimestre o quadrimestre: l’intero anno scolastico sarà considerato come un unico percorso di apprendimento, al termine del quale si terranno gli scrutini finali. La dirigente sottolinea che «oggi sono quasi una sessantina le scuole in tutta Italia che hanno scelto il periodo unico». In provincia, oltre al Torricelli-Ballardini, anche il liceo scientifico di Ravenna ha optato per questa sperimentazione.
Le esperienze-pilota avviate negli ultimi anni in Trentino, Friuli Venezia Giulia e Lomabardia hanno mostrato come questa modalità possa favorire una distribuzione più equilibrata del lavoro e una maggiore attenzione al percorso formativo di ogni studente.
Il carico di lavoro è più omogeneo
«Il periodo unico permette una valutazione che considera l’intero anno, una distribuzione più omogenea del carico di lavoro e tempi più distesi – spiega Falconi –. L’attenzione si sposta dal prodotto al processo, dalla performance al percorso di crescita. Gli studenti avranno la possibilità di autovalutare i propri progressi e di comprendere meglio come migliorarsi». Il nuovo modello richiede però un impegno più intenso da parte dei Consigli di classe, chiamati a lavorare in modo coeso e interdisciplinare. «Tutto questo richiede un lavoro di squadra importante, per monitorare i progressi e organizzare insieme le attività. L’obiettivo è regolare i tempi dell’insegnamento nel modo più adeguato agli alunni. Vogliamo distendere i tempi di apprendimento – sostiene la dirigente – ridurre l’attenzione spasmodica alla media dei voti e valorizzare il processo. La valutazione deve essere crescita e recupero dell’errore. Molti ragazzi studiano con costanza sin dall’inizio: questa struttura consente di riconoscere e valorizzare quell’impegno». Qualche dubbio, specie tra gli studenti, resta. Alcuni temono che eventuali insufficienze nei primi mesi possano pesare fino a giugno. «La valutazione formativa tiene conto del percorso di crescita, non di una media matematica – chiarisce la dirigente -. Se uno studente prende un 4 a ottobre ma mostra progressi significativi, quel miglioramento ha un peso diverso. Per questo ho già eliminato da tempo dal registro elettronico la media dei voti: era fonte di ansia e non rispecchiava la reale crescita degli studenti. Sono diversi anni che riflettiamo sul tema della valutazione, perché da essa passa anche il benessere dei nostri alunni – aggiunge Falconi –. Gli studenti spesso faticano ad accettare la valutazione, vivendola come una competizione più che come un’occasione di crescita. Il passaggio al periodo unico è stato maturato dopo un anno e mezzo di confronto normativo e pedagogico, con un dibattito approfondito all’interno del collegio docenti. Non è stata una scelta unanime, ma una decisione consapevole e condivisa dalla maggioranza». La scuola è ora al lavoro per definire gli ultimi aspetti del protocollo di valutazione, che sarà presentato ufficialmente a studenti e famiglie in un incontro pubblico nelle prossime settimane. «Molti puntano sul fatto che non sia legittimo, ma lo è pienamente – conclude Falconi –. L’impianto normativo è solido e permette di adottare il periodo unico in modo regolare».
Barbara Fichera














