Roma Capitale ha dedicato una via a Eglantyne Jebb, fondatrice di Save the Children, la donna che amò i figli dei nemici. Nel 1919 scandalizzò Londra con la sua idea di raccogliere fondi per i bambini austriaci e tedeschi, colpiti dalla fame a causa del blocco navale imposto dalle nazioni vincitrici. Dinanzi al dolore delle immagini che vediamo ogni giorno in televisione, si alza il suo insegnamento. “Non c’è nessuna impossibilità nel salvare i bambini del mondo. È impossibile solo se noi ci rifiutiamo di farlo”, era il suo motto. Il 19 maggio 1919, al “battesimo” di Save the Children, c’era la fila per entrare alla Royal Albert Hall, a Londra. Fra tanti sostenitori c’era anche chi si presentò “armato di mele marce da tirare in faccia a quei traditori che vogliono raccogliere fondi per i figli dei nemici”.
Cento anni dopo ci ritroviamo quelle stesse parole, stessa paura, stessa tentazione: “Prima noi, poi gli altri”. Il realismo utopico di Eglantyne Jebb, però, ci regala una speranza. Oggi, rispetto al 1919, tantissime cose sono cambiate, ma sembra che siamo ritornati al Via, come se giocassimo a Monopoli. La guerra è di nuovo una realtà. Riecheggia la domanda “Definisci bambino”, leggiamo che in Russia sono state create oltre duecento strutture per la “rieducazione” dei minori ucraini deportati, censite dall’università americana di Yale, di veri e propri cataloghi in cui nuove famiglie di provata fede filo-Putin possono scegliere il bambino da adottare, come in Argentina nel 1978. A Gaza, intanto, in quasi due anni di conflitto almeno ventimila bambini hanno perso la vita sotto i bombardamenti dalle forze israeliane. Sicuramente alcuni di loro sono letteralmente morti di fame.
In questo scenario, arriva la notizia che la Commissione Toponomastica di Roma Capitale ha approvato l’intitolazione di una via a Eglantyne Jebb, fondatrice di Save the Children e pioniera dell’attivismo per la difesa dei diritti dell’infanzia. Un riconoscimento importante per una figura che ha segnato la storia della solidarietà internazionale: fu lei, nel 1923, a scrivere la prima Carta dei Diritti del Fanciullo, adottata dalla Società delle Nazioni nel 1924, che ha costituito la base per la successiva “Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza”, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia nel 1991.
“La decisione del Comune di Roma Capitale è un gesto che assume un valore ancora più profondo oggi, in un momento storico in cui i diritti dell’infanzia sono messi a dura prova in molte parti del mondo, tra conflitti, povertà e crisi umanitarie. Riaffermare il suo impegno è un modo per ricordare che la protezione dei bambini deve essere una priorità assoluta per ogni società”, ha commentato Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia. Come ci ricordava Eglantyne Jebb è impossibile aiutare i bambini del mondo, solo se noi ci rifiutiamo di farlo.
Tiziano Conti
Fermo immagine del video realizzato da Save the Children tramite l’intelligenza artificiale














