Una donna che ha fatto della sua esperienza di vita un ponte tra due mondi. È Jeannette Kuela, 47 anni, arrivata in Italia dal Burkina Faso 26 anni fa per seguire il marito Michele, conosciuto durante un’esperienza di volontariato con Mani Tese. Laureata in Scienze della Cultura a Modena, oggi lavora come mediatrice interculturale ed educatrice a Faenza, ma non ha mai dimenticato il suo Paese d’origine. Con l’associazione Speranza-Teebo, ha dato vita al progetto Faso Danfani Koko Donda, che punta a restituire dignità e indipendenza economica alle donne più vulnerabili attraverso la tessitura dei tessuti tradizionali in cotone.
Intervista a Jeannette Kuela

Jeannette, qual è la condizione delle donne in Burkina Faso?
Un proverbio burkinabè recita: «La barba decide al mattino ciò che la treccia ha suggerito durante la notte». Questo indica in modo chiaro il rispetto profondo che la cultura tradizionale del Burkina Faso riserva alle donne. Tuttavia, le donne devono affrontare ogni giorno sfide e difficoltà che in alcuni casi diventano pesanti. Le donne burkinabè hanno accesso limitato all’istruzione e ai servizi sanitari, difficoltà a possedere terre o avere autonomia economica. Sono però molto attive quando si presentano opportunità per migliorare la loro vita e quella delle loro famiglie.
Come è nata l’idea del progetto?
L’associazione Speranza è nata da una sensibilità personale, condivisa con altri volontari, osservando le difficoltà quotidiane delle donne più vulnerabili: vedove, ragazze madri o abbandonate in particolare nelle periferie della capitale, Ouagadougou. Molte non avevano accesso a formazione, lavoro stabile o strumenti per guadagnare autonomia. Abbiamo quindi pensato a un progetto che unisse formazione professionale – nell’ambito della tessitura – e istruzione, per dare dignità e speranza, non in un’ottica di assistenzialismo, ma creando opportunità concrete di emancipazione.
Come sta andando?
Bene, abbiamo da poco acquistato nuovi telai, costruito una tettoia e ricevuto ordini di prodotti, anche dall’Italia. È fantastico vedere il sorriso sui volti delle donne che stanno mettendo tutto il loro impegno per la buona riuscita del progetto. Sorriso che si estende anche ai figli, che possono frequentare la scuola e curarsi senza preoccupazioni.
Le donne come rispondono?
Con entusiasmo e motivazione. Molte vedono nel progetto una reale possibilità di cambiare la loro vita e quella delle loro famiglie. Stanno guadagnando fiducia in loro stesse e nel futuro, imparando nuove tecniche artigianali e cominciando a gestire con maggiore consapevolezza le loro vite. Non mi riferisco solo agli aspetti materiali, ma anche all’educazione dei loro figli, alla salute e alla cura di sé.
Di cosa ci sarebbe bisogno?
Servirebbero risorse aggiuntive per permettere ad altre donne di entrare nel percorso di formazione professionale e alfabetizzazione.
I costi vivi sono quelli legati alla formazione e ai materiali, in particolare i telai che doniamo a ogni donna al termine del percorso formativo in modo da renderla realmente autonoma. Occorrono nuovi sbocchi commerciali per i prodotti che realizzano. Stiamo lavorando su due fronti: punti vendita locali e importazione, qui in Italia. Alcune imprese, quali Caffè Pascucci e la Cooperativa agricola Girolomoni, ci hanno generosamente sostenuto con ordini di prodotti quali grembiuli da cucina e canovacci.
Quanto conta conoscere il paese in cui si presta un servizio?
Conoscere la cultura, le tradizioni e le dinamiche sociali è fondamentale, permette di progettare interventi efficaci, rispettosi del contesto locale e realmente utili. Senza questa conoscenza, anche le migliori intenzioni rischiano di avere scarso impatto. Non a caso i tessuti che produciamo sono i tradizionali “Faso Dan-Fani”, 100% in cotone locale, tessuto a mano, che sono anche un importante elemento di identità culturale.
Quante volte all’anno torni in Burkina Faso?
Almeno due per monitorare il progetto, incontrare le donne e valutare i progressi. La presenza diretta aiuta a mantenere un rapporto di fiducia e a capire sul campo le necessità reali.
Fai volontariato da sempre: quanto è importante nella tua vita il servizio per il prossimo?
Per me è naturale. Aiutare le persone bisognose dà un senso alla vita ed è una cosa che mi motiva a lavorare con dedizione. Vedere concretamente i risultati nella vita delle donne coinvolte nel progetto è la più grande ricompensa.
Come aiutare e sostenere il progetto?
In due modi: il primo attraverso donazioni che ci permettano di allargare il progetto a nuove donne in situazione di bisogno. Può essere fatto attraverso Mani Tese, partner italiano del nostro progetto.
Il secondo è l’acquisto dei prodotti di qualità realizzati dalle donne dell’associazione. Questo è fondamentale per dare continuità al loro lavoro. Ogni contributo può fare la differenza per l’autonomia e il futuro delle donne coinvolte e dei loro figli.
Barbara Fichera
Per supportare il progetto
Per sostenere l’attività dell’associazione “Speranza-Teebo” è possibile fare una donazione, detraibile o deducibile, mediante bonifico a:
Associazione Mani Tese ETS c/o Banca Popolare Etica
IBAN: IT 57 F 05018 01600 000010203040
BIC/SWIFT: CCRTIT2T84A. Causale: “Donazione per laboratorio di tessitura Burkina Faso” (È possibile anche effettuare un lascito testamentario).
Si può anche donare online:
https://www.manitese.it/prodotto/faso-danfani-koko-donda/
Il sito web per scoprire di più sul progetto:
https://www.manitese.it/iniziative/faso-danfani-koko-donda/
Per contatti diretti con l’Associazione “Speranza”:
associazionesperanza9@gmail.com














