Partirà con un sorriso, uno zaino e un cuore pieno di domande. Chiara Violani, 27 anni, faentina, ha appena lasciato la sua città per un’esperienza che cambierà la sua vita: dieci mesi in Kenya, a Nairobi, con il Servizio civile universale della Comunità Papa Giovanni XXIII. «Resterò fino ad agosto 2026 — racconta —. Vivrò in una casa di accoglienza per bambini di strada, il Centro G9, una realtà fondata e guidata da Simone Ceciliani, che da quattordici anni vive lì. La casa accoglie una ventina di ragazzi dai sei ai diciotto anni, bambini e adolescenti che Simone ha incontrato per le strade di Nairobi e a cui ha proposto una vita diversa: la scuola, una casa, una quotidianità fatta di regole e affetto». Nel fine settimana, le porte del centro si aprono a tutto il quartiere, anche alle bambine dei dintorni. «Sarà un anno di condivisione vera — spiega Chiara —, si vive dove si lavora, ci si mette in gioco completamente».
Dallo scoutismo al Kenya con la Papa Giovanni XXIII

Eppure fino a poco meno di un anno fa Chiara, che è stata fino a pochi giorni fa capo scout del gruppo Faenza 3 di San Marco, non aveva minimamente in mente di fare questo tipo di esperienza. “Poi ho partecipato a un weekend di condivisione con altri giovani legati alla Papa Giovanni – racconta – e ascoltando i loro racconti su questo tipo di esperienze con i “caschi bianchi” in giro per il mondo, ho sentito che volevo provarci anch’io». Così, a 28 anni — quasi al limite dell’età per poter accedere al Servizio civile — si è iscritta senza esitazioni. Dopo un mese di formazione, insieme ad altri 37 giovani destinati a varie missioni nel mondo, ha approfondito vari aspetti sui quali sarà chiamata a dare la propria testimonianza: «Abbiamo parlato di conflitti, di nonviolenza, di relazione d’aiuto». Tutto serve a capire che la pace non è teoria, ma relazione, concretezza, tempo donato.
“Il volontariato è tempo libero, il servizio è tempo liberato”

Chiara cita una frase che portava con sé anche nel gruppo scout del Faenza 3, dove è cresciuta e ha servito per diciannove anni: “Il volontariato è tempo libero. Il servizio è tempo liberato”. «È una distinzione importante — spiega —. Il servizio non è qualcosa che fai quando hai tempo, ma è liberare tempo per gli altri. È guardarti intorno, vedere un bisogno e agire. È questo che ho imparato dagli scout: osservare, ascoltare, mettersi al servizio della comunità. È anche quello che vorrei portare in Kenya». Chiara racconta di essere pronta a vivere con semplicità, portando con sé più che altro la sua capacità di adattarsi, la creatività e l’abitudine all’organizzazione. «Mi aspetto un anno pieno di sfide, ma anche di fraternità. E so che tornerò diversa: non solo con nuove competenze, ma con uno sguardo nuovo sul mondo».
Una chiamata di fede
La scelta di partire, per Chiara, non è solo un gesto di solidarietà. È anche una risposta a una chiamata. «Sento che il Signore mi chiama a questo tipo di vita. Non so cosa farò dopo, non voglio mettermi paletti. Ma voglio vivere pienamente quest’anno, fidandomi. Per me la fede è arricchimento, spinta, luce. Come giovani non dobbiamo essere pompieri che spengono gli entusiasmi, ma incendiari che accendono scelte coraggiose».
Un messaggio ai giovani
Chiara, che negli anni ha svolto servizio educativo tra i ragazzi del clan “L’arcolaio” del Faenza 3, sa bene quanto oggi sia difficile per molti giovani fare scelte radicali. «Ognuno è diverso, ma spesso la società non accompagna i giovani nelle decisioni più profonde. Io sono stata fortunata: ho incontrato persone che mi hanno ascoltato e sostenuto. Credo che per ogni ragazzo ci sia un momento giusto, un incontro che può cambiare la prospettiva».
“Non è mai troppo tardi”
Guardandosi indietro, Chiara sorride pensando al percorso che l’ha portata fino a qui: studi all’Isia di Faenza, lavori nel settore della grafica e dei social media, esperienze nel sociale. Poi la decisione di “liberare tempo” per un sogno più grande. «Non è mai troppo tardi per mettersi in gioco e partire. Anche quando hai un lavoro fisso o una vita avviata. Ci sono sempre modi per scegliere, per informarsi, per partire. Basta mettere in ordine le priorità». Domenica, quando l’aereo è decollato, Chiara ha portato con sé un pezzo di Faenza e una promessa: vivere il servizio in quella casa d’accoglienza a Nairobi non come parentesi, ma come vocazione quotidiana. Come un tempo liberato per amare.














