«Il futuro non verrà costruito con la forza, nemmeno con il desiderio di conquista ma attraverso la paziente applicazione del metodo democratico, lo spirito di consenso costruttivo e il rispetto della libertà», così si esprimeva Alcide De Gasperi in una riflessione sulle motivazioni che lo spingevano a impegnarsi in politica. Dalla fine della guerra, De Gasperi si è battuto attivamente per l’unità europea nella convinzione che fosse l’unico modo per prevenire futuri conflitti. Era motivato da una chiara visione di un’Europa unita che non sostituisca i singoli Stati, ma consenta loro di integrarsi e sostenersi a vicenda e di lavorare insieme.
De Gasperi: la biografia

È stato tra i fondatori del Partito Popolare Italiano, di cui diventa segretario nel 1923. Eletto deputato al Parlamento nel 1921, matura una posizione decisamente antifascista. Dopo aver scontato 16 mesi di carcere, nel 1929 trova rifugio in Vaticano, dove lavora come bibliotecario e contribuisce alla riorganizzazione di un partito di ispirazione cristiana che prende forma nel 1942: la Democrazia Cristiana. Con la caduta del fascismo, De Gasperi entra a far parte del Comitato di Liberazione Nazionale come rappresentante della Dc. Nel 1944 è ministro degli Esteri nei governi Bonomi e Parri e dal dicembre 1945 presidente del consiglio alla guida di un governo di unità nazionale. Rimane alla guida di diversi governi dal 1945 fino al 1953 e svolge un ruolo di primo piano nella prima fase della Repubblica, caratterizzata dalla necessità di riconciliazione e riorganizzazione politica dello Stato, dalla ricostruzione socioeconomica, dalla ricerca di una nuova collocazione internazionale nel contesto della Guerra fredda e dall’avvio del processo di integrazione europea. Il suo pensiero rappresenta un punto di riferimento per i cittadini che si confrontano con le sfide odierne.
In un momento in cui la politica tende a dividerci, la visione di De Gasperi offre una possibilità di riavvicinamento e di costruzione collettiva. L’opera politica di De Gasperi ha avuto come punti fermi la fiducia nella forza della competizione democratica, la volontà di associare forze politiche diverse per dare una base più solida alla democrazia e un forte europeismo. A ciò occorre aggiungere che la fermezza della sua azione politica si è sempre fondata su una profonda religiosità, un cattolicesimo vissuto e nutrito dalla lettura quotidiana della parola.
Flavio Venturi
La mostra a Faenza a settant’anni dalla morte
Nella ricorrenza dei settant’anni dalla sua morte è stata allestita una mostra che ricorda la sua figura e la sua opera, aperta a Faenza dal 3 al 7 novembre nel Salone delle bandiere e visitabile dalle 9 alle 19, visite guidate alle 18 del 4 e 6 novembre. È previsto anche un momento di riflessione sull’eredità politica e culturale di Alcide De Gasperi con il senatore Giorgio Tonini il 5 novembre alle 20,45 alla sede della Riunione Cattolica Torricelli, in via Castellani 25. A moderare l’incontro sarà Francesco Ghini.
Nello specifico, la mostra Servus inutilis. Alcide De Gasperi e la politica come servizio, ideata dalla Fondazione De Gasperi con il supporto della Fondazione Meeting, intende promuovere e approfondire la straordinaria figura del “Padre Costituente” Alcide De Gasperi, definito da Antonio Polito «il costruttore d’Italia». Il titolo della mostra, Servus inutilis, era il modo con cui De Gasperi amava definirsi. L’espressione deriva dal Vangelo di Luca 17,5-10, dove si parla di chi collabora a un grande progetto senza chiedere un corrispettivo per il proprio operato: «servus inutilis» non perché inutile, ma perché consapevole di servire un’opera più grande, senza attendersi ricompense. Per De Gasperi, questa consapevolezza di far parte di un disegno più ampio era insieme premio e motivazione, ciò che lo spingeva a svolgere il suo compito politico con dedizione e senso del dovere.
Il percorso espositivo della mostra si articola in diverse sezioni: Dalla Pazienza alla Speranza; Liberta politica e giustizia sociale; Costruire la Pace La nostra patria l’Europa; Un Uomo unito. La penultima rappresenta il cuore della mostra. La Costruzione della Pace fu infatti la missione più profonda di De Gasperi, maturata attraverso le esperienze dolorose di due guerre mondiali: la prima vissuta da italiano nell’Impero austro-ungarico, la seconda da perseguitato politico. Per questo motivo, egli considerava la pace come il fine ultimo della sua azione politica, convinto che solo garantendo all’Italia un futuro di stabilità e concordia si potesse davvero ricostruire la Nazione. La mostra è realizzata con il patrocinio del Comune di Faenza. L’evento è organizzato dalla Pastorale sociale della diocesi in collaborazione della cooperativa Cultura e ricreazione e del Movimento cristiano dei lavoratori.
Giovanni Severi














