«Andando avanti così, rischiamo di essere travolti». Lina Taddei analizza la questione dell’emergenza abitativa a Ravenna da un osservatorio privilegiato: l’Acer provinciale, di cui è presidente. Secondo quanto rilevato dal sindacato degli inquilini della Cgil, il Sunia, nel 2024 in Emilia-Romagna 2.801 famiglie hanno dovuto liberare l’alloggio in cui vivevano e 8.642 hanno ricevuto l’atto che preannuncia la necessità di farlo alla scadenza del contratto. «La stragrande maggioranza di questi nuclei familiari ha un reddito che non consente l’acquisto di un alloggio e neppure ha una disponibilità economica per sostenere il costo di un canone di mercato», sottolineano dal sindacato.
“Per il ceto medio è sempre più difficile sostenere canoni”

A Ravenna, nello stesso periodo, si è registrato un incremento degli sfratti dell’11,27 per cento, per un totale di 237 casi, mentre 477 sono le procedure in corso. «La crisi è profonda – conferma Taddei –. Per il ceto medio è sempre più difficile sostenere canoni in costante aumento, mentre i redditi familiari non vengono adeguati. La gravità della situazione è evidente anche sui social network. Pensiamo ai gruppi Facebook nati per condividere informazioni sulla città, nei quali si moltiplicano gli appelli di chi cerca casa. Serve una risposta strutturale: occorre riqualificare il patrimonio esistente e dare nuove risposte abitative, non solo ai nuclei più fragili, ma anche a giovani lavoratori e studenti. Ma soli, come Acer, non possiamo farcela».
Al 31 dicembre 2024, gli alloggi gestiti da Acer Ravenna risultavano 4.819, di cui 4.650 Erp, Edilizia residenziale pubblica, e 169 Ers, Edilizia residenziale sociale. Di questi, 2.250 si trovano a Ravenna, 843 a Faenza, 337 a Lugo, 133 a Cervia, gli altri distribuiti tra i comuni minori del Faentino e della Bassa Romagna. Le famiglie assegnatarie sono 4.273, per un totale di 10.374 inquilini. Oggi le domande in lista d’attesa sono 3.152. Il tasso di sfratti a Ravenna oscilla tra l’8 e il 9 per cento. Come si affronta, dal punto di vista di Acer Ravenna, l’emergenza abitativa? «Come Acer, abbiamo acceso un mutuo per finanziare il ripristino degli alloggi sfitti – i cui costi variano da 5mila a 25mila euro per appartamento – ma con le sole risorse proprie non saremmo in grado di far fronte a tutte le necessità. Per noi è prioritario far quadrare il bilancio. Le nostre attività vengono finanziate con il monte canoni, a cui si aggiungono risorse provenienti da Comuni, Regione, Stato e Unione Europea. Grazie al Pnrr abbiamo ottenuto quattro interventi sull’intero territorio provinciale, oltre a lavori finanziati con il Superbonus per circa 3 milioni di euro in via Patuelli a Ravenna. La Regione ha istituito un fondo speciale. L’Europa ha attivato fondi per l’edilizia abitativa. Segno che l’emergenza va oltre i confini ravennati. È necessario che la politica definisca linee di finanziamento più strutturate e che siano i Comuni a decidere e indirizzare. Abbiamo proposto di partecipare al programma RepowerEU e, in generale, intendiamo aderire a tutte le linee di finanziamento disponibili proponendo agli enti la partecipazione ai relativi bandi».
Tra i morosi tanti nuclei fragili
Il tasso di morosità, pari al 7,42 per cento, pur in presenza di un canone medio mensile che nel 2024 è stato di 142,30 euro, e la percentuale di sfratti sono altri segnali della gravità della situazione. Tra i morosi, ribadisce Taddei, «non ci sono solo ‘furbetti’, ma anche nuclei fragili che riusciamo ad aiutare grazie al lavoro dei nostri uffici e dei servizi sociali. Con loro predisponiamo piani di rientro per il pagamento dei canoni e delle utenze: 552 i piani attivi al momento. Li coinvolgiamo inoltre in attività di pulizia e decoro degli edifici, per favorire la responsabilizzazione nella cura delle parti comuni. A queste attività può corrispondere un piccolo contributo economico, in collaborazione con i servizi sociali». Secondo Taddei, non ha contribuito in senso positivo il recente rinnovo dei patti territoriali siglato il 23 settembre dalle associazioni della proprietà, Confabitare, Confedilizia, Asppi, Uppi, Appc, e dalle associazioni degli inquilini Assocasa e Feder.Casa Confsal. Assenti le istituzioni e i sindacati tradizionali, come il Sunia, che ha manifestato diverse criticità: «Ribadiamo che gli accordi devono essere condivisi e concertati con il presidente della Provincia in un’ottica che tenga conto della realtà territoriale. Anch’io sono rimasta sorpresa dalle modalità con cui è avvenuto l’ultimo rinnovo. A questo ritmo sarà sempre più difficile, anche per i proprietari, continuando a chiedere canoni troppo alti, impossibili da pagare per le famiglie».
Le tre alluvioni: danni per 14 milioni di euro, Faenza tra le più colpite
Negli ultimi anni, Acer Ravenna ha dovuto affrontare anche tre alluvioni che hanno colpito inquilini e patrimonio. «Subito dopo quella del 2023, tutti i nostri dieci tecnici sono scesi in campo in tutta la provincia per verificare le condizioni degli edifici. Abbiamo stimato danni per circa 9 milioni di euro, stanziati dal commissario Figliuolo con un atto del gennaio 2024. I lavori sono in corso. Le zone più colpite sono state Faenza, Castel Bolognese, Solarolo e Conselice. L’alluvione del settembre 2024, che ha colpito Ravenna e la Bassa Romagna, ha causato danni per altri cinque milioni di euro: siamo in attesa dello stanziamento dei fondi da parte della struttura commissariale».
Un fronte aperto per Acer Ravenna è quello del sostegno ai nuclei fragili: «Abbiamo la responsabilità di accompagnare le famiglie e conosciamo bene chi vive nei nostri alloggi. I tagli al welfare e alla sanità sono gravi: la presa in carico deve essere integrata. Consapevoli delle fragilità che ospitiamo, non solo economiche, ma anche relative alla salute fisica e mentale, e alle dipendenze. Negli ultimi anni abbiamo portato avanti un grande lavoro di adeguamento degli alloggi alla normativa antincendio, completato in tre anni e mezzo».
Filomena Armentano














