Una settimana di condivisione, fede e scoperta per 45 giovani ucraini provenienti dalle zone di guerra: un’iniziativa dell’Ac nazionale e della Pastorale giovanile ucraina che unisce accoglienza e speranza nelle diocesi dell’Emilia-Romagna. “Gli abbracci guariscono” è stato il titolo dell’iniziativa che si è conclusa domenica scorsa, ma che proseguirà nei prossimi anni grazie ai legami che si sono venuti a creare. Il progetto ha coinvolto anche la diocesi di Faenza-Modigliana, assieme a quelle di Imola e Ravenna-Cervia. A Faenza, in particolare, i giovani ucraini sono stati ospiti al liceo Torricelli-Ballardini, dove hanno condiviso con gli studenti le loro esperienze. Per approfondire i temi che hanno guidato questa settimana in Romagna, e a Faenza in particolare, abbiamo intervistato Francesca Zinzanzi, presidente Ac Faenza-Modigliana, ed Eva Betti, sempre dell’Ac diocesana.

Ac Faenza-Modigliana: “Ognuno di loro ci ha raccontato come la quotidianità sia stata stravolta il 24 febbraio 2022: il dover costantemente nascondersi nei bunker, non poter più frequentare l’università in presenza, l’aver perso compagni di scuola, padri e fidanzati nei bombardamenti”

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L’incontro con il cardinale Zuppi a Bologna

Come è nata questa esperienza di accoglienza da parte dell’AC faentina?

L’idea è sorta durante la Gmg di Lisbona nell’estate 2023. La guerra si era allargata a tutta l’Ucraina un anno prima e durante la Gmg i vice responsabili nazionali del settore giovani dell’Ac Italiana Lorenzo Zardi ed Emanuela Gitto pensarono di lanciare al gruppo di giovani ucraini presenti l’idea di poter venire in Italia supportati dall’Ac stessa per un periodo di “disintossicazione” dalle dinamiche di guerra . L’Ac di Bologna e quella di Vicenza vennero individuate come associazioni pilota per questo progetto e nell’ottobre del 2023 e in quello del 2024 hanno ospitato gruppi di una cinquantina di giovani ucraini accompagnati da padre Roman Demush responsabile della pastorale giovanile della chiesa greco cattolica ucraina.

E come Ac di Faenza-Modigliana, quando siete stati coinvolti?

In occasione dell’incontro del Comitato Presidenti di Azione Cattolica della regione Emilia-Romagna dell’aprile di quest’anno, il presidente diocesano dell’associazione di Bologna ha chiesto ai presenti se qualche associazione diocesana fosse interessata a vivere l’esperienza di accoglienza del gruppo di giovani ucraini nel mese di ottobre e, con Bologna, si sono coinvolte le diocesi romagnole (Imola, Ravenna-Cervia e Faenza-Modigliana), reputando quest’esperienza estremamente arricchente e profondamente umana.

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Quanti giovani ucraini sono stati coinvolti e che età hanno e in generale da dove provengono?

Sono stati coinvolti circa 45 giovani ucraini, tutti maggiorenni di età compresa tra i 18 e i 25 anni. L’ente collettore delle adesioni in Ucraina è stato l’ufficio di pastorale giovanile della chiesa greco cattolica nella figura del responsabile Padre Roman Demush, che ha chiesto ai parroci delle varie diocesi ucraine di segnalare i ragazzi più bisognosi di un’esperienza come questa. Provengono da tutto il territorio ucraino, in particolare dalle zone di Kiev e del Donetsk, (città di Kiev, Zaporizhzhia, Lviv, Odessa, Dnipro, Sumy, Bila Tserkva, Vinnytsia) e vivono tutti la devastante realtà della guerra.

Quali storie hanno condiviso con voi?

Ognuno di loro ci ha raccontato come la quotidianità sia stata stravolta il 24 febbraio 2022: il dover costantemente nascondersi nei bunker, non poter più frequentare l’università in presenza perché la maggior parte degli atenei è stato distrutto o non dispone di rifugi antiaerei per gli studenti, l’aver perso compagni di scuola, padri e fidanzati nei bombardamenti, l’essersi trovati a dover difendere il proprio paese dall’invasore prolungando il servizio di leva, l’aver dovuto rinunciare al proprio sogno di studiare arte per imparare urgentemente le tecniche di primo soccorso, fare tirocinio come psicologi negli ospedali militari, vedere tanti bambini che non disegnano più il sole ma i carri armati. La loro missione con questi gemellaggi è raccontare ai loro coetanei la guerra, non per ricevere pietà, ma per essere memoria, condividendo le loro speranze e testimoniando la fede e la speranza.

L’incontro al liceo Torricelli-Ballardini

Come si sono strutturate le loro giornate qui a Faenza e in generale in Romagna?

I ragazzi sono arrivati domenica 12 ottobre direttamente a Imola dove sono stati accolti presso il Seminario di Montericco. Hanno pernottato presso questa struttura tutta la settimana e gli amici dell’Azione cattolica della diocesi di Imola si sono occupati di preparare per loro le colazioni e le cene ed offrirgli la compagnia dei giovani delle varie associazioni e movimenti della città nelle serate. Durante la settimana sono stati ospiti delle associazioni delle varie diocesi che hanno organizzato per loro diverse attività: hanno visitato la città di Imola visitando anche l’autodromo; sono stati a Bologna dove hanno ascoltato la testimonianza di alcuni giovani che si sono dedicati alla politica, incontrato la comunità ucraina di Bologna e in udienza dal cardinale Zuppi. Poi si sono spostati a Ravenna alla scoperta dei mosaici ravennati, del museo Classis e della storia di Dante con una apprezzatissima capatina al mare. Infine è stata la volta di Faenza.

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L’incontro alla palestra del liceo di Faenza

Qui a Faenza che attività hanno svolto?

Abbiamo organizzato l’incontro con gli studenti del liceo Torricelli-Ballardini e la scoperta della prima collina con i panorami dell’Olmatello, oltre che la celebrazione della Divina Liturgia insieme alla comunità ucraina di Faenza e Imola, concelebrata con il vicario don Michele Morandi e il direttore della propedeutica don Mattia Gallegati. L’aspetto più bello è che in ogni città i giovani ucraini hanno conosciuto altri giovani e meno giovani italiani in un clima di convivialità e festa che ha caratterizzato ogni incontro. Nella semplicità dei pasti, delle visite e semplicemente passeggiando abbiamo avuto modo di ascoltare i loro racconti di vita.

L’idea è anche quella di poter proseguire questa esperienza, cercando di garantire la possibilità di venire in Italia ad altri giovani continuando il bellissimo rapporto di collaborazione nato tra l’Azione Cattolica e la Pastorale Giovanile della chiesa greco-cattolica ucraina

I legami creati continueranno a essere coltivati? In che modo?

Certamente i legami che si sono creati continueranno a essere coltivati, soprattutto tra giovani ucraini e giovani italiani, non essendo mancati i momenti di scambio dei contatti e delle amicizie sui social. L’idea è anche quella di poter proseguire questa esperienza, cercando di garantire la possibilità di venire in Italia ad altri giovani continuando il bellissimo rapporto di collaborazione nato tra l’Azione Cattolica e la Pastorale Giovanile della chiesa greco cattolica ucraina. La speranza grande è che il conflitto russo ucraino cessi il prima possibile e che la relazione tra noi possa essere non più dominata dall’urgenza della guerra, ma dal piacere dello scambio, consentendo anche a qualche italiano di raggiungere gli amici ucraini nel loro paese. Abbiamo inoltre approfondito i legami tra i soci delle quattro diocesi coinvolte: è stato un progetto bellissimo che ci ha costretto ad uscire dalle “sagrestie” delle nostre associazioni locali per condividere tempo, luoghi, esperienze tra membri di presidenza e volontari della Romagna che, fino a una settimana fa, si conoscevano solo superficialmente. L’invito di Papa Francesco a essere chiesa in uscita si è realmente concretizzato in questa esperienza.

Cosa lascia questa esperienza all’Ac diocesana e, in generale, alla nostra Chiesa?

Il viaggio dei giovani ucraini ha un titolo: Gli abbracci guariscono. “L’abbraccio guarisce non perchè risolve le cose ma perchè trasmette l’amore e l’amore è la cosa più importante, anche quando vediamo l’esatto contrario attorno a noi” ha detto il card. Zuppi riprendendo le parole degli stessi ragazzi durante l’udienza. In questi giorni ci siamo scambiati tanti abbracci: per i soci e gli amici che hanno potuto esserci, le notizie che riguardano l’Ucraina e la terribile guerra che l’affligge da ora in poi avranno i volti di Marisa, Lidia, Veronika, Ilia, Andri, Julia, Sofia e tanti altri. Questo è terribile perché fa più male, ma è anche bellissimo perché sappiamo che pregare per loro oggi ha il sapore della condivisione, della relazione e della speranza che la pace possa veramente scendere sulle loro vite. Quest’esperienza lascia alla nostra associazione diocesana, ma anche a tutte quelle locali che ci sono state, il dono dell’aver potuto guardare negli occhi questi giovani che resistono nonostante tutto, che sperano contro ogni speranza, che vogliono vivere nella pace, che hanno ringraziato per ogni singolo momento vissuto in un ambiente familiare, sicuro, semplice e sereno, dell’aver potuto fare qualcosa di molto concreto (l’accoglienza) per tante vite bisognose di un po’ di normalità. Alla fine, abbiamo ricevuto molto più di quello che abbiamo dato.

Samuele Marchi