L’ex teatro parrocchiale diventa una nuova sala di comunità in grado di accogliere le attività pastorali e anche la liturgia festiva, fino a che non troverà soluzione il recupero della chiesa parrocchiale. L’inaugurazione dei nuovi spazi è avvenuta domenica scorsa, con la benedizione della sala da parte del vescovo, monsignor Mario Toso, che ha sollecitato questi interventi. A seguire lo stesso presule e il parroco don Massimo Monti hanno presieduto le celebrazioni della festa di San Michele Arcangelo, patrono della parrocchia. «Qui a Tredozio, quest’anno la festa patronale coincide con un pezzo di storia per nulla insignificante – ha detto il vescovo nell’omelia – legato ad alluvioni e al terremoto, che ha provocato frane, diversi danni alle abitazioni, agli edifici istituzionali, parrocchiali, sanitari e alle infrastrutture. Coincide con l’inaugurazione del ex teatro parrocchiale, ristrutturato e riqualificato, quale sala comunitaria multiuso, a fini religiosi, culturali e sociali. Credo che non sia fuor di luogo affidare alla protezione di san Michele anche questo bell’ambiente, che si è potuto ristrutturare prima di tutto il resto, perché non dichiarato inagibile, come lo è ancora la chiesa parrocchiale e tutte le altre, e perché si sono trovate le sufficienti risorse finanziarie, grazie alla solidarietà della Caritas nazionale, alla Caritas diocesana, alla Diocesi e ad altri benefattori come La Bcc di Faenza, la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. Un ringraziamento speciale va a coloro che hanno seguito la progettazione e l’esecuzione dei lavori, va alla Ditta Edilzeta che ha realizzato con perizia e nei tempi stabiliti la ristrutturazione, che è sotto gli occhi di tutti».

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La figura di san Michele ha affascinato l’immaginario religioso e culturale per secoli, diventando un simbolo di forza, protezione e vittoria sul male. «Oggi – ha sollecitato il vescovo – domenica in cui celebriamo anche il sacramento della confermazione per alcuni cresimandi, invito questi giovani a imitarlo. Come? Come colui che si pone a capo degli esseri celesti, degli esseri buoni, contro le forze del male che oppongono al bene. Voi, cresimandi, ricevendo lo Spirito Santo, che vi dà i sette doni, siete sollecitati a divenire i difensori della fede o, più precisamente, di Cristo. Siete invitati a vivere la sapienza ossia la capacità di vedere e giudicare ogni cosa dalla prospettiva di Dio».

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«Affidiamoci a san Michele Arcangelo – l’invito del presule – perché ci aiuti a scegliere, come fece Cristo, Dio: per donarci a Lui con tutto il nostro essere. Non abbiamo bisogno di persone litigiose, divisive. Abbiamo bisogno di onorare la dignità umana, la fraternità, la comunione. Abbiamo bisogno di una protezione spirituale contro le calamità, le malattie del corpo, ma soprattutto dell’anima. Ci sono mali subdoli che si intromettono nelle nostre vite mediante anche i social. Questi offrono grandi possibilità ma possono rovinare i nostri sentimenti, le nostre menti e talora il nostro mondo psicologico. Non dimentichiamo che le nostre famiglie, le nostre associazioni, le nostre parrocchie possono rinascere e possono crescere in uno stile di umile corresponsabilità, di servizio degli altri e del territorio, del bene comune, se crescono nell’amore dello Spirito santo. Possiamo ricostruire le nostre chiese, pietra su pietra, possiamo poggiare le nostre famiglie sulla roccia che è Cristo, possiamo ridare unità alla nostra nazione in preda a continue baruffe di parte, possiamo dare un’anima alla stessa Europa che appare arteriosclerotica rispetto alle proprie radici, se saremo scossi, animati e condotti dallo Spirito dell’amore. Non dimentichiamolo: costruire noi stessi, le nostre famiglie, le nostre associazioni, risalire la china dell’inverno demografico, innamorarci della vita è anzitutto un atto spirituale, un atto di amore a Dio, al suo disegno».

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Foto Ugo Rossi