La zona rossa si spalanca davanti ai nostri occhi subito dopo il cartello di ingresso a Traversara. Pochi metri più in là, sulla sinistra, il tempo sembra essersi fermato al 19 settembre 2024. Le case sventrate con crolli anche recenti, qualche mobile spaccato e coperto di fango, i lampadari ancora appesi al soffitto, unico segno di una quotidianità che non c’è più. Sotto, i solai collassati. «I mobili in buone condizioni siamo riusciti a portarli via abusivamente» confessano i proprietari, perché la zona è transennata e per legge non si può entrare. Al resto hanno pensato gli sciacalli, che continuano ad agire indisturbati, soprattutto dopo che la locale stazione dei carabinieri è stata trasferita a seguito dell’alluvione, in attesa del ripristino della caserma.

Acquitrini profondi anche due metri

  • traversara1
  • traversara5 1
  • traversara7
  • traversara8
  • traversara10
  • traversara11
  • traversara14 1
  • traversara16

L’acqua, con violenza inaudita, ha scavato sotto le abitazioni, creando voragini ora colme di acqua di falda. «Per fortuna – spiegano i residenti – se no sarebbe arrivato anche il colera». Acquitrini profondi anche due metri dove convivono rane, pesci, bisce, ratti e zanzare. La natura, non governata, si è ripresa i suoi spazi: erba alta oltre due metri invade giardini che – si intuisce – un anno fa erano ben curati. Tra le sterpaglie si intravedono ancora palme, rose, cipressi e resti di siepi. Oltre ai danni materiali, l’alluvione ha generato sofferenze psicologiche. «Un trasloco è la seconda causa di stress dopo un lutto – ricordano i residenti – figuriamoci l’essere sfollati». Traversara ha visto la sua popolazione scendere drasticamente, passando dai 970 abitanti prima dell’alluvione ai poco più dei 600 di oggi.

“Bisce lunghe anche due metri, topi grandi come gatti, allevamenti di zanzare”

DSC08361 2 1
Gianluca Sardelli

«Quella era la casa della Lia – racconta Gianluca Sardelli -. In un paese così piccolo ci conosciamo tutti per nome». Sardelli, geometra, che da quarant’anni a Traversara vive e lavora, racconta con amarezza la condizione del paese. «Qui ci troviamo all’interno della zona rossa, quella più colpita. A distanza di quasi un anno la situazione è congelata: bisce lunghe anche due metri, topi grandi come gatti, allevamenti di zanzare. Questa situazione non è più tollerabile». I proprietari delle case interdette vivono ancora da sfollati. «Devono pagarsi affitto, utenze e spese quotidiane. Mille euro al mese se ne vanno subito. Il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, è in ritardo di sei mesi – denuncia -. Sono famiglie senza grandi redditi, costrette ad anticipare spese che non riescono a sostenere». Il paese è più esposto anche per la mancanza di un presidio delle forze dell’ordine. «Il fine settimana scorso i ladri sono venuti per la seconda volta – racconta Sardelli -. La caserma dei carabinieri è stata alluvionata e trasferita, ma so che i lavori interni sono terminati e che entro l’autunno potrebbero rientrare. La loro presenza è fondamentale per la sicurezza. Nell’immediato – insiste Sardelli – serve mettere in sicurezza la zona rossa dal punto di vista igienico-sanitario: chiudere i buchi, tagliare l’erba, aspirare l’acqua stagnante. Abbiamo mucchi di terra già vagliata, basterebbe utilizzarla per colmare le voragini. È un lavoro che si potrebbe fare in una settimana, con costi bassissimi. Perché dobbiamo continuare a vivere così?» Il nodo più complesso resta quello delle abitazioni. «Qui le case non possono essere sistemate facilmente – spiega -. Un edificio in mattone che ha subito un trauma simile o lo ricostruisci consolidandolo staticamente con costi altissimi, oppure non potrà più tornare abitabile. Serve una decisione chiara della struttura commissariale». L’ultimo incontro con il commissario straordinario Fabrizio Curcio ha lasciato qualche spiraglio. «Ha promesso una circolare specifica per Traversara, ma finché non arriva resta tutto bloccato» ricorda Sardelli, che commenta anche la ricostruzione degli argini del fiume Lamone. «Hanno fatto un argine alto il doppio, un metro in più rispetto al precedente. Dovrebbe reggere, anche se la causa principale dell’esondazione fu un tappo a valle che bloccò il deflusso. Lì c’era acqua più bassa rispetto all’argine di Traversara, eppure fu qui che ruppe». Sardelli non dimentica quella notte: «Alle 3 del mattino l’argine ha iniziato a cedere. L’acqua è entrata nelle case e ha continuato fino alle 11.30. Se avessero messo un telo e due file di sacchi, non sarebbe successo nulla a Traversara, si sarebbe allagata la campagna, non un intero paese. Ci sono famiglie che hanno comprato casa in agosto e a settembre non l’avevano già più».

Barbara Fichera