Frutta e verdure fresche, carni, salumi, ma anche giornali, profumi, generi alimentari e articoli da regalo. Il Crai di Traversara è un posto dove si respira l’aria di paese, di quelli dove entri per fare due chiacchiere mentre compri il pane.
Un anno fa oltre un metro d’acqua

Un anno fa le due titolari Annalisa Guerrini e Monica Cortesi, hanno visto la propria attività sommersa da oltre un metro d’acqua. «Oggi galleggiamo con difficoltà – raccontano -, manca una fetta del paese e con essa tanti clienti», L’alluvione ha segnato duramente Traversara: molte famiglie non sono rientrate nelle loro case, alcune tutt’ora inagibili. La mancanza di quella parte di popolazione si riflette anche sull’unico supermercato della frazione, che è al tempo stesso alimentari, edicola e punto di incontro. «Speriamo di riuscire a resistere, che il paese venga risanato» affermano. Nonostante la riduzione della clientela, le due socie notano che «ogni tanto qualcuno viene anche da fuori, per sostenerci o per i prodotti». Il negozio era stato invaso da oltre un metro d’acqua: frigoriferi, scaffali e banconi distrutti.
“Con gli aiuti siamo riuscite a ricostruire poco alla volta”

«Da sole non ce l’avremmo mai fatta. Abbiamo ricevuto tanti aiuti umanitari da chi ci conosceva, ma anche da chi non ci conosceva. Questo ci ci ha permesso di rimetterci in piedi», raccontano. Un sostegno che è arrivato non solo da amici e clienti, ma anche da associazioni e dal Comune. «Economicamente non avevamo la possibilità di ripartire – raccontano -. Con gli aiuti siamo riuscite a ricostruire piano piano e oggi il locale è tornato nuovo. Ora dobbiamo solo sperare di riuscire a mantenerlo asciutto».
La popolazione è crollata dai 970 abitanti dello scorso anno ai poco più dei 600 di oggi

In una frazione dove la popolazione è crollata dai 970 abitanti dello scorso anno ai poco più dei 600 di oggi, il Crai non è solo un luogo dove acquistare pane, formaggi o giornali. È un presidio di socialità e vicinanza. «In tanti ci hanno pregato di riaprire perché qui non si viene solo a fare la spesa, ma per scambiare due parole. È un altro tipo di rapporto, che dà sostegno alla comunità», spiegano Annalisa e Monica insieme alla loro collaboratrice Vania. Per loro, ogni cliente che entra è una piccola storia che scalda il cuore. «Le persone arrivano con il volto triste e ripartono con un sorriso. Questo dà valore al nostro lavoro e ci ripaga delle fatiche». Accanto alla gratitudine per la solidarietà ricevuta, resta forte l’amarezza verso le istituzioni. «Manca il rifacimento del paese e mancano risposte. Non importa se fra un mese o un anno, ma la gente ha bisogno di sapere – osservano – . Invece è tutto molto taciturno, e questo fa male». Il pensiero torna anche alla prevenzione. «Il corso dei fiumi deve essere mantenuto pulito. Non è possibile che ci siano tonnellate di tronchi ancora lì, sedici mesi dopo, senza che nessuno intervenga. È stata una catastrofe annunciata». Anche la storia personale di Annalisa si intreccia con l’alluvione. «A 50 anni ci siamo rimesse in gioco – racconta – con la paura che ogni pioggia potesse riportare la stessa tragedia». Annalisa vive con la famiglia nella vicina frazione di Boncellino, dove le alluvioni sono state tre. Oggi, a distanza di un anno, la voce delle due titolari resta un punto fermo per la frazione. «Ci hanno chiamate il polmone del paese e sentiamo questa responsabilità. Per noi è motivo di orgoglio, ma non possiamo essere lasciate sole».
Barbara Fichera














