A un anno di distanza dall’alluvione, la zona rossa è ancora chiusa in uno stato di abbandono. Famiglie sfollate che non possono rientrare nelle proprie abitazioni, nemmeno in quelle risparmiate dall’acqua. L’area, una trentina di case di cui venti gravemente danneggiate, assume l’aspetto di un paese fantasma, mentre qualche metro più in là si cerca – faticosamente – di tornare alla normalità. Ne abbiamo parlato con Francesco Ravagli, assessore ai lavori pubblici del Comune di Bagnacavallo.
Intervista all’assessore ai lavori pubblici Francesco Ravagli
Assessore Ravagli, perchè si è arrivati a questa situazione?
L’area è stata istituita subito dopo l’alluvione per motivi di sicurezza. Molti edifici hanno riportato danni strutturali gravi e alcuni rischiano il crollo. Non potevamo permettere l’accesso senza prima stabilire cosa fosse recuperabile e cosa da demolire.
Come sbloccare lo stallo?
Abbiamo proposto alla struttura commissariale di trattare il tema delle demolizioni come un unico cantiere. Ci siamo detti disponibili ad assumerci direttamente l’onere di coordinare gli interventi. La proposta è stata accolta e a breve dovrebbe arrivare il decreto che nominerà la Commissione regionale incaricata di valutare, casa per casa, se gli immobili debbano essere abbattuti o se possano essere rinforzati e recuperati. Sarà il primo passo concreto per far ripartire Traversara.
In paese c’è preoccupazione per una delocalizzazione.
Il nostro obiettivo è chiaro: saldo zero, cioè evitare lo spopolamento della frazione. Traversara non deve morire. Ci sono attività economiche vive – la farmacia, i negozi, il bar – che dipendono dalla presenza dei residenti. Solo due immobili, quelli a ridosso del fiume e già distrutti, dovranno essere delocalizzati, perché ricadono nella fascia di rispetto dell’argine. Per il resto lavoriamo per il ripristino e per una ricostruzione.
L’area dà un’immagine di abbandono. Cosa si può fare?
Il problema è che si tratta di proprietà private. Senza un provvedimento straordinario noi non possiamo intervenire. Confidiamo che con la Commissione e l’avvio del cantiere delle demolizioni si possa iniziare a restituire decoro e dignità a quest’area.
I residenti delle case meno danneggiate possono almeno accedere alle loro abitazioni?
No, purtroppo neppure loro. La zona è interdetta proprio per la sicurezza: ci sono situazioni di pericolo oggettivo che impediscono l’accesso anche a chi ha avuto danni più lievi.
Nel resto della frazione a che punto sono i lavori?
Abbiamo lavorato molto sui sottoservizi: rete del gas, energia elettrica, illuminazione pubblica. Restano ancora alcuni interventi che completeremo nei prossimi mesi. Ci siamo occupati anche degli spazi pubblici: il parco è stato in parte sistemato e stiamo programmando la sostituzione degli arredi e dei giochi.
Tra i nodi principali era la messa in sicurezza dell’argine del fiume. A che punto siamo?
L’intervento sulla rotta è stato completato dalla Regione. Sono stati realizzati lavori di rinforzo che hanno reso l’argine più solido rispetto al passato. Certo, lungo tutta l’asta fluviale ci sono ancora interventi da fare e serviranno opere strutturali di più ampio respiro, come vasche di espansione.
Uno dei problemi fu il cosiddetto “tappo” di tronchi nel fiume. Possiamo dire che non si ripeterà?
Il tema della manutenzione resta delicato. Alcuni tronchi sono ancora presenti, ma il problema principale è che oggi le piogge hanno intensità mai viste prima. Non bastano piccoli interventi, servono opere straordinarie e una pianificazione a lungo termine.
Da dove vengono i grandi cumuli di terra in paese?
Sono il risultato di un enorme lavoro di bonifica svolto da Hera con il supporto della Regione. Dopo l’alluvione nei terreni privati si erano accumulati detriti, auto, rifiuti di ogni genere. È stata fatta una pulizia capillare e i cumuli che si vedono sono materiale già vagliato in attesa di smaltimento definitivo. La parte più consistente è già stata rimossa, mancano gli ultimi carichi.
Cosa vuole dire ai cittadini di Traversara?
Capisco la frustrazione, ma non abbiamo mai smesso di lavorare. La zona rossa è l’ultimo grande nodo da sciogliere e siamo vicini a una svolta. L’obiettivo è ricostruire Traversara, mantenerla viva e renderla più sicura di prima.
Barbara Fichera














