Con la chiusura degli stand alle 20 di domenica sera si è archiviata la terza edizione di Made in Italy, manifestazione che ha trasformato il centro storico di Faenza in un grande palcoscenico a cielo aperto, confermando la forza di un progetto che, nato come momento per sopperire a una emergenza, quella del Covid, inizia a ritagliarsi una sua identità ben precisa, mettendo assieme tradizione, innovazione e partecipazione.

Migliaia di visitatori hanno passeggiato tra gli stand di espositori provenienti da tutta Italia

Due giornate di sole, senza afa, hanno accompagnato il lavoro di una macchina organizzativa che ha coinvolto una cinquantina di volontari e portato migliaia di persone a scoprire stand da ogni angolo d’Italia, produzioni dei più variegati territori, senza dimenticare le esposizioni, accompagnate da dimostrazioni e laboratori.

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Per la prima volta, gli espositori hanno trovato spazio anche in piazza della Libertà, accanto alla Cattedrale: una novità accolta positivamente dal pubblico e dagli stessi artigiani.

In piazza Martiri della Libertà, la nuova disposizione “ad anfiteatro” ha creato un ambiente raccolto e dinamico, animato dalle spettacolari dimostrazioni dei foggiatori dell’associazione Gino Geminiani e dallo stand ITS, che hanno dato un tocco vivace all’area, mentre piazza del Popolo è rimasta il cuore della manifestazione, punto di incontro e crocevia di visitatori, tantissimi.

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Un flusso continuo di persone, dalla mattina fino alla sera, ha caratterizzato le due giornate con l’anteprima della grande mostra a Palazzo del Podestà, segno di un evento ormai riconosciuto e atteso.

Soddisfazione da parte degli espositori per l’affluenza di pubblico

Alcuni espositori hanno raccontato episodi che ben rendono il successo dell’edizione: una ceramista di Brescia ha dovuto chiamare rinforzi per farsi portare nuovi pezzi dalla bottega, dopo aver esaurito le scorte; lo stesso è accaduto per un’artigiana di Firenze e per una ceramista faentina.

Non sono mancati visitatori arrivati appositamente da fuori regione – come una negoziante di Bolzano che ha fatto acquisti consistenti – accanto a turisti che hanno scoperto il mercato quasi per caso, incuriositi dalla promozione che quest’anno ha toccato la riviera da Ravenna a Riccione, fino a Bologna e all’Alto Mugello.

Oltre trenta gli eventi collaterali

Accanto al mercato, le oltre trenta iniziative collaterali hanno mantenuto vivo il centro storico lungo tutto il weekend. Le sedi espositive hanno registrato un interesse costante, con visitatori sempre presenti e curiosi.

Alcune mostre proseguiranno anche dopo la chiusura ufficiale del mercato: le esposizioni istituzionali della Galleria della Molinella e di Palazzo del Podestà resteranno aperte fino al 14 settembre, mentre diverse iniziative collaterali continueranno fino a fine settembre, e alcune addirittura fino a ottobre.

Sebbene l’analisi dei questionari sia ancora in corso, dai primi riscontri emerge una soddisfazione diffusa. Gli artigiani hanno apprezzato sia l’organizzazione sia il pubblico, riconoscendo nell’evento una vetrina efficace e accogliente. Non solo un’occasione di vendita, ma anche di incontro con nuovi clienti, distributori e turisti. Contenti anche i gestori del settore alberghiero e quelli della ristorazione.

Fondamentale l’impegno dei cinquanta volontari che hanno garantito il corretto funzionamento dell’evento, dalle logistiche alla comunicazione con il pubblico. Un lavoro silenzioso ma determinante, che ha permesso di valorizzare al meglio il patrimonio artigianale e culturale della città.

Isola: “Manifestazione che si configura come una vetrina a 360 gradi sull’artigianato artistico italiano”

«Made in Italy 2025 – sottolinea il sindaco Massimo Isola – è stata un’edizione meravigliosa. Finalmente abbiamo potuto lavorare con ritmi organizzativi normali, dopo anni complessi, e credo che i risultati siano sotto gli occhi di tutti. La manifestazione sta definendo sempre più chiaramente la propria identità: non è più soltanto una mostra-mercato in piazza, ma una vetrina a 360 gradi sull’artigianato artistico italiano, capace di essere ogni anno più puntuale e rappresentativa.

Accanto alla centralità delle piazze, abbiamo colto l’occasione per raccontare, negli spazi diffusi della città, storie altrettanto importanti e nutrienti per l’artigianato: il dialogo tra designer e maestri ceramisti, le contaminazioni con le arti contemporanee, i legami con le arti visive e con la produzione ceramica. Intrecci che arricchiscono e creano profondità all’offerta culturale della manifestazione. Un aspetto che merita di essere evidenziato è anche l’incontro tra le diverse produzioni italiane: dagli approfondimenti dedicati alla ceramica faentina, con il tema dei Calanchi, alle esperienze del Nord-Est e del Nord-Ovest.

Questo racconto geografico e territoriale è parte integrante della filosofia di Made in Italy. Abbiamo vissuto due giorni di grande partecipazione: il pubblico è stato numerosissimo, non solo durante il mercato ma anche nei giorni precedenti e gli artigiani hanno offerto performance di alto livello; le mostre sono state molto visitate e apprezzate. Ma soprattutto, ed è ciò che mi sta più a cuore, si è ricreato quel clima che contraddistingue la nostra città: accoglienza, qualità, freschezza creativa. Un’aria speciale, che ha reso questa edizione non solo riuscita, ma capace di lasciare davvero il segno».

La terza edizione di Made in Italy si chiude così un bilancio positivo, rafforzando il legame tra artigianato, turismo e vita cittadina. Un evento che non si esaurisce in due giorni, ma che continua a generare effetti, a partire dalle mostre ancora aperte, fino alle relazioni che espositori e visitatori porteranno avanti nei prossimi mesi.