Appassionato intervento, ieri pomeriggio alla biblioteca Classense, nell’ambito del convegno “Cristianesimi d’Oriente e d’Occidente” della responsabile del servizio Diritti umani e Giustizia della Comunità papa Giovanni XXIII.

L’intervento davanti ai giovani della Bel Espoir

“Artigiani e architetti di pace, come si può vedere qui a Ravenna”, in questa città intrisa di opere d’arte. L’invito a essere costruttori di un mondo nuovo, di relazioni internazionali non più basate sulla forza, perché “la guerra ci porta all’autodistruzione”, ma sul dialogo, sul confronto, sulla stima tra gli Stati, è venuto ieri pomeriggio da Laila Simoncelli, responsabile del servizio Diritti umani e Giustizia della Comunità papa Giovanni XXIII.

Il suo è il terzo intervento al convegno tenutosi in due giorni a Ravenna in occasione dell’arrivo della nave-scuola Bel Espoir. La barca, un veliero che in questi giorni ha richiamato tanta curiosità attorno a sé, sta girando il Mediterraneo accogliendo a bordo giovani che vogliano lavorare sui temi della paceprovenienti anche da Paesi che sono stati teatri di guerra.

Un lungo e appassionato appello alla fraternità e alla condivisione

La Simoncelli, con un’esperienza di dieci anni all’estero, di cui diversi trascorsi in Africa, si batte da tempo per l’istituzione di un ministero della pace. Più che un intervento, il suo è un lungo e appassionato appello per la fraternità e la condivisione.

 “Il vostro gesto – dice nella sala dantesca della biblioteca classense rivolta ai numerosi giovani presenti – è un segno di speranza concreta, perché la forza del bene è come una forza di gravità. Ci fate comprendere che la pace non è un’utopia”.

L’avvocatessa racconta anche di sé, dei suoi legami intrecciati in giro per il mondo. “Sono stata nelle periferie della storia, in Libano e in Grecia nei campi-profughi. Tanti mi hanno accolto nelle loro case, anche di religioni diverse. Molte volte mi hanno salvato la vita mettendo in pericolo la loro”. D’altronde, spiega, “chi vive nell’emarginazione è in grado di fare emergere il fratello”. Lo sostiene con forza, e aggiunge le motivazioni: “Nessun Dio insegna a uccidere una vita, e nessun Dio vuole essere difeso da noi”.

Un ministero della pace, “ma prima la pace dentro di noi”

Poi passa alla proposta vera per cui lavora e si batte da anni: istituire un ministero di pace. È possibile, fa intendere, solo se prima “la pace nasce dentro di noi. Di conseguenza si trasforma la società. Quello che noi incarniamo è un Cristo concreto. Il veramente umano, come è stato Gesù, non si chiude nel privato. Si apre e si cala nella città degli uomini”.

L’inganno delle armi per difendere la pace

L’amore cristiano riconcilia i popoli e guarisce le ferite. I passi da intraprendere vengono indicati “nella condivisione e nella rimozione delle cause profonde delle ingiustizie che causano dolore nei fratelli”. Da qui parte “una rivendicazione politica per la pace come impegno, perché non la si può solo invocare, ma va costruita”, giorno dopo giorno, ridandole dignità.

Simoncelli mette in guardia. Attenzione, aggiunge, “a quando la guerra si traveste, a quando si dice armiamoci per difendere la pace: abbiamo il dovere di smascherare l’inganno”. Di conseguenza, chiarisce, l’architettura dei ministeri delle varie Nazioni va rivista. “Ci vuole un ministero della pace in ogni Paese, con la pace che deve diventare priorità per la politica”.

Un ministero della pace in ogni Paese. L’esempio del Costarica

Affermare “più armi” equivale a mettere in campo più conflitti. “È ora di trovare un’alternativa alla deterrenza – prosegue la Simoncelli -. Affermare che il mio interesse viene prima del tuo è un’assurdità. Istituire un ministero ad hoc per la pace significa cambiare le priorità. È ora di imparare a conoscere la storia del bene, i testimoni del bene e anche a sapere a chi vendiamo le armi, quante testate nucleari ospitiamo sul suolo nazionale”.

L’esempio virtuoso è quello del CostaricaPaese senza esercito e con il ministero per la pace che, nell’auspicio della comunità fondata da don Oreste Benzi, deve diventare la casa dei costruttori di pace. Il sacerdote, citato dall’avvocatessa, sosteneva: dobbiamo organizzare la pace. “In Italia – precisa la relatrice – abbiamo interlocuzioni con funzionari di vari ministeri. Il ministro Tajani conosce molto bene questa nostra proposta. Gli altri meno. Non demordiamo. Il nostro obiettivo è la prossima legislatura, almeno per la Consulta dei costruttori di pace”.

“Ogni gesto conta”

Infine la Simoncelli si rivolge direttamente ai giovani in sala. “Ci vuole – sostiene con forza – una flottiglia delle convivenze di pace. Imparate a conoscere le storie di quanti, in scenari difficili, sono riusciti a rimanere umani. Unitevi al rifiuto della violenza nelle relazioni internazionali. La non-violenza diventi pratica di governo. Ogni gesto conta. Sui vostri volti è impresso un grande segno di pace”.

Francesco Zanotti