L’inizio del nuovo anno scolastico in provincia di Ravenna porta con sé vecchi problemi irrisolti. La Flc Cgil denuncia ancora una volta carenze negli organici e una precarietà che continua a pesare sul funzionamento delle scuole.

Organici incompleti per docenti e sostegno

Secondo quanto riferito dalla Flc Cgil, a pochi giorni dall’avvio delle attività didattiche molti istituti della provincia non hanno ancora l’organico al completo. Sono infatti 1.399 i posti conferiti o in via di assegnazione tra organico di diritto, organico di fatto e spezzoni orari, riguardanti docenti di ogni ordine e grado, compresi i posti di sostegno.

Solo a ottobre verranno aggiunte le ore in deroga per il sostegno, anch’esse affidate tramite supplenze. Le immissioni in ruolo risultano limitate: 6 posti nella scuola dell’infanzia, 69 nella primaria, 45 nella secondaria di primo grado, 56 nella secondaria di secondo grado e 141 sul sostegno. Dati che confermano la persistenza del precariato.

Personale Ata insufficiente

Il quadro non migliora per il personale Ata. Sono stati autorizzati 79 contratti a tempo indeterminato, un numero giudicato molto basso rispetto al fabbisogno reale delle scuole. Le segreterie, in particolare, risultano «al collasso» per la scarsità di personale stabile e formato.

Le immissioni in ruolo si sono distribuite tra 17 assistenti amministrativi, 5 assistenti tecnici e 57 collaboratori scolastici. Restano tuttavia 416 posti ancora da coprire con contratti a tempo determinato.

Dirigenti e funzionari mancanti

Persistono criticità anche nei profili dirigenziali. Nonostante nuove immissioni in ruolo, tre istituti della provincia – l’I.P. Olivetti Callegari di Ravenna, l’I.C. Giancarlo Cerini di Faenza e l’I.C. Pascoli di Riolo Terme – risultano in reggenza.

Cinque scuole, inoltre, sono prive di Direttore dei Servizi Generali Amministrativi o di figure appartenenti all’area dei funzionari ad elevata qualificazione.

Le richieste della Flc Cgil

La Flc Cgil sottolinea che senza la stabilizzazione del personale precario e una riduzione del numero di alunni per classe, non è possibile garantire il diritto allo studio, la salute e la sicurezza.

«Nonostante gli innumerevoli proclami di chi ci governa – evidenzia il sindacato – la scuola continua a essere mortificata e sacrificata. Se volessimo tracciare la distanza esatta tra la politica e i cittadini, l’unità di misura sarebbe il lavoro. Più l’occupazione è precaria più il solco si allarga».