La città di Modigliana ha vissuto una significativa celebrazione liturgica in occasione della festa di sant’Agostino, vissuta insieme al vescovo Mario Toso e alla comunità monastica delle Monache agostiniane.
Celebrazione nella chiesa delle Monache agostiniane presieduta dal vescovo Mario
Giovedì 28 agosto, alle 17.30, la comunità di Modigliana si è raccolta nella chiesa del monastero delle Monache agostiniane per la solennità di sant’Agostino, padre spirituale e fondatore dell’ordine. La Santa Messa solenne è stata presieduta dal vescovo della diocesi di Faenza-Modigliana mons. Mario Toso , e concelebrata dal parroco don Stefano Rava.

“Sant’Agostino: una persona affascinata da Cristo”
Nella chiesa del monastero la messa solenne è stata presieduta dal vescovo Mario Toso e concelebrata dal parroco don Stefano Rava.
Al termine, la comunità monastica ha offerto un rinfresco ai fedeli presenti.
«Care suore agostiniane, cari fratelli e sorelle – ha esordito il presule nella sua omelia -, gioiamo nel Signore perché egli ha donato, e continua a dare alla sua Chiesa, santi meravigliosi, pastori esemplari, come sant’Agostino, vescovo. Pensando a questo grande testimone, la cui freschezza spirituale papa Leone XIV ci sta facendo rivivere con continui riferimenti ai suoi scritti, ricchi di sapienza e di intelligenza, non possiamo che apprezzarne la viva attualità. Inquieto, appassionato, non ha temuto di porsi le domande più radicali sul male, sull’identità, sulla libertà, sulla morte. Oltre che maestro di vita interiore – ha specificato il vescovo – è da considerare un valido compagno di viaggio. Pensare a sant’Agostino equivale ad incontrare una persona affascinata da Cristo, che la madre Monica gli fece conoscere fin da piccolo. Nonostante il suo itinerario spirituale tortuoso, Agostino confessa di aver sempre amato Gesù, ma di essersi allontanato sempre più dalla fede ecclesiale, dalla pratica ecclesiale, come succede anche oggi per molti giovani. Tuttavia, nel profondo del suo cuore, rimase sempre la convinzione che non poteva vivere senza Dio. Così, seguendo i manichei del suo tempo, si costruì una religione per conto suo, ossia una religione totalmente razionale, a misura d’uomo, che componeva amore di Cristo e razionalismo».
«La conversione al cristianesimo, in età adulta – ha ricordato – si collocò al culmine di un tormentato itinerario interiore, dopo la rilettura della sacra Scrittura, che prima disprezzava». Dopo il Battesimo, ricevuto da sant’Ambrogio, decise di rientrare in Africa e si stabilì ad Ippona, dove fondò un monastero. Con alcuni compagni condivise la vita monastica, dividendo il suo tempo tra la preghiera, lo studio e la predicazione.
“Fede e ragione, verso Cristo. Mai distinte, una giova all’altra e viceversa”
«Fede e ragione – ha detto monsignor Toso -, secondo il santo di Ippona, sono due dimensioni che non si devono separare né contrapporre. Esse, piuttosto, devono sempre andare insieme. Sono le due forze che ci portano a conoscere meglio Gesù Cristo: una giova all’altra, e viceversa. Il credere apre la strada per varcare la porta della verità: credi per comprendere, crede ut intelligas; inseparabilmente, intellige ut credas, comprendi per credere, ossia scruta la verità per poter trovare Dio e credere. Su queste premesse Agostino praticò la sua riflessione teologica, avente un metodo assunto poi anche da san Domenico di Guzmán, da san Tommaso d’Aquino. Quest’ultimo prese la definizione della teologia proprio da sant’Agostino». Che cos’è per sant’Agostino la teologia? «Non è una domanda inutile per noi che ci riteniamo missionari e siamo chiamati ad esserlo – ha ricordato il vescovo – . È una scienza interamente consacrata a studiare, illuminare, confermare la Parola di Dio, non in sé stessa, perché la Parola di Dio è autosufficiente, ma nello spirito degli uomini, per disporli ad accogliere la fede»
«La fede non è qualcosa di irrazionale, di contrario alla ragione – ha approfondito il vescovo -. Non è una realtà che coarta la nostra ragione, la nostra libertà. Quello che la fede ci propone a credere è accessibile alle nostre facoltà intellettuali, spirituali. È ragionevole. E ciò perché Dio con la sua rivelazione si rivolge alla persona umana in quanto soggetto capace di cogliere quanto Dio stesso le propone. Se nella rivelazione vi sono contenuti, come ad esempio l’esistenza della Trinità, che non sono del tutto a noi accessibili, ciò non è perché sono irrazionali, ma semmai sovrarazionali. Alle persone è data la capacità di conoscere Dio perché Dio stesso creandole le ha dotate di una tale attitudine. È guardando dentro a noi stessi, nel nostro intimo, le nostre facoltà intellettive e volitive, che scopriamo la presenza di Dio in noi. Per questo Agostino sollecitava a non uscire da noi stessi, bensì ad entrare nel nostro mondo interiore ove abita la verità». Verso la fine della vita, anche se vecchio e stanco, restò sulla breccia con la preghiera e la meditazione. Parlava della «vecchiaia del mondo» e si riferiva alla decadenza del mondo romano. « Ma se il mondo invecchia – ha concluso il presule -, Cristo è perpetuamente giovane.
E allora il suo invito: “Non rifiutare di ringiovanire unito a Cristo, anche nel mondo vecchio. Egli ti dice: Non temere, la tua gioventù si rinnoverà come quella dell’aquila”».














