La vigna più vecchia di Oriolo dei Fichi, il recupero certosino di filari dimenticati per destinarli a un nuovo progetto e una storia di millecento anni fa che testimonia la nobiltà di una terra straordinaria: sono questi gli ingredienti di “Aica”, nuovo vino-racconto con cui la cantina La Sabbiona ha deciso di rendere omaggio alla Torre di Oriolo e all’orgoglio della gente che nel corso dei secoli ha custodito la natura e la bellezza delle sue dolci colline.

Il vino, un Sangiovese, vuole rendere omaggio ad Aica figlia del castellano di Oriolo Aghinolfo

Il nome del Romagna Doc Sangiovese Oriolo Riserva 2022, che sarà presentato ufficialmente in occasione del Trat-Tour Oriolo in vigna (20-21 e 27-28 settembre, Oriolo dei Fichi) e di Vini ad Arte (22 settembre, Casa Spadoni, Faenza) è quello di una donna di straordinario coraggio, figlia del castellano di Oriolo Aghinolfo, che nel 925 d.C. riuscì a difendere e far riconoscere ufficialmente il reale valore della Torre di Oriolo e delle terre circostanti.

Quando Aghinolfo morì, chiamò al suo capezzale Aica, poco più che ventenne, e sua sorella minore Marocia, facendole giurare di difendere il dominio di Oriolo dalle rivendicazioni della Chiesa, intenzionata ad appropriarsi automaticamente di quelle terre a causa dell’assenza di eredi maschi. Spalleggiata dal marito e dal cognato, Aica dimostrò una grande tenacia tanto che la mensa arcivescovile di Ravenna fu costretta a pagare una cospicua somma di denaro per entrare in possesso del castello, evento più che singolare per le regole dell’epoca in cui si svolsero i fatti.

Aica nasce dal vigneto più vecchio di Oriolo dei Fichi

Con uguale determinazione Marika Servadei dell’azienda agricola Oriolo Land, entrata in possesso nel febbraio del 2022 del vigneto più vecchio di Oriolo dei Fichi situato a meno di cinquecento metri dalla torre medievale, ha deciso di recuperarlo dopo che il tempo lo aveva “sepolto” con querce, acacie e una folta vegetazione spontanea.

Così i grappoli di Sangiovese tornati a splendere possono oggi raccontare una nuova storia in bottiglia grazie alla collaborazione con la cantina La Sabbiona. Durante la lunga e delicata potatura manuale che ha permesso di recuperare la vigna è stato scelto di lasciare due filari così come si presentavano nel 2022, a testimonianza di un passato che può diventare futuro grazie all’amore dell’uomo per la terra in cui vive.

Altini: “Essere agricoltori significa custodire la terra in cui si vive”

“Essere agricoltori – racconta Mauro Altini – significa custodire la terra in cui si vive, difenderne i tesori attraverso scelte concrete e raccontarne l’identità a chi vorrà continuare a portare avanti questo prezioso lavoro nei prossimi anni.” I grappoli di Sangiovese raccolti da una vigna di sessant’anni sono vinificati in acciaio, senza passaggio in legno, per esaltare i profumi floreali e fruttati del vitigno e conservare intatte le delicate sfumature aromatiche distillate dal tempo.

Le caratteristiche del terroir di Oriolo dei Fichi emergono così in tutta la loro purezza, regalando una testimonianza autentica dell’identità del luogo. Nell’etichetta, realizzata dall’artista Maria Savini traendo ispirazione da un disegno del Trecento conservato nella sezione faentina dell’Archivio di Stato di Ravenna, una giovane Aica guarda con fierezza la vigna ai piedi della Torre di Oriolo.

Il nuovo vino sarà già disponibile in anteprima il 20 settembre presso il punto vendita della cantina La Sabbiona e la Casetta Rio del Sol.