Alla parrocchia di Sant’Antonino di Faenza, dal 10 al 13 settembre, avrà luogo il “Borg’in festa”: un insieme di eventi liturgici e ricreativi organizzati a scopo benefico dal circolo Anspi. Vi parteciperanno alcune band locali, saranno esposte una mostra Caritas sull’alluvione e una sui “pellegrini di speranza” e ci saranno molte occasioni per mangiare. Per approfondire abbiamo intervistato il parroco don Massimo Geminiani.
Intervista a don Massimo Geminiani
Don Massimo, prima di tutto, che cosa si festeggia?
La festa nasce storicamente attorno alla ricorrenza della festa liturgica del nome di Maria che cade il 12 settembre. Alla celebrazione liturgica nel tempo si affiancò una parte più conviviale, una piccola sagra, che poi nel tempo ha preso abbastanza piede. Però l’elemento della preghiera alla Commenda rimane: è li che celebreremo le messe in questo periodo.
Quindi, spostandoci dal passato a quella attuale, come avete deciso gli eventi di ogni giornata e chi contattare?
C’è una bella collaborazione tra la realtà del circolo Anspi, che ha come presidente Lorenzo Rava, e la parrocchia. La festa fa capo formalmente al circolo che ha un suo consiglio che tira un po’ le fila dell’organizzazione della festa. I compiti, però, sono molto divisi: non ci sono pochi che fanno tutto, ma tanti che fanno tante piccole cose.
Quali sono gli elementi principali della festa?
Quest’anno abbiamo provato ad aggiungere una serata: invece che fare solo giovedì, venerdì e sabato quest’anno faremo anche il mercoledì sera. Ci sarà un’attività per i bambini, con piccoli laboratori di cucina. Avremo una mostra della Caritas sull’alluvione, a cura della Fototeca Manfrediana, che ha già girato un po’ in diocesi e che si chiama “Oltre la piena”. In chiesa avremo la mostra sui pellegrini di speranza che è stata elaborata dal settore catechesi della diocesi raccogliendo dal nostro territorio alcune figure significative. Poi ci saranno, come al solito, le due “premiazioni” del borghigiano che viene da lontano e del borghigiano che va lontano. Le iniziative che stiamo descrivendo vogliono dare un taglio alla festa che non sia solo conviviale, anche se poi chiaramente attorno alla tavola si costruiscono relazioni e si sta insieme.
Qual è la parte più importante?
Per me è prezioso proprio il clima che si crea tra chi collabora perché è molto bello che in una parrocchia si mobilitino un po’ tutte le fasce d’età. È una delle poche occasioni dove davvero si lavora spalla a spalla, dai bambini che faranno i camerieri fino agli anziani che aiutano in cucina. Il primo scopo deve essere, secondo me, quello di creare comunità e dare un segno del nostro essere comunità a chi verrà a mangiare qualche sera.

Per quanto riguarda il mangiare cucinerete voi o verrà fornito da qualcuno?
No, è tutto cucinato qua. C’è un aiuto da parte del rione, che ci cucinerà le verdure. È una novità di quest’anno perché ci siamo accorti che facciamo un po’ fatica, col forno piccolo che abbiamo, a riuscire a produrre le verdure che servono e allora abbiamo chiesto una mano al rione. È bello che si creino queste collaborazioni tra queste realtà che caratterizzano la vita nel borgo.
Per quanto riguarda la mostra sull’alluvione, come l’avete organizzata, con quali criteri?
È una mostra che ha pensato la Caritas Diocesana ed è stata per diverso tempo nei locali della biblioteca del seminario e poi ha girato un po’ la diocesi. Quando abbiamo saputo che c’era la possibilità, abbiamo deciso di averla perché quello che è successo è stato qualcosa che ha toccato da vicino la vita di tante persone. Non bisogna vedere questa iniziativa come qualcosa che ci fa tornare la tristezza per quello che è stato, ma come segno di quanta bellezza si è manifestata nella fatica, nell’aiuto che è arrivato, nel supporto, nel sostegno reciproco. Anche il titolo, “Oltre la piena”, vuole gettare uno sguardo oltre al fatto in sé per cercare di raccogliere qualche elemento positivo, di luce, in mezzo a quello che è stato un dramma per tante persone.
Riguardo a quello, avete qualcosa da dire a chi ancora ha difficoltà legate all’alluvione?
Come parrocchia siamo riusciti, spero, a farci abbastanza vicini. In collaborazione con la Caritas sono arrivati diversi aiuti. Quello che siamo riusciti a far arrivare alle famiglie è un piccolo segno rispetto ai danni subiti, però ho visto che è stato apprezzato. Il messaggio da far arrivare è che come parrocchia possiamo aiutare, lo facciamo volentieri. Ci siamo mobilitati subito nell’immediato post alluvione. Durante la prima e la seconda, a maggio del 2023, c’era ancora Don Marco, che ha fatto tantissimo, e a settembre io e Don Andrea, con l’aiuto del Rione e di Santa Maria Maddalena, abbiamo attivato un servizio mensa per l’immediato e poi nel lungo periodo abbiamo raccolto le domande, facendo arrivare un po’ di sostegno o qualche elettrodomestico a chi ne aveva fatto richiesta. Quindi devo dire, oggi come oggi, che se qualcuno avesse qualche necessità provi a presentarcela, perché cerchiamo insieme di capire come poter essere d’aiuto.
Avete già in mente per che cosa usare il ricavato della festa?
L’anno scorso abbiamo devoluto tutto quanto per aiutare la casa protetta del centro diurno Cimatti, che accoglie gli anziani che è gestito dalla cooperativa L’Alveare. Erano rimasti più o meno 10.000 euro e li abbiamo dati a loro per ripartire di nuovo, per rifare di nuovo i lavori, perché l’alluvione è arrivata 20 giorni prima dell’inaugurazione della riapertura. L’idea per quest’anno è quella di investirli per i lavori che dovremmo sostenere nel circolo, che è un luogo prezioso per la comunità: per rinforzare un po’ la struttura, sistemare alcune cose, mettere a norma alcune altre. In realtà alla luce di quello che sarà l’esito ci rivedremo e ne parleremo di nuovo insieme.
Prima avevate menzionato che l’obiettivo principale è creare un senso di comunità, questo è uno di molti eventi che la parrocchia ha organizzato in gruppo. Qual è l’obiettivo a lungo termine?
Penso che lo scopo dell’esistenza della comunità cristiana sul territorio sia quello anzitutto di annuncio della fede, che si può realizzare attraverso tante cose: con un annuncio esplicito, la celebrazione dei sacramenti, ma anche con tutte le altre cose che compongono la vita della parrocchia e altri appuntamenti nella catechesi, offerte principalmente allo scopo di essere testimoni del Signore risorto e dell’amore di un Dio che sia Padre. Oltre alla catechesi ci sono occasioni di questo tipo, che hanno la capacità di far avvicinare anche i meno religiosi. Una parrocchia nel territorio ha lo scopo di essere un segno di comunione. Sono tutte occasioni nelle quali far cogliere qualcosa della nostra fede attraverso attività più pratiche.
E per concludere, avete qualcosa da dire a chi parteciperà?
Che siamo contentissimi di accogliere tutti coloro che vorranno venire, che qualunque osservazione sarà ben accetta, perché sappiamo che tutto è sempre migliorabile, perfetti non lo siamo. Quindi se ci sarà da raccogliere un complimento saremo contenti, se ci sarà da raccogliere un suggerimento per fare meglio saremo altrettanto contenti.
Idalgo Baldoni














