Con l’inaugurazione della rinnovata stazione di Faenza e lo spostamento del capolinea delle autocorriere, si aggiunge un altro importante tassello al Pums, il Piano urbano della mobilità sostenibile. Faenza, parlando della propria mobilità, presenta alcune peculiarità e problematiche: prima fra tutte, il traffico veicolare che intasa piazzale Sercognani (con 14mila veicoli al giorno, è il punto più critico). Manca un asse nord-sud per orientare il traffico, avendo la città una “tangenziale” a monte per bypassare il centro storico, in direzione est-ovest. A questo si aggiunge la necessità inderogabile di ridurre l’inquinamento e le emissioni. Molto critiche, infatti, le forze politiche ambientaliste, che non vogliono ulteriori cementificazioni e asfalto; all’opposto, alcuni cittadini chiedono invece di alleggerire le arterie stradali con la costruzione di ulteriori bretelle. Abbiamo allora chiesto un parere a chi è stato nella cabina di regia dell’attuale Pums, l’assessore nella seconda giunta Malpezzi (2015-20) alla mobilità pubblica, ambiente e decoro, l’architetto Antonio Bandini.

Intervista ad Antonio Bandini: “Investire in mobilità significhi migliorare salute, aria e qualità dello spazio pubblico”

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Bandini, alla luce della costruzione del Pums adottato quando tu eri assessore, quali sono le innovazioni che il Piano ha portato a Faenza e quali, invece, le situazioni che devono ancora essere risolte?

Il Pums ha segnato un cambio di prospettiva: la mobilità non è più solo traffico da gestire, ma parte della qualità urbana. Non è un piano di divieti, ma una piattaforma di opportunità: più spazio per pedoni e ciclisti, servizi moderni, nuove connessioni. Restano alcune criticità, come il congestionamento di piazzale Sercognani e la difficoltà degli spostamenti nord-sud: problemi che non possono risolversi solo con nuove strade, ma con un mix di soluzioni più attuali: trasporto pubblico, logistica più snella, spazi urbani meglio distribuiti. Proprio per questo assume ancora più valore il fatto che, in quasi tre anni segnati da tre alluvioni devastanti, gli amministratori siano comunque riusciti a trovare tempo ed energie per portare avanti il Pums e sviluppare anche idee nuove. In questi giorni sono arrivati due segnali forti: la prima flotta di biciclette elettriche a noleggio, già prevista dal Piano e oggi finalmente realtà. Io stesso, quando ero assessore, avevo provato a farla partire, ma non ci ero riuscito: per questo fa ancora più piacere vederla concretizzata adesso, con il merito di chi governa la città oggi. E insieme c’è l’apertura del nuovo hub intermodale nell’area rigenerata dell’ex scalo merci, dove treni, bus e bici si incontrano, una piccola rivoluzione per la mobilità territoriale. Sono passi concreti che dimostrano come investire in mobilità significhi migliorare salute, aria e qualità dello spazio pubblico.

E sulla pedonalizzazione?

È forse l’esempio più evidente di questo valore: togliere le auto dal centro significa restituire spazio alle persone e alle loro relazioni. Vi ricordate quando, fino a pochi anni fa, si parcheggiava davanti al Duomo, in piazza della Libertà? Guardate oggi quello spazio: dopo la pedonalizzazione, cos’è diventato? Ristoranti, vita, famiglie, incontri. Lo so, è un esempio piccolissimo, ma per me è significativo: è la prova concreta che una scelta coraggiosa sulla mobilità può trasformare la città in meglio.

Spostandoci a non lontana latitudine, sembra che altre città – come Imola – abbiano meno criticità rispetto a Faenza. È così?

Ogni città ha le sue sfide. Imola, ad esempio, ha un tessuto urbano più compatto e valorizza l’Autodromo come laboratorio per la mobilità elettrica. Faenza è diversa: è una città di passaggi, attraversata da grandi flussi est-ovest che inevitabilmente creano più complessità. Ma non per questo è svantaggiata: significa piuttosto che deve trovare un modello su misura. Se guardiamo all’Emilia-Romagna, vediamo che non mancano esperienze da cui trarre ispirazione: Carpi introduce incentivi per chi si muove in bici, Cesena sviluppa una vera “Bicipolitana” di oltre 100 km, Parma è stabilmente ai primi posti nazionali per mobilità sostenibile, e Rimini con il suo Parco del Mare trasforma 16 km di costa liberata dal traffico in spazio pubblico verde, passeggiate, piste ciclabili e aree per lo sport e il relax. Sono realtà che dimostrano come, quando si investe, i risultati arrivano: meno traffico, più sicurezza, incremento di benessere per chi ci vive e per chi visita. In tutto questo, la Regione Emilia-Romagna ha un ruolo decisivo: guida gli investimenti, coordina le strategie e stimola l’innovazione. Non è un caso che proprio questa terra sia culla di grandi ciclisti come Pantani e Baldini, e di innumerevoli altri. Qui la bicicletta non è solo sport, è parte della nostra identità. Dai pionieri delle corse alla quotidianità urbana, la bici resta un patrimonio culturale che oggi diventa chiave di salute e socialità.

Il piano ha un orizzonte di altri cinque anni. Come cambierà la mobilità cittadina dopo il 2030?

Prevedere il futuro è sempre un esercizio rischioso, ma è anche quello che rende affascinante parlare di città. Dopo il 2030 immagino una Faenza in cui l’auto sarà una possibilità, non un obbligo. Una città dei 15 minuti, dove scuola, lavoro, servizi e svago sono raggiungibili facilmente a piedi, in bici o con un trasporto pubblico efficiente. Questo libererà le strade e restituirà spazi a piazze, verde e socialità.
E intanto cresceranno tantissime tecnologie – dalla guida autonoma alle piattaforme digitali di condivisione – che renderanno i prossimi anni ancora più complessi, ma anche più ricchi di opportunità.

Esempi concreti e replicabili già esistono?

Ne cito alcuni. Olbia, con i suoi 60mila abitanti, ha visto benefici con la “Città 30”, riducendo incidenti e migliorando l’aria; a Pontevedra, in Spagna (circa 80mila abitanti), gli spostamenti a piedi sono diventati la norma e la qualità della vita è cresciuta; a Växjö, in Svezia (circa 70mila abitanti), autobus ecologici e ciclabilità hanno abbattuto le emissioni. Questi casi ci dicono che la mobilità è una leva potente: significa più salute, più economia locale, e più capacità di adattarsi al clima che cambia. Faenza può seguire questa strada e diventare una città più silenziosa, verde e sicura, dove il tempo non si perde in coda, ma si guadagna in relazioni e bellezza.

Mattia Randi