La bellezza come balsamo e antidoto all’ansia e allo stress in una sala di attesa. Da oggi i pazienti che entrano all’ospedale di Faenza possono trovarla anche nella piccola sala d’attesa al secondo piano del blocco 8, inaugurata e trasformata dai colori e dalla creatività degli studenti del liceo artistico Torricelli Ballardini. L’iniziativa rientra nel progetto quinquennale “L’arte che regala benessere”, che unisce arte e cura, promosso dalla direzione medica del presidio ospedaliero.

Un progetto nato in tempi difficili

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«L’idea è nata cinque anni fa – spiega il dottor Davide Tellarini, direttore del presidio ospedaliero di Faenza – per rendere più accoglienti le sale d’attesa. In questi luoghi le persone tendono a concentrarsi sulla malattia e, se l’ambiente è freddo e impersonale, l’ansia aumenta. Noi crediamo che la bellezza dell’arte possa influire positivamente sul benessere psicologico e persino sul recupero fisico».

Il percorso è iniziato nel dicembre 2020, “l’8 in un giorno di festa – raccontano i docenti del Ballardini che hanno seguito il progetto – quando i ragazzi iniziarono a lavorare al punto di accesso alternativo al reparto di oncologia nel giardino. Erano giornate faticose, faceva freddo e i ragazzi hanno lavorato sotto pioggia e neve per separare i percorsi Covid. Lì abbiamo sperimentato insieme il valore dell’arte nei momenti difficili, perchè i ragazzi donano leggerezza, nel senso più alto del termine”. Da allora sono ad oggi sei le sale allestite, di cui l’ultima inaugurata questa mattina 26 settembre.

“Un caos creativo che trasmette pace”

La nuova sala è stata realizzata dagli studenti, sotto la supervisione dei docenti Sonai Marchiani, Valentina Ventura e Martino Neri. “Le sale d’attesa devono aiutare ad allontanare ansia e stress – spiegano –. Volevamo che l’ospedale fosse sentito come parte del territorio, non come un’entità staccata. È stato un lavoro che ha generato entusiasmo e collaborazione. Tutti gli studenti hanno contribuito” e chissà che loro non si nasconda anche un grande artista.

A raccontare la propria esperienza è Martina Frecentese, ideatrice del progetto: “È stato molto divertente, con tanto caos creativo. Una bella esperienza vissuta insieme ai compagni”. Entrando nella piccola sala d’attesa al secondo piano del blocco 8, i colori scelti trasmettono serenità. “Avevamo come base una vetrata verde e da lì abbiamo lavorato su tre colori, sfumandoli. L’acqua trasmette pace e tranquillità”. E in effetti i toni del verde e dell’azzurro uniti all’immagine dello scorrere di un fiume aiutano, anche se per poco, a distrarsi dalla preoccupazione di visite e diagnosi.

Un legame tra ospedale, città e patrimonio culturale

Il progetto ha anche un valore civico e culturale. “Basta guardare l’ingresso del nostro ospedale con la galleria dei benefattori: una meraviglia unica per una città come Faenza – ha sottolineato il sindaco Massimo Isola –. Oggi l’ospedale viene contaminato dal linguaggio del nostro tempo grazie al contributo dell’Istituto Ballardini. Stiamo arricchendo la pinacoteca dell’ospedale con linguaggi nuovi e contemporanei. È un lavoro che unisce generazioni e che fa bene a tutti”. Senza contare che la struttura manfreda fa parte degli ospedali storici. “Domenica 5 ottobre – ricorda Tellarini – sarà la giornata degli ospedali storici nazionali. Il nostro è in attività già dalla fine del ‘700 senza mai cambiare la sua funzione. Sarà un’occasione per uno studio su un’acquasantiera che si trova in cappella e per una visita guidata alla struttura”.

L’arte che regala benessere

Anche il dottor Francesco Foschi, direttore di medicina interna, ha ricordato l’importanza di questa esperienza. “In un momento di violenza e difficoltà è significativo che i giovani riflettano e portino colore. Le loro opere danno leggerezza anche nei contesti più duri”.

Il progetto L’arte che regala benessere (2021-2026) continuerà nei prossimi anni, arricchendo progressivamente gli spazi dell’ospedale di opere pensate e realizzate con gli studenti, in un percorso che vuole coniugare cura e umanità. Come ricordava Paul Klee: L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è.

Barbara Fichera