Un progetto nato dal basso, per condividere non solo energia ma valori: così la Comunità energetica rinnovabile “Ecologia integrale”, promossa dalla diocesi di Faenza-Modigliana, si prepara ad allargare la propria azione a tutto il territorio, parrocchie, associazioni, famiglie e imprese.
L’incontro del 27 settembre: destinatari e relatori

Sabato 27 settembre, alla presenza di rappresentanti della Caritas diocesana, dell’Anspi e dell’Azione cattolica, è stato illustrato il progetto della Comunità energetica rinnovabile (Cer) Ecologia integrale, nata ufficialmente il 31 maggio 2024 da tredici soci promotori. Sono intervenuti Giovanni Malpezzi, presidente della Cer, don Davide Ferrini, membro del consiglio direttivo, e Pierluigi Zanotti, tecnico e socio della cooperativa.
La visione: ecologia integrale e solidarietà

Aprendo la presentazione, Giovanni Malpezzi ha ricordato il senso profondo del progetto: «Contrastare la povertà energetica, rendere attrattivo un territorio, assistere le fasce fragili e iniziare il processo di decarbonizzazione. Sono gli obiettivi che da subito si è data la Comunità energetica rinnovabile Ecologia integrale promossa dalla diocesi di Faenza-Modigliana. L’energia verrà prodotta con i pannelli fotovoltaici sui tetti di strutture ecclesiali, abitazioni, stabilimenti produttivi e piccoli appezzamenti di terreni incolti. Nella Cer c’è energia per tutti: vi aspettiamo». Malpezzi ha poi sottolineato la radice culturale e spirituale dell’iniziativa: «Ecologia integrale significa che tutto quello che vediamo accadere – l’inquinamento, il cambiamento climatico, le guerre, l’accaparramento di risorse, le tensioni sociali, le migrazioni è connesso. Si può e si deve agire insieme per la giustizia sociale e la solidarietà, in un’ottica di sostenibilità ambientale. L’energia è l’oggetto della condivisione: condividendola si crea un valore aggiunto. L’energia non si distrugge, ma si trasforma, e noi vogliamo trasformarla in bene comune».
Dal progetto alla cooperativa: un percorso dal basso
L’idea di una comunità energetica è maturata nel 2021 a Taranto, durante la Settimana sociale dei cattolici, e ha trovato forza nel 2022, quando il vescovo Toso istituì la Commissione diocesana. Dopo un censimento dei consumi energetici delle parrocchie e utenze familiari, è stata scelta la forma cooperativa, come strumento capace di rappresentare la comunità nella sua pluralità. Il 31 maggio 2024 è nata ufficialmente la cooperativa, composta da nove parrocchie e quattro enti ecclesiali tra cui la Diocesi di Faenza – Modigliana, la Fondazione Marri-S. Umiltà e il Seminario diocesano. A novembre si è unita anche la diocesi di Imola. Oggi i soci sono già oltre 100 tra privati cittadini, imprese e parrocchie, con l’obiettivo di raggiungere quota 5.000 entro due anni.
Gli obiettivi: solidarietà e giustizia sociale

Come ha ribadito don Davide Ferrini «è un atto di responsabilità: quante risorse utilizzo, quante ne produco, di quanta energia ho bisogno. L’uso di risorse del pianeta che la mia vita necessita, e quindi il mio impatto ambientale e sociale deve far parte della mia fede, cioè di come mi relaziono rispetto al dono del creato, dono fatto agli uomini e donne di ogni tempo e luogo. Devo agire, incarnare la mia fede nelle scelte quotidiane, come ci chiede papa Francesco nell’Evangelii gaudium. Non possiamo rimanere ai margini della lotta per la giustizia sociale. La nostra Cer è una proposta concreta, semplice, inclusiva e partecipata. Una cooperativa fatta di relazioni e valori condivisi, dove il gesto quotidiano del consumo diventa differenza reale». Ferrini ha sottolineato la finalità solidale: «Nel nostro Statuto è evidente l’impegno verso i più fragili, soprattutto chi vive in condizione di povertà energetica. Il progetto non è solo nostro, ma di tutta la comunità: parrocchie, associazioni, famiglie. È un’azione di transizione ecologica partecipata».
Gli aspetti tecnici e il funzionamento
A spiegare nel dettaglio il meccanismo è stato Pierluigi Zanotti. «La comunità energetica si basa su impianti fotovoltaici collocati sui tetti di parrocchie, abitazioni o imprese. I protagonisti sono tre: i consumatori, i produttori e i cosiddetti prosumer, che producono e consumano allo stesso tempo. L’energia condivisa deve restare all’interno di una cabina primaria, che trasforma l’alta tensione in bassa tensione». Zanotti ha portato esempi concreti: «A Faenza abbiamo due cabine di riferimento: una in via Risorgimento e l’altra in via Pana. L’energia condivisa deve restare all’interno di questi territori. Già sono stati attivati impianti fotovoltaici nella parrocchia dei Cappuccini a Faenza e in quella di Villanova di Bagnacavallo. In totale, sono in corso 7-8 progetti esecutivi».
Risorse economiche e incentivi
La Cer può già contare su 42mila euro destinati agli studi di fattibilità e 150mila euro erogati dalla Regione Emilia-Romagna per la realizzazione degli impianti fotovoltaici. A questi fondi si aggiungeranno strumenti finanziari partecipativi, come obbligazioni di scopo e prestiti bancari. L’incentivo statale dura 20 anni e viene calcolato sull’energia condivisa. «Per diventare soci – ha spiegato Zanotti – serve una quota una tantum di 50 euro. Ogni famiglia che partecipa, grazie agli incentivi, genera circa 110 euro l’anno per la Cer. Tolte le spese di gestione, questi fondi vengono reinvestiti in progetti di solidarietà: pagamento delle bollette per famiglie fragili, sostegno all’installazione di pompe di calore, progetti di educazione ambientale. Una seconda parte viene destinata ai soci produttori (30%) e la restante ai consumatori (70%)».
Prospettive future: formazione e partecipazione
Per sostenere la crescita, la Cer ha avviato corsi di formazione per animatori: la prima edizione si terrà a Imola il 7 e il 20 ottobre, la seconda a Faenza il 10 e il 17 novembre. L’obiettivo è creare un gruppo di giovani motivati, veri ambasciatori della comunità nei rispettivi contesti. Sul sito internet e sulle pagine social della Cer sono disponibili lo statuto, i moduli di adesione e un QR code per iscriversi ai percorsi formativi.
Un’esperienza di Chiesa che guarda al futuro
L’esperienza della Cer Ecologia integrale dimostra che la Chiesa può essere protagonista di una transizione energetica giusta e solidale. Come ha ricordato ancora don Ferrini: «La Laudato si’ ci invita a cambiare stili di vita. Nessuno confessa i peccati ecologici, eppure sono reali. Il nostro vescovo Mario Toso ha maturato questa proposta per incarnare la fede nella cura del creato. La comunità energetica è semplice: produciamo l’energia, la condividiamo, e insieme costruiamo un futuro sostenibile e giusto».
Barbara Fichera














