«Non volevo un lavoro qualsiasi. Volevo costruire qualcosa che avesse un senso per me, qualcosa che mi facesse sentire vivo». A parlare è Andrea Frola, 38 anni, faentino doc, tornato nella sua città dopo un’avventura lunga cinque anni in Belgio. Da dicembre scorso, pedala per le vie di Faenza e della Romagna con un carico tutto speciale: bottiglie artigianali di Kombucha, una bevanda fermentata che oggi è il cuore pulsante del suo progetto di vita.
Una bevanda millenaria

La Kombucha, per chi non la conosce, è una bevanda millenaria, nata in Cina oltre duemila anni fa. Si prepara partendo da tè zuccherato, che viene fermentato grazie a una coltura simbiotica di lieviti e batteri, chiamata scoby. Il risultato? Un drink leggermente frizzante, dal gusto unico e dalle notevoli proprietà benefiche: favorisce la digestione, aiuta il sistema immunitario e supporta il benessere intestinale grazie all’azione probiotica. «La prima volta l’ho assaggiata a Bruxelles.
Era strana, diversa… ma mi ha conquistato. Da lì, ho iniziato a studiarla, a produrla per me e poi per gli altri», racconta Andrea.
Ma prima di arrivare a questa nuova avventura, il percorso è stato tutt’altro che lineare. Diplomato all’istituto Oriani, laureato in Scienze Politiche, Andrea ha svolto moltissimi lavori.
L’avventura belga, il rientro in Italia e la nascita del nuovo business
A trent’anni, desideroso di cambiare vita, prende un volo per Bruxelles, senza conoscere il francese. Una scelta audace: «Non parlavo la lingua, avevo giusto qualche contatto di parenti di amici. Ma sentivo che dovevo provarci. Ero stanco di fare lavori che non mi rappresentavano». Nella capitale belga apre un bar con un socio: un piccolo angolo conviviale. Poi, arriva la pandemia: chiusure, crisi economica, incertezze. Andrea vende le sue quote e decide di tornare in Italia, per stare vicino alla famiglia in quel periodo difficile. Ma non si ferma: nel suo tempo libero sperimenta la Kombucha, testa ricette, perfeziona il metodo. «All’inizio era solo per me. Poi qualche amico l’ha assaggiata, qualcuno mi ha chiesto se la vendevo. Da lì è partito tutto». A dicembre 2024 nasce ufficialmente il suo piccolo business. Le consegne partono da Faenza, rigorosamente in bicicletta. «Mi piace l’idea di un’economia circolare, sostenibile. Andare in bici, parlare con chi compra, conoscere i volti dietro ogni ordine… è parte del progetto», dice. In pochi mesi il raggio d’azione si è espanso: Marina di Ravenna, Punta Marina, Porto Corsini. Ora sogna di raggiungere Bologna, Forlì, e poi chissà… Non sono mancati momenti duri. «Le spese iniziali sono tante: bottiglie, etichette, materie prime, strumenti. E i clienti all’inizio erano pochi», ammette. In famiglia, alcuni erano perplessi. «Speravano in un posto fisso, qualcosa di più sicuro. Ma ora, vedendo la risposta e la mia felicità, mi sostengono completamente».
La sua storia è quella di chi sceglie di reinventarsi, anche quando sembra difficile. E ogni bottiglia di Kombucha che consegna è un piccolo passo verso un futuro costruito con passione, libertà e tanta voglia di fare.
Jacopo Cavina














