È stato selezionato come unico partecipante italiano dell’International High School Teaching Programme del Cern il faentino Federico Ballanti. Classe 1991, laureato in Matematica e Astronomia presso l’Università di Bologna, è docente di ruolo dal 2021 presso il Liceo Torricelli–Ballardini.

Il programma di formazione internazionale a Ginevra per docenti di Fisica

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Dal 6 al 19 luglio ha preso parte al programma di formazione internazionale a Ginevra per docenti di Fisica delle scuole secondarie di secondo grado. Promosso come ogni anno dal Cern (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire), il più grande centro di ricerca al mondo dell’ambito della Fisica delle particelle, ha ospitato per due settimane 46 insegnanti provenienti da 36 paesi diversi. Nel novembre 2022, Ballanti aveva già avuto occasione di vivere una settimana di formazione presso il Cern, all’epoca dedicata esclusivamente a docenti italiani. A distanza di tre anni, per lui il sogno si amplia. Al professore faentino il merito e l’onore di essere l’unico docente italiano a prendere parte alla formazione, il cui accesso era sicuramente cosa sperata ma, considerata l’unicità del progetto, per nulla attesa.

Intervista al professor Federico Ballanti

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Professor Ballanti, come ha fatto ad accedere a questo progetto? Quali i requisiti richiesti?

Ho presentato domanda di candidatura nel mese di gennaio. Per accedere era necessario essere docente di una materia scientifica ma non necessariamente di Fisica. La cosa bella e interessante è che la selezione ai programmi di formazione del Cern non si basa tanto sulla qualità del curriculum, ma si interessa di conoscere le motivazioni che smuovono il desiderio di partecipazione al corso. Insieme a questa, è stato necessario esplicitare interessi e curiosità personali a cui si sarebbe voluto trovare risposta nel corso delle settimane. Oltre alle domande, a cui è stato necessario rispondere in inglese, ho dovuto allegare un breve video di presentazione. Forse l’unico vero requisito tecnico, per essere ammessi al programma di formazione, era avere dimestichezza con l’inglese, lingua ufficiale del corso e di comunicazione tra i docenti.

Quali emozioni ha provato nell’essere l’unico italiano?

Ricevere la mail di accettazione è stata un’emozione fortissima che si è acutizzata una volta scoperto che sarei stato l’unico italiano. In quel momento mi sono sentito veramente molto grato e fortunato. Per quanto riguarda timori o aspettative devo dire di non aver provato né gli uni né le altre; questo perché avevo già ricordo della precedente esperienza del corso per soli italiani. Il Cern è uno di quei posti in cui puoi ricevere tantissimo quanto più sei disposto a metterti in gioco e a scoprire. Quello che mi sono augurato prima di partire è stato solo di riuscire a instaurare buone relazioni con i colleghi, come poi fortunatamente è stato.

Quali sono stati gli obiettivi perseguiti dall’High School Teaching Programme?

Primo tra tutti gli obiettivi raggiunti dal corso del Cern è stato quello di rinvigorire l’entusiasmo e la curiosità dei docenti partecipanti, talvolta “frenati” dai curricula tradizionali e dai molti impegni che la scuola comporta. A questo si è lavorato fornendo un approfondimento riguardo la Fisica delle Particelle e le sue applicazioni. Partecipando ad attività laboratoriali e workshop ci sono stati forniti nuovi strumenti con cui rinnovare ed ampliare la didattica all’interno dei contesti scolastici di appartenenza e, perché no, con cui seminare curiosità nei nostri studenti.

Come sono state organizzate e gestite le settimane di studio?

Sono state due settimane vissute in maniera molto piena e intensa. Durante la prima, il focus delle lezioni si è tenuto sullo studio della Fisica delle particelle e degli acceleratori. La seconda settimana abbiamo invece approfondito gli ambiti di applicazione della materia in questione. Se durante la mattina le lezioni si sono tenute in aula, a concretizzare quanto osservato a livello teorico le visite pomeridiane presso i luoghi di interesse del Cern. Alcune giornate sono poi state concluse con momenti dedicati a gruppi di studio tra noi docenti, durante le quali abbiamo lavorato alle relazioni finali presentate in chiusura. Ovviamente non sono stati tralasciati momenti dedicati alla socializzazione, importanti per approfondire la conoscenza tra i partecipanti, condividere le nostre esperienze e vivere momenti di spensieratezza. Ad esempio è stata organizzata una caccia al tesoro in giro per tutta la città di Ginevra. Questa si è conclusa poi nei migliori dei modi: gambe sotto alla tavola e degustazione di fonduta di formaggio svizzero.

Quali sono state per lei le esperienze più indelebili?

Da matematico, la lezione che mi ha colpito di più è stata quella sui diagrammi di Feynman, una struttura grafica proposta dal fisico Richard Feynman utilizzate per spiegare le possibili interazioni tra particelle. La lezione fatta di profonde e complesse interpretazioni matematiche è stata per me di grande fascino. Di impatto anche le visite ai vari ambienti del Cern, la più accattivante, a mio avviso, quella alla fabbrica di antimateria, unica al mondo. Non nascondo però che i momenti che tra tutti rimarranno più scolpiti nella mia mente sono quelli di relazione con gli altri colleghi. Indimenticabili i gruppi di studio, il bagno nel lago, la serata al bowling, la gita domenicale a Berna con visita alla casa di Einstein e la bellissima serata di scambio dei regali che ciascuno aveva portato dal proprio paese. Io ho ricevuto direttamente dagli Stati Uniti una palla da baseball e una bottiglia di salsa barbecue. A mia volta, da vero romagnolo, ho consegnato a una collega turca, a suon dell’iconica colonna sonora della nostra terra, “Romagna mia”, tre tovagliette con l’inconfondibile stampa locale.

Cosa le ha lasciato quest’esperienza?

Tante emozioni mischiate insieme! La gioia sicuramente non manca, insieme all’immensa gratitudine per aver avuto modo di vivere un’esperienza di questo tipo con altri splendidi colleghi. A giorni di distanza è subentrata anche un po’ di malinconia, ma il desiderio di condividere con le mie classi quanto appreso e quanto vissuto, la mette fortunatamente a tacere. Infine, c’è una salda consapevolezza e una confermata verità: un insegnante non deve mai smettere di studiare e formarsi. Il rischio di adagiarsi sullo standardizzato di ciò che si sa e si spiega ordinariamente è sempre in agguato. Un’esperienza, come quella del Cern, riesce a rimetterti in gioco e a svecchiare la routine; fornisce nuovi spunti e idee per rinnovare ed approfondire quello che già si fa, rendendo così straordinario l’ordinario.

Lisa Berardi