Ucraina e Gaza, due tragedie interamente dovute alla violenza dell’uomo verso i suoi simili, ci fanno vergognare di appartenere alla razza umana. E tra le tante domande, una sembra forse più pressante di altre: che cosa posso fare, io, come singolo individuo, contro tutto questo?
Una prima risposta può essere quella che tutto il nostro agire individuale sia in buona parte inutile. È una premessa che non dice il falso, ma offre una verità parziale, che può farci generare disimpegno e apatia. Che io e i miei amici non possiamo cambiare il mondo e tantomeno l’umanità con il nostro agire individuale è un fatto abbastanza assodato, anche se siamo cresciuti con gli slogan del ’68 francese, quelli di “Siamo realisti, chiediamo l’impossibile”.
È giusto credere che il nostro agire bene individualmente sia giustificato nella sua bontà dal fatto che contribuisce a cambiare il mondo o l’umanità, fosse anche solo di una virgola. Anche se è vero che fare o dire la cosa giusta non cambia i destini dell’universo. Ma è importante che ciascuno di noi lo faccia.
L’inutilità sui destini del mondo del nostro comportamento contro gli orrori e i disastri che ci circondano, contro la stupidità e la violenza, l’arroganza e l’intolleranza, non contraddice e tantomeno rimuove la speranza che questi orrori abbiano fine anche grazie al nostro contributo, perché questa speranza non deve essere basata sull’utilità immediata del nostro agire.
Fare la cosa giusta, fare e promuovere il bene, serve a dare vigore alla nostra identità e alla nostra vita. Noi facciamo la cosa giusta per poterci guardare allo specchio la mattina, per poter dire che abbiamo fatto tutto il nostro meglio. È bene agire individualmente contro ogni forma di violenza a Gaza, e sostenere soluzioni che garantiscano sicurezza e dignità a tutti i popoli coinvolti, a favore di una soluzione pacifica e duratura. È bene sostenere individualmente l’Ucraina contro la Russia: va fatto.
È la cosa giusta da fare, per una questione di decenza, per non vergognarci, per poter dire: sono ancora fiero di appartenere al genere umano. Tuttavia, sarebbe certamente molto meglio e preferibile se il nostro agire finisse per avere un maggiore impatto positivo.
Se noi e il nostro vicino iniziamo a fare il bene perché è bene – e non ci lasciamo distrarre dal fatto che potrebbe essere irrilevante ai fini del cambiamento globale – queste due gocce si fondono in un bene più ampio. E si potranno unire ad altre, moltissime altre, miliardi di altre.
L’aggettivo più comunemente associato a “crimine” è “organizzato”. Ma il bene ha un’armonia più grande, per questo le “buone azioni” possono coordinarsi anche senza volerlo, basta seguire il dovere morale. Se tutti, o almeno in tanti, facciamo la cosa giusta, allora l’oceano di gocce farà una differenza visibile a tutti. E va considerato come una sorta di premio inaspettato, gratuito, che segue il fare la cosa giusta tutti insieme.
Agire e parlare individualmente contro la violenza, dai terrorismi ai genocidi, dalle aggressioni alle guerre, è giusto, perché significa che lascerà un segno per le generazioni future. Noi sappiamo come ci piacerebbe che andassero a finire le cose: è meglio assicurarci che il nostro comportamento individuale sia valido universalmente fin dall’inizio e agire come se tutti al nostro posto farebbero la stessa cosa. Così la nostra personale speranza ritorna, più chiara, robusta e incisiva.
Agire giustamente perché è la cosa migliore da fare, con la consapevolezza che se anche altri agiscono nello stesso modo, e che quindi il bene prevalga come conseguenza del farlo insieme, è il motivo per cui fare il bene ci aiuta a vivere meglio e in pace con noi stessi e il creato. Se Hannah Arendt ci ricorda “La banalità del male”, noi possiamo affermare la “bellezza del bene”.
Tiziano Conti














