Il ritorno a scuola a Faenza quest’anno ha il sapore della novità e della ripartenza. Gli zaini colorati sono tornati in strada, il progetto Piedibus è tornato a coinvolgere decine di bambini delle scuole primarie, accompagnati da volontari lungo percorsi sicuri e sostenibili. Un piccolo gesto quotidiano che unisce salute, autonomia e rispetto per l’ambiente. La nuova stazione ferroviaria, appena riqualificata, è già diventata un punto di riferimento per centinaia di studenti pendolari. Spazi più accoglienti, collegamenti potenziati e aree studio rendono l’arrivo in città più agevole e stimolante. Faenza si conferma così una città scolastica viva, pronta ad accogliere giovani da tutta la Romagna. Tra le novità più discusse c’è il nuovo esame di maturità, che cambia volto: non solo prove scritte e colloquio orale, ma anche una valutazione del percorso scolastico complessivo, con attenzione alla crescita personale e all’impegno civico. Un tentativo di rendere l’esame più aderente alla realtà degli studenti e meno legato alla performance finale.
Sul fronte delle regole, entra in vigore il divieto assoluto di utilizzo dei telefoni cellulari durante l’orario scolastico. Gli studenti dovranno consegnare i dispositivi all’ingresso e potranno recuperarli solo a fine giornata. Una misura pensata per favorire la concentrazione e ridurre le distrazioni, anche se non mancano le polemiche.
In questo contesto, abbiamo raccolto la testimonianza di Simone Lionetti, 27 anni, giovane insegnante precario faentino e studente universitario al quarto anno di Scienze della formazione primaria a Bologna. Simone ha lavorato come docente di sostegno per due anni e come docente di potenziamento lo scorso anno. «Ogni settembre è un’incognita» racconta. «Non sapere in quale scuola sarò crea ansia. Cambiare ambiente, colleghi, alunni… è una sfida continua. La mancanza di continuità è una delle difficoltà più grandi». Nonostante tutto, Simone non si arrende: «Ciò che mi spinge a continuare è la passione per questo lavoro. La voglia di trasmettere ai bambini non solo conoscenze, ma anche valori, fiducia, curiosità. Ogni giorno cerco di essere l’insegnante che avrei voluto avere da bambino».
Il ritorno a scuola a Faenza è fatto di passi, treni, regole e sogni. E dietro ogni banco, c’è una storia che merita di essere ascoltata.

Jacopo Cavina