Un paese profondamente ferito dall’alluvione di settembre 2024, che in un anno è passato da quasi mille abitanti a poco più di seicento, ha accolto la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. Traversara è stata scelta come luogo simbolo per un incontro che ha unito fede, memoria e responsabilità verso l’ambiente.
La scelta di Traversara

Una celebrazione a pochi passi dalla zona rossa, ancora interdetta a un anno dall’alluvione, come segno di vicinanza alla popolazione colpita. “Non vi lasceremo soli” è il messaggio che le comunità delle diocesi di Faenza-Modigliana e di Ravenna-Cervia hanno voluto lanciare durante la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, svoltasi il 12 settembre scorso a pochi giorni dall’anniversario della tremenda alluvione che ha distrutto parte della frazione. Per questo la scelta di Travesara non è stata casuale. “L’incuria per la casa comune e il cambiamento climatico hanno prodotto danni visibili– ha spiegato don Luca Ghirotti, del Settore di Pastorale sociale –. Pregare per la custodia del creato è pregare per la pace, consapevoli che molti degli attuali conflitti sono in atto per le risorse della Terra e per luoghi diventati inospitali all’uomo. La preghiera è il fuoco che alimenta la storia ed è capace di cambiarla, nulla è impossibile a Dio».
Il vescovo Mario: “Siamo chiamati a prevenire le alluvioni”

La liturgia è stata presieduta dal vescovo Mario Toso, con la presenza dell’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni. Hanno partecipato rappresentanti delle Chiese ortodosse, della Coldiretti, del Gruppo Carabinieri Forestale di Ravenna e numerosi fedeli. “Per trasformare i deserti in giardini e proseguire la realizzazione del Regno di Dio – ha detto il vescovo Mario Toso – , siamo chiamati a prevenire anche le alluvioni – ben cinque nel nostro territorio e qui a Traversara, purtroppo, sono ancora visibili le terribili devastazioni –; a prevenirle, per quanto umanamente possibile. Ossia effettuando la messa in sicurezza dei fiumi e dei territori. Evitando la cementificazione selvaggia, l’incuria dei beni collettivi, tutelando le coltivazioni e le imprese, promuovendo l’educazione all’ecologia integrale, allo sviluppo sostenibile ed inclusivo. Il creato può cadere in rovina e trasformarsi in una trappola mortale, specie per i più poveri e gli emarginati. Distruggere il Creato, per questo o quel motivo, finisce per causare la rivincita della stessa natura trascurata o depredata.. “.
Le voci della comunità
Alla base, l’importanza di riconoscere ovunque la presenza di Dio. “Perché non riusciamo a riconoscere il Creatore nel creato? – ha ricordato L’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni -. Tutto è stato creato da Dio in Cristo, per mezzo di lui e in vista di lui. Questo è il messaggio che noi dobbiamo portare a tutti quelli che non hanno il dono della fede: la coscienza dell’immagine di Dio nel creato”. Anche il sindaco di Bagnacavallo, Matteo Giacomoni, ha manifestato vicinanza alla comunità di Traversara. “Siamo vicini al territorio e non lo lasciamo solo – ha detto. Ognuno per la sua parte deve contribuire a costruire un mondo migliore”. Fondamentale a questo proposito, la cura e il presidio del territorio. “Per troppo tempo le aree naturali sono state vissute solo per turismo e il tempo in natura è rimasto limitato a uno spazio di svago e divertimento – ha affermato il comandante del Gruppo Carabinieri Forestale di Ravenna, Anna Mazzini – . Ora c’è la possibilità di produrre modelli di crescita più sostenibili. Non ci può essere futuro senza giustizia ambientale. Noi carabinieri forestali siamo custodi del creato». Così come gli agricoltori, come ha ricordato il direttore di Coldiretti Ravenna, Assuero Zampini. “Traversara è un paese simbolo, con ferite ancora aperte e difficili da rimarginare. Sono necessari gesti di vicinanza concreta. L’agricoltore è uno dei principali custodi del creato. La natura non può diventare merce di scambio, né possono nascere conflitti a discapito delle popolazioni più deboli. Dobbiamo garantire un futuro alle nuove generazioni”.
La testimonianza della comunità parrocchiale

Alla celebrazione era presente anche il parroco di Traversara, don Giovanni Samorì, anima della comunità parrocchiale che ha condiviso un episodio significativo: «Non solo la madonnina del pilastrino, sommersa da quasi tre metri d’acqua, è rimasta intatta – ha raccontato – ma la parte superiore della colonnina si è girata verso il Lamone. Per questo l’abbiamo soprannominata Madonna del fiume”.
Barbara Fichera






















