La festa di Maria, nostra Patrona, quest’anno si colloca nella prospettiva dell’anno santo giubilare. Aperto da papa Francesco la vigilia di Natale del 2024, verrà chiuso da papa Leone il giorno dell’Epifania del 2026. Potremmo dire che “deborda” sia in partenza che in chiusura. Al tema di fondo che unifica questa celebrazione, che è il ritorno a Dio mettendo al centro della nostra vita di fede scelte di giustizia, papa Francesco ha aggiunto quello della speranza. Per ricordarci che il nostro tempo ha bisogno di uno sguardo di positività che renda possibili quelle medesime scelte. Ma per poter guardare alla storia con speranza abbiamo bisogno di contemplarla con gli occhi di Dio. Con la fiducia di essere nelle sue mani, in un cammino di bene.

Maria ci è da sempre protettrice e maestra

Maria ci è da sempre protettrice e maestra. Protettrice perché dando la mano a lei, come figli che si affidano ai genitori, possiamo sperare di superare gli ostacoli che si presentano e che sembrano sempre troppo grandi. Maestra perché davanti all’angelo che le comunica che sarà Madre del Salvatore sceglie senza paura di condividere la vocazione a “Serva del Signore”, che si fa carico delle sofferenze dell’umanità. Nella preghiera che scaturisce davanti a Elisabetta, il “Magnificat”, canta il compimento delle promesse di Dio. Cosa che nella storia non si è ancora realizzata, non è ancora vero. Come potremmo dire che Dio “ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” quando sperimentiamo l’opposto? Maria racconta la storia come la vede Dio, dal suo punto di vista: l’eternità. Collocare la nostra piccola storia in questa prospettiva ci fa sorridere. Eppure ognuno di noi ha un valore infinito agli occhi del Creatore. Questo è il più grande motivo per fare festa. È ciò che non possiamo perdere, nè lasciarci strappare. Per la sera di lunedì 8 settembre, invitiamo alla processione per le vie della città con l’immagine di Maria. Non è un momento dimostrativo, ma vogliamo ricordare a noi stessi e a chi è disposto a chiederselo, che il nostro ruolo è quello di essere dono, portare e offrire Gesù, il Cristo, colui che è e che dà la vita al mondo.

don Claudio Bolognesi