Sono riprese da poco le lezioni, ma per molti studenti e pendolari della vallata del Lamone il viaggio verso scuola e lavoro si è già trasformato in un percorso a ostacoli. La linea ferroviaria Marradi–Faenza continua a vivere disservizi, con soppressioni improvvise e autobus sostitutivi che spesso non bastano a coprire la domanda. L’ultimo episodio risale a martedì 23 settembre: «Alle 7.14, davanti ai miei occhi, sono rimaste a terra 50 persone – racconta il sindaco di Brisighella, Massimiliano Pederzoli –. Si trattava di 47 studenti e tre adulti, tra cui una giovane mamma con un bambino in passeggino. Ho aspettato con loro mezz’ora, ma non è arrivato alcun pullman».
Pederzoli ha inviato una protesta formale a Rfi e alla Regione Toscana, chiedendo risposte immediate. Nella lettera, inoltrata anche ad altre istituzioni e alle forze dell’ordine territoriali, segnala anche la presenza di passeggeri senza titolo di viaggio sui bus sostitutivi, che finiscono per sottrarre posti a chi ha regolare abbonamento.
Pendolari sfiniti
La rabbia dei pendolari cresce. Già il 17 settembre, terzo giorno di scuola, il treno più utilizzato dagli studenti era stato soppresso: a Fognano solo tre ragazzi erano riusciti a salire, mentre altri 35 erano rimasti a terra. E il passaggio a livello di Pieve Tho aveva visto passare un convoglio vuoto diretto a Marradi senza fermarsi. «Che pena che fanno le ferrovie», scrive sconsolato un utente. Non mancano appelli alla responsabilità: «È giusto protestare – ha commentato un cittadino – ma in modo costruttivo, rivolgendosi agli enti competenti senza disperdere energie a prendersela con chi non c’entra».
Intanto, anche lunedì 22 settembre la linea Borgo San Lorenzo–Faenza era stata sospesa per maltempo, con la sostituzione totale dei treni tramite autobus. Ma le corse straordinarie non hanno evitato ritardi e disagi. La sensazione comune è di un sistema fragile, che rischia di penalizzare in modo particolare studenti e lavoratori, i quali hanno bisogno di puntualità e affidabilità per raggiungere scuole e posti di lavoro. «Serve tornare alla normalità – chiedono i pendolari –. Non possiamo permetterci di restare a piedi ogni giorno».













