La cronaca quotidiana dei bombardamenti su popolazioni civili a Gaza e in Ucraina induce al ricordo di quando le vittime eravamo noi.

La babéna e la gvera di Armanda Capucci

Ritorna pertanto attuale  “La babéna e la gvera” , il bel libro autobiografico di Armanda Capucci, insegnante santagatese in pensione , uscito qualche anno fa (2017, edizioni Stear), quando non si parlava di guerra come oggi. Sono gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale che hanno registrato ripetuti bombardamenti sui paesi lungo la linea del fronte a ridosso dei fiumi Senio e Santerno. Sant’ Agata sul Santerno ( Sant’Egta) è stato uno di questi e la tremenda attualità dei conflitti internazionali  invita a riprendere in mano oggi questo libro che ben si presta a descrivere la tragedia vissuta dalla popolazione. Vi troviamo il piccolo mondo di una numerosa famiglia contadina precipitata nel vortice della guerra e della grande Storia dal settembre 1943 ad aprile 1945. L’autrice, classe 1940, all’ epoca ha quasi cinque anni ma i ricordi sono  vivi e nitidi grazie al diario tenuto dalla sorella maggiore Marta (1929).

L’ospitalità a tedeschi e sfollati

E’ il tipico mondo di campagna dove tutti si conoscono, ogni famiglia ha un soprannome, le strade non sono asfaltate e si parla solo dialetto che non impedisce di comunicare con i soldati tedeschi che hanno occupato parte della casa e con cui si è costretti a convivere. Fondamentale instaurare  un buon rapporto . Dopo la guerra due di loro torneranno a salutare e …ringraziare. Prodromi della futura Unione europea. Il carismatico capofamiglia, Tomaso Capucci, padre dell’autrice, l’azdor,  non nega l’ospitalità anche ad amici  sfollati dal centro di Lugo , ritenuto più pericoloso. La casa con la stalla è piena come un uovo e vi convivono più di venti persone. Ospita anche il rifugio, essenziale per proteggersi dalle granate durante i bombardamenti. Si convive alla buona, uomini, donne e bambini, e si condivide tutto, in particolare lo scarso cibo. Un vero microcosmo dove avverrà persino un parto. Il libro racconta con dovizia di particolari anche la vita e le disgrazie dei vicini e degli altri santagatesi tra malattie, ferite mal curate, morti per le schegge delle granate e varie privazioni. Spesso si doveva rinunciare ai funerali ed i malati gravi si portavano all’ospedale di Massa Lombarda con un carretto. Questo clima cupo  durò più di un anno e mezzo fino alla primavera del |’45 quando avvenne la liberazione da parte di truppe provenienti al seguito dell’ VIII armata inglese dalla Nuova Zelanda, esattamente dall’altra parte del mondo.  Un anticipo di globalizzazione. Sant’Agata conobbe un diluvio di fuoco con ben tre bombardamenti dei B 24 americani, di cui uno a tappeto. Nel libro traspare un senso di pietas, anche per i caduti tedeschi, nel descrivere dettagliatamente le vicende di questa comunità che seppe trovare nella solidarietà contadina il modo di sopravvivere alle miserie della guerra. Di più. Aleggia nel ricordo uno spirito elegiaco alla “Spoon river” che avvolge  i protagonisti (quasi tutti scomparsi ma elencati  meticolosamente nell’indice) di questo racconto che assume un tono corale. C’è modo anche per ricordare, grazie ad una scheda integrativa dello storico Giovanni Baldini,  l’eccidio di una famiglia di repubblichini (i Lozzi) in pieno clima di guerra civile in cui avverrà anche lo sterminio delle vicine famiglie Baffè-Foletti. Il libro è una testimonianza imprescindibile per gli storici non solo  locali  rappresentando uno spaccato antropologico della società contadina dell’ epoca. Con un uso sapiente e costante del dialetto che, a a partire dal titolo, dà sapore e colore al racconto, particolarmente nei dialoghi. Utilissimo per le scuole poiché riflette il punto di vista di una bambina  di fronte agli eventi storici. Con un corredo di efficaci foto d’epoca che ricreano l’atmosfera del tempo. Merita una rilettura nell’agostano otium litterarum, poiché come ricorda nella bella  prefazione il maestro Antonio  Taglioni “la memoria è una fiaccola accesa”. Chapeau!

Angelo  Ravaglia (Università popolare di Romagna)