La Consulta comunale della bicicletta nasce nel 2021 come organismo consultivo del comune di Faenza, con l’obiettivo di promuovere la mobilità ciclabile e sostenibile. Secondo il regolamento, raccoglie rappresentanti di associazioni come Fiab, Legambiente, Progetto sicurezza, Pro Loco, Capirione, mobility manager scolastici e aziendali, ecc. «Nonostante le buone intenzioni, per i primi anni la Consulta è rimasta ai margini del dibattito pubblico e amministrativo – raccontano alcuni componenti della Consulta -. I progetti presentati non hanno ricevuto sufficiente attenzione, e la mancanza di tecnici al suo interno ha reso difficile incidere sulle scelte urbanistiche. Alcuni membri erano sul punto di abbandonare, ma hanno resistito grazie alla convinzione che la partecipazione fosse il cuore del cambiamento». Nel 2023, la partecipazione della Consulta al progetto europeo UrbAtik Connected ha segnato una svolta. Il confronto con le esperienze di nove città europee ha portato nuove idee e buone pratiche, ma soprattutto ha creato un contatto diretto con i tecnici del Politecnico di Torino, che hanno introdotto un metodo di lavoro più strutturato e partecipativo.
Da lì è nata una collaborazione più stretta con l’Ufficio mobilità del Comune, che ha iniziato a prendere sul serio le proposte della Consulta. Gli incontri si sono trasformati in laboratori tematici, con gruppi di lavoro, report condivisi e un approccio meno formale e più efficace.
Il Biciplan
Il Biciplan, presentato nel 2024, è considerato da molti membri della Consulta una diretta conseguenza del loro lavoro.
I primi tre incontri pubblici del Biciplan hanno avuto una partecipazione sorprendente, con cittadini coinvolti in analisi delle criticità e proposte di soluzioni. Sono emerse problematiche come: la mancanza di piste ciclabili nella zona sud della città, l’inadeguatezza di attraversamenti come quelli in via Fornarina, progetti poco utili o incompleti come via Garibaldi, via Lapi e via Piero della Francesca.
La Consulta, però, non è sempre stata coinvolta nella progettazione di queste opere, e spesso ha scoperto i progetti solo a posteriori, ma continua comunque a essere da stimolo e a sognare una nuova idea di città. Tra le proposte più interessanti emerse: la creazione di una ciclo-officina comunale, per il noleggio e la riparazione di bici, soprattutto per studenti e lavoratori fuorisede; la promozione del cicloturismo lento e contemplativo, per valorizzare il territorio faentino e nuove soluzioni di mobilità integrata e green.
«Verso il futuro: serve più ascolto – le parole di Cristian Balducci della ProLoco e Giorgio della Valle di Legambiente – Il Pums 2030 ha obiettivi ambiziosi, ma la strada è ancora lunga. Serve uscire dai palazzi e parlare con chi la città la vive in bici ogni giorno.
La Consulta chiede più trasparenza, più confronto e la possibilità di vedere i progetti prima che vengano realizzati. Forse è tempo di “rivedere lo statuto” della Consulta, aprirla a nuovi membri e rafforzarne il ruolo. Perché la bicicletta non è solo un mezzo di trasporto: è uno strumento di cambiamento urbano, sociale e culturale» concludono.
Jacopo Cavina














