Nel pomeriggio di sabato 20 settembre il tratto di via Fratelli Rosselli che incrocia via Galli verrà chiuso al traffico. Solo pedoni e bici potranno passare e sperimentare il lavoro dei vari incontri tra le autorità, la consulta della bicicletta e cittadini; incontri laboratoriali fatti nell’ambito del progetto Biciplan. Sarà un’occasione per comprendere meglio e nel concreto questa iniziativa, cosa porterà nei prossimi mesi e perché era così necessaria. Si potrà parlare con i volontari che hanno partecipato alla stesura del documento finale, si potranno provare nel pratico le varie soluzioni ciclabili e ciclopedonali e si avrà l’occasione di dare il proprio contributo, su un tema importante e vicino a tutti. Ma cos’è questo Biciplan? «È un documento di programmazione e di analisi della città, che non era obbligatorio secondo legge – spiega l’assessore alla Mobilità, Luca Ortolani – ma su cui il comune ha deciso di puntare e di investire. È un documento specializzato sul tema della rete ciclabile che ha origine dal Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile), nel quale mancava però una parte che andasse ad analizzare le criticità e che iniziasse a elaborare un programma di interventi necessari». E continua: «ha come obiettivi migliorare la sicurezza stradale per i ciclisti, promuovere la mobilità sostenibile, ridurre l’inquinamento, sia acustico che atmosferico, e soprattutto incentivare i cittadini all’uso della bici come mezzo di trasporto sostenibile». Questo progetto ha visto la collaborazione di varie realtà, dal Comune alla Consulta della bicicletta fino a privati cittadini, con la collaborazione esterna del Politecnico di Torino (dipartimento di Scienze, progetto e politiche del territorio). Insomma, un’opportunità per chiunque di poter partecipare e dare il proprio contributo a un progetto che ridisegnerà i percorsi ciclabili cittadini. «Il Politecnico è stato un partner fondamentale in questo viaggio – raccontano Cristian Balducci della Proloco e Giorgio Della Valle di Legambiente, entrambi membri della Consulta della Bicicletta -. Chiaramente non conoscevano il territorio faentino nei dettagli, ma il loro metodo di analisi e le loro conoscenze si sono rivelate uno strumento necessario per la buona riuscita di questo lavoro». La Consulta della Bicicletta è un organo istituzionale istituito nel 2021, fortemente voluto dal Comune, come strumento di dialogo tra l’amministrazione e le tante realtà locali per cui la bici e la mobilità sostenibile è una priorità.
Il percorso partecipativo
La collaborazione tra tutte queste realtà si è concretizzata in nove incontri svoltisi tra marzo e luglio 2025 nelle sale di Faventia Sales e del Centro sociale Borgo. Questi incontri laboratoriali (a libera partecipazione di chiunque) avevano lo scopo di creare una mappatura delle ciclabili faentine e analizzarne le criticità e in un secondo momento di coprogettare il tratto sperimentale di via Fratelli Rosselli.
«Si è lavorato molto a piccoli gruppi, lavorando su tematiche diverse, trovando le criticità e proponendo soluzioni concrete, condividendo e confrontandosi con tutti alla fine; questo nei primi incontri. Nella seconda fase di incontri, quelli in Borgo per capirci, siamo andati più nel reale e concreto, andando nelle strade e parlando con le persone mentre camminavamo nei tratti ciclopedonali, per esempio in via Fratelli Rosselli – spiegano Balducci e Della Valle -. La partecipazione è stata molto buona nella prima parte ai Salesiani, non ce lo aspettavamo. In Borgo, forse perché si svolgevano nei sabato mattina di maggio, c’è stata meno presenza, ma comunque nel complesso è stata una bellissima occasione di confronto» concludono.
Le criticità emerse
Dopo mesi di lavoro che conclusioni sono state tratte? Sulla mobilità sostenibile la nostra città ha delle grandi eccellenze nazionali come il Bike to work e il Piedibus, che il Comune vorrebbe continuare e potenziare, per esempio creando zone di sosta e attesa migliori e più funzionali per i bambini e accompagnatori del Piedibus. Tra l’altro, queste eccellenze hanno permesso di vincere bandi regionali e ottenere fondi che poi verranno usati anche per il Biciplan, ha raccontato l’assessore. A Faenza, però, di tratti di piste ciclabili ne sono stati fatti tanti, ma tutti molto sparsi e frammentati per tutta la città, fatti in tempi diversi e quindi con stili diversi. La varietà è tanta e la discontinuità è troppa e spesso si vedono bici sulle strada e non sulle piste, in particolare per la poca cura delle stesse. Legambiente e Fiab pubblicano aggiornamenti puntuali sulla situazione delle ciclabili cittadine, evidenziandone le criticità. Tra queste indubbiamente la zona sud è poco servita e via Lapi (per ora) ne è sprovvista, anche se è in programma; quella di corso Garibaldi, dopo le tante critiche sulla questione «alberelli e pallini gialli scivolosi», resta anche ora una parte critica; quella in via Fornarina, nonostante sia relativamente nuova, si conferma scomoda e con tratti (come gli attraversamenti) pericolosi e la recente in via Piero della Francesca sembra un’isola in mezzo al mare scollegata da tutto. «A Faenza i presupposti ci sono, e gli esempi vicini sono tanti. Imola per esempio è molto più bike friendly, facendo il giro della città in bici non siamo mai scesi una volta, mentre a Faenza abbiamo dovuto farlo ben 27 volte. Gli attraversamenti ciclopedonali sono un esempio lampante, ma non sono l’unico problema», dice Giorgio Della Valle. La speranza è che i frutti redatti dal documento finale del Biciplan (e quelli indicati dal Pums in generale), siano solo l’inizio di un percorso che renda la città più virtuosa e sicura per tutti.
Jacopo Cavina














