Il Comitato Borgo Alluvionato, che riunisce circa 400 famiglie faentine colpite dall’alluvione, ha reso nota la propria preoccupazione per la presenza di alcuni tratti arginali del Lamone che risultano più bassi rispetto ad altri. La segnalazione è stata formalizzata alla Regione Emilia-Romagna lo scorso 8 agosto, ma ad oggi i lavori promessi non sono ancora stati avviati.

Le criticità emerse

Nei mesi scorsi diversi cittadini avevano fatto pervenire al Comitato segnalazioni circa la presenza, nella parte cittadina del Lamone, di tratti di argine ribassati, le cosiddette “corde molli”.

Dopo aver richiesto chiarimenti a Comune e Regione – ricevendo risposte giudicate troppo generiche – il Comitato si è rivolto a un ingegnere specializzato in rilievi topografici, progettazione e modellazione idraulica.

Attraverso l’utilizzo di un drone LIDAR e di un software dedicato, è stato elaborato un modello tridimensionale che ha confermato la presenza di punti critici, ovvero argini effettivamente più bassi, in particolare lungo via Cimatti e nella zona di via De Gasperi.

La promessa della “democrazia idraulica”

La situazione è stata segnalata ufficialmente alla Regione Emilia-Romagna, competente in materia fluviale. “La Regione – dichiarano dal Comitato – aveva annunciato interventi per uniformare le quote arginali del Lamone all’interno della città, così da evitare che ci siano aree più esposte al rischio esondazione rispetto ad altre. In pratica un’operazione di “democrazia idraulica”, affinché non ci siano zone della città che vengano penalizzate da argini più bassi.”

L’attesa degli interventi

Ad oltre tre mesi però dalle prime segnalazioni e richieste di chiarimenti e ad un anno dall’alluvione del settembre 2024, il Comitato evidenzia come il Comune di Faenza si stia ora attivando per avviare studi e indagini. lavori concreti non siano ancora partiti.

«I lavori però non sono ancora partiti e dunque quella della democrazia idraulica – conclude il Comitato – rimane, per il momento, solo una promessa».