Nell’allegra cornice di Borg’in Festa, la comunità della parrocchia di Sant’Antonino si è ritrovata il 13 settembre scorso per celebrare non solo un momento di convivialità, ma anche per rendere omaggio a chi, negli anni, ha contribuito con discrezione e impegno alla vita del Borgo. La VI edizione del premio “Il borghigiano che viene da lontano” ha visto protagonisti Grazia e Ilario Ferrini, coppia unita nella vita e nel servizio alla parrocchia, che ha ricevuto come riconoscimento una suggestiva immagine della Porta delle Chiavi.
Grazia e Ilario sono arrivati ad abitare in Borgo nel 1981 e da qualche anno si sono trasferiti sempre a Faenza, ma “al di là del Lamone” perché avevano necessità per motivi familiari di un appartamento al piano terra. Eppure, come hanno raccontato con emozione, il cuore è rimasto sempre a Sant’Antonino: “Siamo ancora di qui, perché questa è la nostra comunità”, ci confida Grazia, 73 anni.
Dal catechismo all’aiuto in parrocchia fino al servizio alla Casa Cimatti
Il loro percorso parla di fedeltà e di servizio silenzioso. Grazia, a partire dagli anni Novanta, con don Germano, ha svolto con passione il ruolo di catechista, seguendo intere generazioni di bambini fino al sacramento della Cresima. Con alcuni di loro si è trovata di recente a festeggiare la classe di catechismo in occasione dei trent’anni dei propri alunni. Non solo: con don Marco Ferrini dal 2014 circa ha dato vita a una preziosa iniziativa alla residenza per anziani Casa Cimatti, portando i bambini del catechismo a far visita agli ospiti della struttura, creando così un ponte speciale tra le generazioni. “Era una ventata di allegria – ricorda con un velo di nostalgia – un’esperienza che purtroppo si è interrotta con il Covid, e che oggi mi manca molto, anche se a livello personale riesco a portarla avanti con l’associazione Avulss”.
Accanto a lei, Ilario, artigiano per 47 anni, proveniente da Marradi, ha messo a disposizione le sue mani esperte per mille necessità della parrocchia: dalla cura della Ca’ Garlena alla manutenzione quotidiana degli spazi, sempre pronto a risolvere i piccoli grandi problemi che richiedevano concretezza e dedizione. “Mi chiamavano sempre: se c’era una porta da sistemare o una lampadina da cambiare, arrivavo io”, racconta sorridendo.
Il premio è arrivato come una sorpresa inaspettata, accolta con emozione. “Non pensavo che qualcuno si fosse accorto del nostro impegno – dice Grazia – per questo la gratitudine che abbiamo ricevuto è stata ancora più grande”. E Ilario aggiunge: “Quando non te l’aspetti, fa ancora più piacere: significa che quello che hai fatto non è andato perso”.
La comunità di Sant’Antonino, con questo riconoscimento, ha voluto dire grazie a due persone che hanno incarnato lo spirito del Borgo: un servizio silenzioso, ma tenace, fatto di piccoli gesti che hanno costruito legami, amicizia e senso di appartenenza.
Idalgo Baldoni














